“Sondrio chiama Gallarate. E a noi rimane il Pgt”

Ennio Melandri, della Federazione della sinistra, critica il rimpasto di giunta e le decisioni sul Pgt votato dal PdL, il piano che regolerà la crescita della città nei prossimi anni

Riceviamo e pubblichiamo

Il Presidente della Provincia di Varese che a un anno della sua elezione si dimette per essere nominato in Parlamento a difendere i destini della Padania minacciati dalla crisi dell’Alitalia; il Sindaco del Comune di Gallarate che si dimette a sei mesi dalla fine del suo mandato per andare a dirigere l’ASL di Sondrio, forte delle sue competenze in ambito sanitario evidentemente maturate in tredici anni di gestione diretta e indiretta dell’urbanistica. Sono due facce del metodo nuovo che sta accomunando le politiche provinciali e comunali della Lega Nord e del Popolo della Libertà.

Risultati visibili: i debiti di Alitalia sono stati accollati ad una società pubblica (magari nel quadro di
una lungimirante visione federalista), l’Alitalia ha abbandonato Malpensa, il traffico aereo è sceso ai livelli di 15-20 anni fa, il lavoro degli addetti all’aeroporto è diventato sempre più precario e indifeso, e
Reguzzoni ha fatto carriera diventando capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati.
Risultati probabili: Gallarate è destinata a mesi di improvvisazione e paralisi amministrativa, anche per la reazione a catena che le improvvide dimissioni di Mucci hanno provocato all’interno della giunta, con le sostituzioni e gli allontanamenti repentini che hanno il sapore della vendetta politica. Ci auguriamo che i cittadini di Sondrio e della Valtellina non debbano scontare sulla loro pelle le conseguenze della “nuova avventura” mucciana. Dal grottesco al serio: le dimissioni di Mucci lasciano in scadenza problemi amministrativi enormi, primo dei quali il PGT. Per la Giunta del PDL il PGT, se approvato, costituirebbe il suggello a decenni di pratiche urbanistiche ed edilizie che hanno ormai irrimediabilmente compromesso il territorio comunale consegnandolo ai mai appagati appetiti della rendita fondiaria e della speculazione finanziaria: suggello e ponte verso il futuro, perché le linee guida e le scelte contenute nel piano urbanistico, per ora solo adottato dal consiglio comunale, non cambiano, anzi sono avvalorate perché collocate all’interno di scenari di sviluppo del tutto improbabili.
Per la Lega Nord il PGT assume viceversa il carattere strumentale del tema attorno cui si sviluppa il braccio di ferro sulle prossime alleanze amministrative e sulle candidature a sindaco. In altri termini, dice la Lega al PDL, la prima condizione per allearci con voi è che ritiriate il PGT e lo rimandiate al prossimo mandato, sconfessando così l’operato del vostro candidato sindaco in pectore

che da assessore all’urbanistica ne ha fatto il simbolo del suo mandato. Così il PGT diventa la cartina di tornasole per un’operazione tutta politica e di potere: silurare un candidato sindaco non gradito e magari imporne uno leghista, ammesso che Bossi (Umberto, non Massimo) nella sua imperscrutabile e infallibile astuzia non decida altrimenti. Questa è la natura vera dell’avversione della Lega al PGT, un comportamento del tutto interno ad una concezione esclusivamente di potere della politica amministrativa. Al contrario, in un momento di crisi come questo che visibilmente richiede una politica attenta ai bisogni dei cittadini, all’interesse pubblico, ai diritti comuni, un piano urbanistico come il PGT, come tutti gli altri strumenti di programmazione urbanistica e di edilizia contrattata, avrebbe potuto costituire un’occasione importante: l’occasione per ripensare il ruolo del Comune, nel presente e nel futuro, ancorandolo a bisogni reali e a scenari plausibili; l’occasione per tener finalmente in considerazione il rapporto costi-benefici che in campo urbanistico ogni intervento è destinato a comportare per i cittadini,
l’ambiente, l’identità del territorio.
E’ in quest’ottica che la Federazione della Sinistra ha presentato in tempi non sospetti
un’osservazione di metodo e di sostanza al PGT. Dopo un lungo periodo di sviluppo illimitato e senza regole, in cui si è costruito tutto e il contrario di tutto, inventando bisogni di abitazione, commercio e servizi fittizi per stare al passo con modelli di sviluppo sovradimensionati (leggi Malpensa, Expo, nuovo
del sindaco) avrebbe potuto offrire l’occasione per una giusta riflessione basata sul senso della misura,sulla qualità e non sulla quantità.L’occasione non è stata colta ed è mancato lo studio che avrebbe dovuto e dovrebbe essere la precondizione di ogni politica urbanistica che tenga nella giusta considerazione la realtà di un territorio
comunale come il nostro, limitato e compromesso oltre misura: un censimento di tutto quanto è stato costruito in questi anni e di quanto risulti inutilizzato, un censimento di quanto è in costruzione e di quanto è costruibile, un’indagine sulla provenienza delle fonti di finanziamento, un rilevamento aggiornato del trend  demografico in corso, la valutazione in prospettiva del rapporto domanda-offerta.E’ sulla base del mancato soddisfacimento di tali precondizioni che il PGT recentemente adottato in Consiglio comunale dovrebbe essere ritirato da un’Amministrazione comunale al termine del suo mandato e ormai in preda della confusione più totale.

spedale), uno strumento urbanistico come il PGT, limitato a un ambito temporale quinquennale (il piano

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 gennaio 2011
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