“Professori volanti” alla Liuc: “Più spazio all’istruzione tecnica e professionale”

Partito il master Helicopter & Airplane: scuola e aerospaziale si vengono incontro. Il settore ha necessità di diplomati da mettere al lavoro, mentre le scelte di ragazi e famiglie continuano a premiare i licei

Un nuovo corso di formazione e aggiornamento per i docenti degli istituti tecnici ad indirizzo aeronautico, meccanico ed elettronico (ITIS e IPSIA): è il Minimaster Helicopter & Airplane avviato oggi, mercoledì 26 gennaio, dall’Università Cattaneo-Liuc di Castellanza, presenti i vertici del settore e del mondo dell’istruzione. Con la firma del protocollo d’intesa tra Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, Confindustria Lombardia e Distretto Aerospaziale Lombardo, la LIUC si fa dunque luogo di formazione e aggiornamento del corpo docente in un settore strategico per il futuro in particolare dela nostra provincia. Un futuro nel quale si auspica un rilancio d’interesse per l’istruzione tecnica e professionale, ormai da troppo tempo "ancella minore" dei licei nella mentalità corrente.
L’interesse del Distretto Aerospaziale Lombardo, fondato due anni fa, per il mondo della formazione, non nasce ieri e ha già dato vita, sempre alla LIUC, ad un master di secondo livello in Management del settore aeronautico, vera e propria fucina di nuovi talenti del settore, che al termine del corso trovano impiego con rapidità. L’iniziativa odierna sposta invece il focus sulle scuole superiori del territorio che forniranno nuove leve di tecnici al settore aeronautico: scuola e imprese si vengono incontro. Da qui, l’idea di un corso per i docenti degli istituti tecnici, che alternerà alle lezioni in aula sulla gestione delle risorse umane, la produzione e gli aspetti tecnico-gestionali del settore, delle visite all’interno delle imprese del Distretto. Un primo passo concreto di un percorso che, nelle intenzioni del Distretto Aerospaziale e dell’Ufficio Scolastico Regionale, parte da Varese per estendersi a tutto il territorio regionale con la collaborazione di Confindustria Lombardia.

L’occasione odierna ha visto una conferenza stampa nella quale è stato possibile affrontare alcuni temi concreti con Giuseppe Orsi, presidente del Distretto Aerospaziale Lombardo e ad di AgustaWestland, Andrea Taroni, rettore dell’Università Cattaneo, Roberto Polli, direttore di Confindustria Lombardia, e di Giuseppe Colosio, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale lombardo. Una visione è chiara e condivisa: più spazio all’istruzione tecnica. È un fattore prima di tutto culturale, in un paese che ha un po’ relegato gli istituti tecnci e professionali ad una sorta di nicchia. Ingeneroso visto che, come ricorda Orsi, negli anni Sessanta questo tipo di scuole non solo avevano una frequentazione di massa, ma erano all’avanguardia, e hanno "sfornato" molti dei protagonisi della vita economica e sociale della nostra terra, imprenditori e lavoratori. Oggi, rilevava Polli salutando i docenti convenuti, ancora troppo sbilanciata è la scelta di famiglie e ragazzi a favore del liceo poiuttosto che di scuole il cui scopo è fornire una preparazione valida per l’ingresso diretto nel mondo del lavoro. «Da qualche anno verifichiamo la grave asimmetria nelle richieste delle imprese, che stanno al 65,3% per diplomati isttuti tecnici mentre non superano il 6% per i diplomati dei licei». Confindustria ha colto questa discrasia potenzialmente assai grave per il futuro di interi settori, dedicandovi il progetto Teknicamente per l’orientamento dei ragazzini delle scuole medie; un progetto di cui Univa, l’associazione territoriale degli industriali varesini, è fra i partner maggiori. È necessario prospettare il vantaggio che può venire ai ragazzi, in termini di competenze spendibili, dall’apprendimento pratico, da abbinare a un contatto scuola-aziende più precoce e stretto di quanto visto fino ad anni recenti; «serve il matching fra competenze insegnate a scuola e apprese in ditta».

Giuseppe Orsi rilancia l’impegno del Distretto Aerospaziale Lombardo su due obiettivi: il supporto alle piccole e medie imprese (PMI) e un’azione forte e convinta per inserire i giovani nel mondo del lavoro. Per le PMI, «è importante che acquisiscano competenze internazionali» cita il dirigente, «e non solo come fornitori. Va garantita l’eccellenza nel settore» per formare un distretto che divenga proverbiale come la seta a Como o il software a Bangalore. Perchè si arrivi a che l’americano o il cinese medio alla voce "Varese" pensi: "aerei ed elicotteri", «agli studenti va però dato un vantaggio competitivo spendibile nel mondo. C’è una carenza qualitativa e quantitativa di giovani diplomati in Lombardia, non è colpa degli insegnanti ma di un insieme di fattori. Si deve comunicare meglio con le famiglie su importanza e vantaggi degli studi tecnici. Il mito della laurea come status symbol», il proverbiale "pezzo di carta", «continua a distorcere la nostra visione. Quando si valuterà l’università per quello che sa insegnare, quando i giovani ci andranno non "per prendere la laurea" ma "per imparare" qualcosa, avremo fatto un grosso passo avanti». Azienda e scuola sono ancora pianeti distanti, ma meno di prima. In questo quadro, cruciale è ottenere la collaborazione e l’interesse del corpo docente degli istituti. «Compito principale di tutti noi è travasare la nostra esperienza nei giovani. Il ‘saper fare’ oggi non è questione di successo, ma di sopravvivenza. Un diploma oggi non serve se accanto non c’è un saper fare» insiste Orsi, citando esemi come la città indiana di Bangalore che sforna cinquantamila ingegneri poreparatissimi l’anno. «Dobbiamo poi rendere i ragazzi in grado di andare nel mondo, a noi non serve chi non è capace di fare il perito anche in Inghilterra o in Cina, bisogna essere disponibili a giocarsi nel mondo». E dunque le lingue: l’inglese, che non è un di più ma una base di partenza indispensabile.

