Spaccio a Saronno, dieci arresti

Tredici le ordinanza di custodia, di cui sette eseguite stamane; in tre erano già stati arrestati. Il pm Zappatini: "Operazione di pulizia". Alle spalle l'indagine del nucleo operativo dei carabinieri

Tredici ordinanze di custodia di cui dieci eseguite, tre a carico di persone già detenute; smantellato un articolato giro di spaccio gestito da magrebini. Questo il risultato di una operazione antidroga condotta dai carabinieri di Saronno, in particolare dal nuvleo operativo comandato dal maresciallo Carrà, in collaborazione con la Procura di Busto Arsizio (sostituto procuratore Raffella Zappatini).
In particolare, le persone ricercate erano dieci tunisini, due marocchini e un egiziano. Tutti, tranne due, erano clandestini, tutti giovani, dai 18 ai 37 anni; quasi tutti privi di fissa dimora, il che non ha semplificato il lavoro delle forze dell’ordine. Tre di loro sono irreperibili e si ritiene siano rientrati in patria da qualche tempo. Tre erano stati arrestati nei mesi scorsi (15 aprile, 11 maggio, 5 luglio), gli altri stamane in vari luoghi a Saronno e a Cesano Maderno. Cocaina, in misura minore hashish e marginalmente eroina le sostanze di cui è stato accertato lo spaccio. Non sono stati sequestrati quantitativi all’atto degli arresti di stamane.

Nell’incontro con la stampa il procuratore Francesco Dettori ha rimarcato il colpo inferto allo spaccio al dettaglio. Un reato di allarme sociale, che prospera su una richiesta costantemente alta tra la popolazione: la clientela della banda magrebina era di ogni età e condizione sociale, per tutti la dose, meno di un grammo, a 50 euro, ormai prezzo standard di mercato. E proprio la collaborazione dei clienti ha permesso di avviare l’indagine a partire da un primo arresto, avvenuto in flagranza il 15 aprile dello scorso anno ai danni di “Mimmo”, tunisino, di cui si è in seguito ricostruito un ruolo centrale di coordinamento. Ricavati validi elementi anche dal “consumatore” presente nell’occasione si è cominciato a ricostruire la rete a partire dagli intensissimi contatti telefonici. Acquisizione di tabulati telefonici e intercettazioni permettevano di chiarire il quadro dell’attività. Identificato il numero chiave dello smistamento delle richieste, quello di “Mimmo”, intraprendente ventenne tunisino domiciliato a Cesano Maderno ma che spaziava tra Saronno e Monza, si identificavano un gran numero di consumatori, alcuni appena sedicenni, che hanno offerto a loro volta elementi preziosi all’indagine dei militari.

Sui tre personaggi arrestati nei mesi scorsi pendono procedimenti separati: sono quelli via via identificati come i referenti principali, attorno a loro la rete dei “cavalli” che si spartivano il territorio per le consegne e al dettaglio. Queste avvenivano presso la stazione di Saronno, l’ex caserma dei Vigili del Fuoco, l’Isotta Fraschini, il piazzale dell’ospedale. “Operazione di pulizia, oltre che di polizia” rimarca il pm Zappatini, “abbiamo liberato il territorio da tredici persone dedite allo spaccio di droga, anche a minori, per cui è prevista un’aggravante”.
Il secondo arresto, l’11 maggio, è stato dovuto anche ad un elemento fortuito: l’aspetto fisico dello spacciatore, un marocchino di cui plurimi clienti, e in particolare una giovane, ricordavano il particolare degli occhi, di un verde intenso. Anche in base a questa indicazione una pattuglia è riuscita a fermarlo, e successivamente a identificarlo con tanto di riconoscimento. Diventava frattanto sempre più chiaro, notando qualcosa come 733 chiamate in 11 giorni fra i cellulari sequestrati, che si era di fronte a un giro di quelli grossi. Il 5 luglio un terzo fermo, a carico di un marocchino 24enne. Poi indagini attente e prolungate per identificare tutti i vari terminali dello spaccio, fino agli arresti odierni.
Il maggiore Loris Baldassarre, a capo del reparto operativo provinciale, ha lodato il lavoro investigativo di tipo tradizionale, svolto anche in borghese, oltre che con pattuglie, dagli uomini della compagnia di Saronno, al comando del capitano Giuseppe Regina. “Un lavoro certosino” e che alla fine ha pagato, portando all’arresto di personaggi che bazzicavano aree della città su cui si appuntava da tempo l’attenzione della cronaca.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 gennaio 2011
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