Speriamo che il modello Mirafiori si fermi aTorino

In piazza con la Fiom anche i lavoratori della Agusta e della Ercole Comerio spa che raccontano il loro pensiero sul referendum della Fiat

In piazza anche gli operai dell’Agusta, azienda fiore all’occhiello dell’industria aerospaziale della provincia
Perchè anche voi in piazza?
«Siamo metalmeccanici e sappiamo che questo è un momento molto difficile per tutto il mondo del lavoro. Crediamo che quello che fanno governo e Confindustria non va bene perchè sono scelte che penalizzano i lavoratori. Non è solo per la Fiat ma per tutto quello che c’è dietro che rischia di cancellare il contratto nazionale».
Ma perchè il contratto nazionale è così importante?
«Perché è una base che tutela non solo tutti i lavoratori ma anche tutte le imprese, dalla più piccola alla più grande. Poi all’interno di ciascuna azienda si può e si deve contrattare, ma il contratto nazionale è un comune denominatore di diritti per tutti».
Avete paura che il contratto partorito da Fiat possa arrivare anche da voi?
«Certo! Federmeccanica va proprio in questa direzione. Pomigliano prima, Mirafiori poi ed è inevitabile che questo arrivi a tutte le altre aziende. E’ un intento chiarissimo ed è sotto gli occhi di tutti».
Se mai arrivasse un contratto del genere da voi cosa fareste?
«Per prima cosa pretenderemmo un referendum vero e libero. Quando uno ti dice “o voti sì o io me ne vado” non c’è più la libertà».
Il governo in questo contesto come sta operando secondo lei?
«Per il lavoro malissimo. Non c’è proprio nessuna politica industriale. Lasciamo perdere il fatto che per mesi non c’è stato il ministro per le attività produttive, ma il governo in tutte queste contrattazioni si è tirato da parte e ha fatto il tifo per Confindustria. Non ha fatto nessuna scelta utile ai lavoratori e non ci sono investimenti. Non c’è nulla. Io credo che neanche il governo abbia idea di cosa fare!»

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Un delegato della Rsu (rappresentanza sindacale unitaria) della Ercole Comerio spa di Busto Arsizio racconta la situazione nella grande industria bustocca e perchè i suoi dipendenti oggi sono in sciopero

Com’è la situazione nella vostra azienda?
«La nostra è una fabbrica che a differenza di molte altre nella zona vive un momento particolarmente positivo perchè abbiamo molto lavoro e c’è anche una campagna di assunzione molto positiva».
E allora perché siete scesi in piazza anche voi?
«Noi siamo qui a manifestare perchè non vogliamo che tutto quello che è accaduto a Pomigliano e a Mirafiori si espanda a macchia d’olio in tutte le aziende metalmeccaniche. E in molte questo sta già succedendo».
Nella vostra azienda c’è questo rischio di “contagio”?
«La nostra realtà è ancora a “conduzione familiare” quindi fino a quando rimarrà così questo rischio non c’è. Abbiamo ora una mole di lavoro piuttosto sostenuta ma io sono convinto che se mai dovesse verificarsi un calo nel lavoro e se si dovesse iniziare a fare più finanza e meno lavoro, probabilmente potrebbe arrivare anche da noi.».
Quindi siete in piazza anche per impedire che questo modello possa mai affermarsi?
«Sì certo, ma il senso della nostra presenza oggi è sopratutto per solidarizzare con quei lavoratori che questi problemi li stanno vivendo già adesso».
Quali sono i punti che proprio non accettate dell’accordo?
«Con l’accordo di Mirafiori, che ha peggiorato quello di Pomigliano, vengono lesi molti diritti dei lavoratori. Questo è uno strappo fortissimo alla democrazia che non è accettabile. Ad esempio la malattia che in particolari casi non verrà più neanche pagata o il diritto allo sciopero, costituzionalmente riconosciuto, non sarà più garantito e più in generale le condizioni di lavoro peggioreranno incredibilmente. Non è così che si fanno le politiche per il lavoro!»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 gennaio 2011
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