Una riforma che Orsi chiede è quella di poter introdurre nei Comitati tecnico-scientifici d’istituto, di recente istituzione, una persona di collegamento con il mondo produttivo; e la possibilità di modulare i programmi di studio sulla base delle necessità delle aziende. Il contatto fra i due ambiti risulta importantissimo; così come l’afflusso di un numero maggiore di ragazzi agli istituti tecnici e professionali. Ai docenti «capire cosa un’azienda può volere dai vostri studenti» a partire da questo master made in LIUC. «Noi come società del Distretto non vi lasceremo soli. Vogliamo restare i primi al mondo negli elicotteri, ci serve gente con la stessa visione, pronta fare strada con noi». Ognuno tira l’acqua al suo mulino, è vero; ma è anche questione concreta di sbocchi occupazionali. Il paese è in crisi, e seria, si riconosceva pochi giorni or sono da parte di esponenti di Confindustria stessa: può in tale quadro l’aerospaziale proporsi come settore trainante? Per Orsi la risposta è senz’altro sì, purchè si pongano le giuste condizioni. «Noi lavoriamo, testiamo, sviluppiamo laddove esistono le condizioni più favorevoli, AgustaWestland è come un albero: qui le radici, forti, ma le fronde sono ovunque nel mondo. Se i nostri ragazzi non hanno gli strumenti necessari, enteranno gli altri. Per questo è estremamente importante che siano formati in modo rispondente alla nostra ambizione». Perfezionamento continuo, mentalità aperta, conoscenza delle lingue, e anche una collaborazione della stampa che impari qualche volta a scrivere che "tecnico è bello”: questo quanto chiede Orsi a nome del Distretto.
Giuseppe Colosio, "provveditore in capo" per la Regione, fa eco: «L’istruzione tecnica non è una limitazione, tutt’altro: è proprio quella che ha fatto grande la Lombardia. Dobbiamo puntare fortemente in questa drezione, e il risultato deve essere analogo al migliore liceo. Le aziende «diventino laboratori dell’istruzione tecnica» auspica Colosio. «Va ridata energia ai bambini e ai giovani, bisogna saper ben indirizzare il loro voler fare e voler sapere: e questo possono farlo i bravi insegnanti». Perchè è proprio dai giovanissimi che si deve partire, l’orientamento guarda già alle prime medie. Colosio ribadisce l’intenzione di rafforzare l’istruzione tecnica facendola proseguire dopo i cinue anni con un «percorso tecnico superiore nelle professionai legate a realtà complesse», citando ad esempio Malpensa. Sulle lingue, se l’inglese è imprescindibile, «stiamo potenziando anche gli interventi sul cinese, c’è tanta richiesta. Bisogna saper interpretare i mutamenti della realtà, e anticiparli». E sui tagli alla scuola, tema inevitabile, si consola così: «spendiamo male e spendevamo peggio in passato, quando si espandeva la spesa non si è agito bene, è rimasto uno squilibrio enorme a livello nazionale. La Lombardia spende meno per studente rispetto al resto d’Italia ma è al di sopra della media Ocse per il rendimento. Intanto noi teniamo ancora troppe ore i ragazzi a scuola, la riforma su questo è ancora timida. Dobbiamo smettere di pensare alla scuola come custodia o asilo; è un luogo che dà competenze. Il reclutamento deglii insegnanti, poi è il più strampalato per modalità, e questo per la professione più delicata. Gli insegnanti di fatto non hanno carriera, progrediscono per anzianità. Questi sono i paradossi».

Per il rettore Taroni, infine, lo sbilanciamento fra studi umanistici e tecnici è un discorso di lunga data, ma si comincia a vedere qualche timido cambiamento. «C’è una carenza strutturale sulla matematica nel paese; vediamo intellettuale confessari senza imbarazzo la propria incompetenza in campo scientifico. Poi mi arrabbio quando si parla di fuga di cervelli. Se “fuggono” vuol dire che c’è chi li vuole, da questo punto di vista almeno il sistema dell’istruzone funziona bene, forma. C’è un elemento negativo, quello da cui fuggono (l’università statale stretta tra baronie e tagli ndr). Poi se vai vedere i fondi per la ricerca a livello europeo, quasi la metà vengono rastrellati da ricercatori italiani, operanti in Italia e non. Mi preoccuperei di come farli rientrare, di quale sia l’offerta del mondo delle imprese, di come far fruttare gli investimenti fatti, perchè il 90% di questi ragazzi viene da università statali».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 gennaio 2011
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