Quando i giornalisti “reimpaginano” la vita delle persone

La messa per il patrono della categoria, san Francesco di Sales, è stata un'occasione di riflessione sulla professione: partendo dalle parole che Monsignor Luigi Stucchi ha usato per l'ultimo saluto a Roberto Ferrario

la messa: a leggere il direttore della Prealpina Giancarlo AngeleriIl giorno dedicato a San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, è una occasione per la categoria di ritrovarsi, invece che davanti al tavolo di una conferenza stampa, di fronte a Dio.
E la Messa dedicata al patrono, che ogni anno si celebra – anche quest’anno nella cappella dell’Istituto Salesiani a Varese – è una occasione per riflettere sulla sua dignità.
Concelebrata da tre preti giornalisti, i monsignori Gilberto Donnini e Luigi Stucchi e padre Gianni, direttore di Radio Missione Francescana (nella foto, con un lettore di eccezione, il direttore della Prealpina Giancarlo Angeleri) è stata dedicata come sempre al ricordo dei colleghi scomparsi, nell’anno tre, tutti prematuramente: Roberto Ferrario, Alma Pizzi e Riccardo Prina.
E proprio dalle parole che ha usato lui stesso nell’omelia della messa che ha dato l’ultimo saluto al direttore ed editore della Prealpina è partita la riflessione del vescovo vicario monsignor Luigi Stucchi sul valore e sull’importanza educativa nella società del nostro mestiere.  «A volte certi fatti reimpaginano la vita. La cambiano radicalmente, dandole un aspetto diverso. E anche impaginare le notizie è come reimpaginare la vita delle persone. Darle più o meno importanza, usare dei titoli piuttosto che altri, sottolineare un aspetto piuttosto che un altro. Solo mettendola in una posizione invece che in un’altra, si può fare avere un destino o un altro, si può togliere o restituire dignità a una persona».

In un anno dove hanno prevalso l’effetto e le urla, «Forse qualche volta di più la nostra categoria dovrebbe domandarsi “Se avessi messo in primo piano la dignità delle persone come avrei titolato?” – ha sottolineato monsignor Stucchi – Sui valori astratti, infatti, siamo tutti d’accordo. Ma quando questi valori si tramutano in scelte o in uno stile, le cose cambiano. Ed è questa la parte che ha più bisogno di attenzione, soprattutto per i più fragili, i più indifesi nei confronti del mondo, che anche da queste cose traggono i modelli di riferimento» In un momento delicato come questo, denso di cronaca e di politica sempre al limite dello sconfinamento, la raccomandazione è più che mai necessaria.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 gennaio 2011
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