Tettamanzi sferza i giornalisti: “Non rassegniamoci”

Nell'incontro con la stampa in occasione della festa di S. Francesco di Sales, il Cardinale invita la stampa ad alzare lo sguardo oltre, sostituendosi alla politica

 Riportiamo alcuni stralci dell’intervento che ieri, sabato 29 gennaio, il Cardinale Dionigi tettamanzi ha fatto nel corso di un incontro con i giornalisti per i festeggiamenti di san Francesco di sales, patrono della stampa. L’intervento è ripreso dal portale della Chiesa di Milano


La riflessione dell’Arcivescovo (“La scelta della responsabilità”) è partita da una constatazione: i mezzi di comunicazione presentano «un Paese che sembra preda di un litigio isterico permanente. Personalizzazione, esasperazione, drammatizzazione, contrapposizione sono il “sale” con il quale si tenta di dare sapore a una realtà che, altrimenti, si ritiene destinata all’inevidenza». Tutto ciò provoca nell’opinione pubblica reazioni che vanno dall’«ansia» alla «anestetizzazione» davanti ai fatti, dallo «straniamento dalla realtà» alla rassegnazione alla mediocrità, ma anche «all’eccessiva enfasi che è data a ciò che nel Paese non funziona».

 «È importante che i media svolgano anche questa funzione di denuncia, ma occorre porgere queste notizie con responsabilità, così che non appaia che nulla funziona, che tutto è corrotto, che la situazione è irreparabile».

Un quadro che accresce le responsabilità dell’informazione: «Dai mezzi di comunicazione emerge una classe politica che tende a mettere al centro della propria azione le vicende personali dei suoi più diversi protagonisti. Certo, nessuno chiede di tacere episodi, fatti, denunce, indagini che riguardano quanti sono chiamati ad animare e guidare il Paese e dai quali tutti attendono esemplarità, nel pubblico e nel privato. Ma giornali e tv contribuiscono davvero a costruire e a promuovere la pubblica opinione, quando si lasciano contagiare dal clima avvelenato e violento causato da una politica che dimentica o sottovaluta i bisogni reali e concreti delle persone?». Quindi, «non si tacciano gli scandali (veri o presunti), ma l’informazione non può, non deve esaurirsi al racconto di scandali».

«testimoniare la verità significa inserire i fatti della realtà in un più ampio contesto, gli episodi in un orizzonte di senso», permettere «alle persone di accedere alla verità complessiva, più grande: di quel determinato evento, della realtà che sta vivendo, del momento storico che si sta attraversando, della propria esistenza». È di questo che «ha bisogno il Paese»: «Rispetto ai fatti della cronaca c’è un “oltre” verso il quale dobbiamo aiutare lettori e spettatori ad alzare lo sguardo. La politica pare che stia abdicando a questa responsabilità: non lo deve fare chi vuole essere un comunicatore veramente libero, chi vuole restare fedele al proprio mestiere, chi vuole essere un giornalista responsabile».

«Ci sono modelli alternativi di vita da raccontare. Ci sono persone e comunità che attendono di essere narrate perché hanno intuizioni, progettano, studiano, lavorano, conseguono successi… Mostriamo il Paese che “ce la fa”, l’azione di quanti operano per uscire dalla crisi morale, sociale, politica, economica… Non serve creare ingenue rubriche di buone notizie, ma recuperare passione per la vita reale della gente, aiutarla a ripartire, sostenerla nel suo darsi da fare… Torniamo a guardare alla possibilità di un futuro migliore… Non rassegniamoci!».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 gennaio 2011
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