Taroni: «Pronti alle sfide future, a partire dalla riforma Gelmini»

Il rettore dell'ateneo castellanzese traccia un bilancio di questi 20 anni e racconta un'università trasformata, fatta di meritocrazia e non (solo) di figli di industriali

L’università Carlo Cattaneo di Castellanza compie 20 anni. Solo due anni fa era diventata maggiorenne e oggi è già l’ora di festeggiare un altro traguardo.

Il rettore Andrea Taroni ha vissuto una buona parte di questa crescita dallo scranno più alto dell’ateneo e di acqua nell’Olona ne è passata tanta: «Liuc ha gli anni di una matricola quindi, dopo aver compiuto la maggiore età, si appresta a entrare nell’età della maturità – esordisce Taroni – esattamente come chi si iscrive all’università pensa che studiare vuol dire anche lavorare, così Liuc sa che ora deve fare ancora di più per entrare nel novero dei grandi atenei italiani. Ora è il momento di imboccare la direzione giusta, dopo gli anni in cui si decide cosa fare da grandi».

Liuc è nata nel 1991 come espressione della volontà dell’Unione degli Industriali della provincia di Varese e forse non si è mai tolta di dosso quell’etichetta di “ateneo per figli di papà”, cosa possiamo dire a chi continua a definirla in questo modo? «Prima di tutto che ce n’è una bella fetta – sorride il rettore – ma le cose sono cambiate, almeno da quando io sono qui e cioè dalla metà degli anni ’90. I figli di imprenditori oggi sono meno del 7% quindi possiamo sfatare il mito già con questo dato. Inoltre voglio aggiungere che per non essere l’università dei figli di papà noi abbiamo basato sulla meritocrazia, più di altri, il nostro modo di pensare. Per esempio c’è il dato degli studenti che gode di un supporto finanziario che si attesta al 10% del totale, grazie ai contributi che ogni anno vengono elargiti da fondazioni di vario genere, associazioni e che, in parte, rimpinguiamo con fondi nostri. Ai migliori diplomati che vogliono studiare qui scontiamo il 50% delle tasse universitarie e questa riduzione viene mantenuta se lo studente ha una media esami che merita questa attenzione. In questo senso abbiamo anticipato anche la riforma Gelmini».

A proposito di riforma Gelmini, un commento da rettore di un università privata: «Ci tocca solo per quanto riguarda i principi generali, ai quali siamo vincolati, ma porterà conseguenze anche sulla gestione quotidiana. A titolo di esempio vorrei citare i cambiamenti in materia di reclutamento dei docenti: dal 29 gennaio non ci saranno più i concorsi ma le idoneità nazionali. Questo cambiamento potrà essere positivo solo se l’etica tornerà ad essere il principio cardine con il quale verranno gestite queste graduatorie. Certamente i concorsi nazionali hanno paralizzato la mobilità dei professori e non hanno brillato per trasparenza».

Come ha interpretato il ritorno in piazza degli studenti che si sono opposti a questa riforma? «Credo che si sia trattato di una reazione psicologica, se possiamo definirla così – continua Taroni – nel senso che è stato sbagliato l’obiettivo. Il problema non era la riforma in sé, che invece ha il merito di aver costretto il governo a trovare altri quattrini, ma tutta la serie di tagli che sono stati fatti negli anni precedenti. La riforma ha, invece, introdotto elementi di meritocrazia e ha rimediato ad una grande ingiustizia trovando i fondi per i professori di seconda fascia. Per quanto riguarda gli elementi esterni nei consigli di amministrazione credo che non sia il male assoluto, anche perchè ci sono già e non mi sembra che sia crollato il sistema pubblico. Infine vorrei sottolineare che la riforma sarà positiva solo quando verranno scritti e approvati i 49 decreti attuativi che dovranno farla funzionare entro quest’anno, altrimenti sarà solo una scatola vuota».

L’arrivo, lunedì, del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia per i vent’anni cosa significa? «Prima di tutto voglio dire che sono felice che abbia accettato l’invito e che il suo arrivo rafforza ulteriormente il legame tra università e mondo del lavoro – conclude Taroni – d’altra parte questo ateneo è nato per volontà della sezione provinciale dell’Unione degli Industriali proprio per questo motivo».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 gennaio 2011
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