Senza stranieri la Lombardia sarebbe “dimezzata”

Lo mette in evidenza una ricerca della Camera di commercio di Milano. In dieci anni mancherebbero all’appello 55 mila imprese. A Varese sono più di 5mila le realtà "straniere"

In dieci anni il sistema produttivo lombardo (ed italiano) sarebbe stato più povero senza il contributo delle imprese aperte da cittadini stranieri: in Lombardia sarebbero circa 55 mila le imprese in meno, ovvero quasi 2 imprese su 3 (60%) nuove imprese attive tra il 2000 e il 2010 (pari a 92 mila), un dato che sale a 285 mila se consideriamo l’intera Italia. Emerge da una stima della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al terzo trimestre 2010, in confronto con lo stesso periodo del 2000, relativi alle sedi di impresa secondo l’attività principale dichiarata (ditte individuali ma anche imprese con natura giuridica più complessa che aggregano più imprenditori, stranieri o italiani, intorno alla stessa attività).
Dal 2000 al 2010 le imprese controllate da cittadini stranieri sono cresciute in Lombardia del 213%, a cui si contrappone una crescita media sempre in Lombardia del 12,6%, che scende al 5,2% se consideriamo le imprese con titolari italiani. Ma chi avrebbe fatto un passo indietro nel numero di imprese, andando in negativo senza il contributo degli stranieri? Sarebbero in rosso ben otto regioni (rispetto ad una di solo 2 anni fa): il Piemonte registra ad esempio una crescita del 6,4% in dieci anni, che scenderebbe a –0,1% senza imprese straniere. Lo stesso accade per la Liguria (da +7% a –0,6%) e l’Emilia Romagna (da +5,5% a –1,4%). Devono ringraziare gli imprenditori nati all’estero anche la Basilicata, la Puglia, la Sicilia, le Marche e il Veneto. A queste si aggiungono 26 province (rispetto alle 21 del 2008) tra cui due lombarde: Cremona (+7,7% in dieci anni, ma –0,5% senza imprese straniere) e Mantova (da +5,3% a –2,6%). Tra le prime venti province in cui l’incidenza delle imprese straniere è maggiore, anche le principali città del Paese, da Roma (al secondo posto, con un apporto delle imprese straniere pari al 12,4% del totale), Firenze al terzo (10%), Torino all’ottavo (8,3%), Genova al tredicesimo (7,7%), Milano al quindicesimo (7,7%). Prima per apporto Prato, in cui le imprese straniere rappresentano ormai oltre un quinto del totale. Tra le province lombarde, prima invece Lodi (9,8%) seguita da Brescia (8%). E nei settori, il commercio in Lombardia in dieci anni sarebbe stato decisamente in discesa (-7,3%), rispetto al dato attuale sostanzialmente stabile. Allo stesso modo, la crescita del settore delle costruzioni sarebbe stata dimezzata (da +42,4% a +21,8%) (il commercio e le costruzioni sono i soli due settori direttamente confrontabili tra il 2000 e il 2010 a seguito delle modifiche avvenute sui codici ATECO).  In provincia di Varese sono 64.457 le imprese attive nel 2010, di cui 5.683 gestite da persone straniere.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 gennaio 2011
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