Rose bianche per i venti piccoli di Bullenhuser Damm

Un roseto della memoria anche all'ITC Tosi per commemorare una delle pagine più spregevoli ed atroci dei crimini nazisti contro gli ebrei: la sperimentazione medica sui bambini, poi uccisi

Venti rose bianche per i bimbi di Bullenhuser Damm. È stato un momento di Memoria nel più alto senso quello tenuto oggi pomeriggio all’ITC Tosi di viale Stelvio nell’ambito delle annuali commemorazioni dell’Olocausto nazista degli ebrei intorno alla data simbolo del 27 gennaio, liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica. Con la preside Nadia Cattaneo, Rossano Belloni presidente dell’Associazione Italia-Israele, il produttore Andrea Jarach, in questi giorni già impegnati in incontri e appuntamenti che con lo storico Enzo Laforgia lo hanno coinvolto nelle attività del liceo Crespi, che già aveva dedicato il suo roseto due anni fa ai piccoli; per la Provincia l’assessore Bonfanti; infine anche il sindaco Farioli ha portato un breve saluto.
Si ricordavano con le venti rose bianche simbolicamente piantumate nel cortile interno (si potrà mettere realmente a dimora solo in primavera, naturalmente) le vite stroncate di venti bambini, di famiglia ebraica, vittime della Shoah in uno dei suoi episodi più ignobili e raccapriccianti: gli esperimenti dei medici nazisti. Venti rose per ricordare i piccoli la sua terribile vicenda è narrata nel librodi Maria Pia Bernicchia "Chi vuole vedere la mamma faccia un passa avanti" . Fu esattamente questo l’ignobile statagemma usato dal dottor Mengele, il sadico "angelo della morte" di Auschwitz, per procurare venti bambini di non più di dieci anni, dieci maschietti e dieci femminucce, da spedire al "collega" Heissmeyer che "lavorava" al campo di concentramento di Neuengamme, presso Amburgo. Heissmeyer usò i bambini per atroci esperimenti in vivo sulla tubercolosi, morbo allora micidiale e ancor oggi temibile, infettandoli direttamente nelle ghiandole dei linfonodi ascellari, che poi asportava ai piccoli per le sue analisi. Quando le "cavie" non servivano più ed erano solo testimoni scomodi, tutti i bambini furono impiccati dalle SS nella scuola di Bullenhuser Damm, mentre l’esercito britannico del maresciallo Montgomery era ormai a poca distanza e il Terzo Reich agonizzava. Furono Heissmeyer e l’SS-Obersturmführer Arnold Strippel a decidere la morte dei bimbi per cancellare le prove: iniettata loro morfina, li impiccarono a ganci sui muri «come fossero quadri» (così ricordava uno degli assassini). Oggi le rose ricordano Georges-Andrè, Jacqueline, Edo, Lexie, Marek, Blumele, Lea, Sergio, W., Roman, Lelka, Surcis, Ruchla, H.,Roman, Eduard, Marek, Riwka, Eleonora, Mania, figli d’Europa stroncati dalla follia delirante del nazismo.

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Venti rose bianche all'ITC Tosi di Busto 4 di 6

«Impegnamoci tutti i giorni perchè la civiltà non regredisca» l’appello della dirigente scolastica, ad essere testimoni noi stessi, a raccogliere l’eredità di chi c’era». «Si crei una coscienza collettiva, a partire a da eccellenze scolastiche come la vostra e dalla memoria praticata» ha detto il sindaco Farioli, «perchè questi orrori non accadano mai più». Con le rose sistemate in temporanei steli di plastica per la cerimonia, sono state lette due poesie, Se questo è un uomo di Primo Levi e Liberté del francese Paul Eluard, e una canzone, la celebre Auschwitz di Francesco Guccini. È stato poi Andrea Jarach a raccontare la storia dei venti bambini, fra cui un piccolo di lingua italiana, Sergio De Simone, napoletano, nove anni al momento dell’assassinio. Catturato con i familiari, fra cui due cugine poi sopravvissute, a Fiume, nonostante una kapò che aveva preso sotto la sua protezione le cuginette avesse avvertito del rischio, Simone non aveva resistito all’appello traditore del dottor Mengele che inviatta "chi voleva rivedere la mamma" a fare un passo avanti verso la morte.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 gennaio 2011
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