Via Gaggio vive. Per quanto ancora?

Un anno dopo, la mobilitazione del comitato contro la terza pista continua. Obiettivo 2011 la costituzione dell'Ecomuseo. Il Comune al fianco del comitato critica Sea e il suo contratto di progetto con Enac: troppo poco il tempo per le osservazioni

via gaggioTutto partì esattamente un anno fa con un video, una simpatica chiacchierata in mezzo a un bosco tra Roberto Vielmi e un ex amministatore comunale come Donato Brognara. E il comitato per la salvezza di via Gaggio "fu".  Anzi, è: la mobilitazione è vivissima, e visto che Sea dall’orecchio del no alla terza pista proprio non ci sente, proseguirà con fermezza. Si è fatto il punto stamane presso la biblioteca civica di Lonate Pozzolo, dove si è potuto constatare il buon accordo vigente tra il comitato, rappresentanto da Walter Girardi, già assessore al verde, e l’amministrazione Gelosa per la quale era presente l’assessore Giancarlo Simontacchi.
«Nelle classifiche del censimento Fai I Luoghi del Cuore abbiamo ottenuto risultati insperati» rileva Girardi, «soprattutto per essere partiti come i classici "quattro amici al bar". Invece eccoci come 62esimo sito nazionale più votato tra 14.544, e il settimo per voti ricevuti via Internet, lasciando indietro il Duomo di Milano o il Colosseo…» E tuttavia, «ciò che non è ancora passato è la situazione unica del bosco del Gaggio, che davvero rischia fisicamente di sparire», non è genericamente un bene da preservare dal degrado. Graditissima e inattesa è giunta a risposta della sede romana dell’Unesco  all’appello del comitato, "girato" per conoscenza al ministero dell’Ambiente. Quanto alla raccolta firme, il numero esatto ancora non c’è (conteggi e controllio in corso) ma si è sui tremila; presto si lancerà anche una petizione online. L’impegno del Comitato in questo attivissimo 2010 è stato encomiabile: otre 100 gazebo nelle piazze, non solo di Lonate – anche le vicine Vanzaghello e Nosate sono state asensibilizzate, a partire dalle amministrazioni comunali. Sono state organizzate cinque camminate collettive, «molto ben riuscita quella in notturna»; poi il Campo Gaggio, presidio in tenda, e ancora serate con musica e poesia, la partecipazione a vari convegni come relatori, e via elencando iniziative. L’amministrazione Gelosa ha accolto gli stimoli del comitato lodandone la volontà di ricorrere a strumenti sempre nuovi per il coinvolgimento della cittadinanza e non solo, apprezzando "compostezza, solarità, goia, e amore verso il territorio" di quanti hanno preso parte alle pubbliche manifestazioni. Che lungi dal trasformarsi in momenti di divisione politicizzata hanno mostrato un’unità lonatese a difesa del patrimonio verde minacciato dai piani di Sea, entrata in possesso dell’area del gaggio in precedenza e per anni usata come terreno per esercitazioni militari. La strada del Gaggio poi riaperta dai volontari negli anni novanta ha creato un luogo di valore ambientale fruibile, e posto una vera lina del Piave sulla futura espansione dell’aeroporto.

C’è poi il capitolo dell’Ecomuseo del Gaggio, ente che si andrà a creare sulla base della legislazione regionale, che lo consente, e del caso supporta, per ulteriormente valorizzare l’area. L’intero consiglio comunale ha approvato senza riserve l’iniziativa, ricordo l’assessore Simontacchi,c he si è reso disponibile, ove servisse, ad accompagnare i membri del comitato nei loro andirivieni dalla Regione a Milano. Entro il 30 giugno 2011 si formalizzerà l’associazione che sosterrà l’Ecomuseo, come realtà distinta dal comitato di via Gaggio; iso facto l’comuseo risulterà esistente. Si punterà in seguito ad aderire al bando regionale per il riconoscimento degli ecomusei previsto nel 2013.  Si spera che aderiscano anche altre amministrazioni, e i nomi in prima fila sono sempre Nosate e Vanzaghello, ma non ci si pongono limiti.

Piuttosto, da qui al 2013 cosa accadrà? Il contratto di progetto fra Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile, e Sea, la SpA a guida meneghina che controlla Malpensa, Linate e Orio al Serio, punta dritto alla terza pista. «C’è grande amarezza» storce la bocca Simontacchi «il contratto, al di là degli obiettivi unilaterali, contiene una mole enorme di documenti. E quanto tempo ci danno per le osservazioni? Fino al 5 febbraio, c’è da restare allibiti. Noi dovremmo studiare le carte, convocare riunioni congiunte con il CUV (che riunisce i Comuni dell’area Malpensa ndr), inviare osservazioni comuni e condivise… Invece l’8 febbraio al Terminal 1 Sea presenterà il contratto, poi darà altro "tempo" per osservazioni: non più di dieci giorni. Io stesso di questi sviluppi ho saputo solo negli ultimi giorni». L’indignazione dell’assessore è sincera. «Loro stessi, si può leggere in una relazione, ammettono che solo tra alcuni anni si potrà tornare ai livelli di traffico del 2007, ai 24 milioni di passeggeri, al massimo aumentandoli di un 5%»; erano le prospettive di crescita, non va dimenticato, a fare da stimolo alla richiesta di una terza pista, e lo studio del MITRE di Washington parlava di almeno 30 milioni di passeggeri: oggi siamo a quota 18,7 (dati 2010). «C’è premura» constata Simontacchi.

C’è poi il versante degli studi sull’inquinamento atmosferico e in modo specifico quello prodotto dalla combustione dei carburanti pe aeromobili. «La sentenza Quintavalle sarà nulla di fronte a ciò che ermegerà da Casorate Sempione», dove si è provveduto nel 2010 a mettere in atto miusurazioni mirate a cogliere le sostanze prodotte dai motori degli aerei in decollo, con apposite "trappole passive" al suolo, in cerca di PM10 e 2,5 (polveri sottili e ultrasottili), benzene, e Casorate chide un esame specifico anche del naftalene. Simontacchi si è rivolto ad Arpa, chiedendo di allargare i controlli dall’interno all’esterno dell’aeroporto, e facendo presente che anche le stesse emissioni elettromagnetiche dei radar andrebbero monitorate. «Gli esausti dei carburanti per aerei contengono sostanze che chiaramente sono cancerogene, lo dicono studi scientifici» ribadisce Walter Girardi, «e dieci anni fa si rideva quando noi ambientalisti dicevamo che Malpensa inquina. Ora Sea arriva a smentire se stessa: il mastr plan citava l’avvio della fase di valutazione d’impato ambientale (VIA) la scorsa primavera, siamo a gennaio e non se ne parla; in compenso ora il contratto di progetto dà per scontata la terza pista, senza prevdere alcuna partecipazione dei soggetti locali e senza considerare la procedura di VIA, come dire che questa non interessa proprio, quando invece deve precedere non la realizzazione, ma l’autorizzazione di un intervento come la terza pista dell’aeroporto. Addirittura in una tabella hanno già calcolato i costi della delocalizzazione, quando ancora non sappiamo quelli definitivi per il rione Moncucco qui a Lonate».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 gennaio 2011
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