Vuoi la cittadinanza italiana? Vai a colloquio con il sindaco

Nuova prassi in Comune: chi avrà i requisiti sarà chiamato anche nell'ufficio di Massimo Bossi. "Un incontro personale, non burocratico" per verificare la situazione di vita degli stranieri

Gli stranieri che diventano cittadini italiani dovranno passare dall’ufficio del sindaco: il vicesindaco Massimo Bossi – che ha le funzioni di primo cittadino alle prossime elezioni – ha inaugurato nei giorni scorsi i colloqui personali con gli stranieri che, maturati i requisiti per la cittadinanza, vedono approvata la loro richiesta. In questo modo si vuole avere una conoscenza più diretta tra istituzioni e persone, con positive ripercussioni nella prevenzione del disagio sociale, nella segnalazione agli organi competenti (come Servizi Sociali e Terzo Settore) di situazioni meritevoli di monitoraggio o di veri e propri interventi, nella promozione della sicurezza e della legalità. Nel corso del colloquio, il vicesindaco può conoscere la persona, le sue abitudini, le sue difficoltà e speranze, in modo da facilitare l’ingresso nella comunità, fornendo eventuale, tempestivo orientamento per affrontare bisogni di ordine sociale, economico, familiare. Gli è, inoltre, possibile verificare la padronanza della lingua italiana e, se necessario, suggerire la partecipazione a corsi di alfabetizzazione. Ancora, l’incontro può fornire utili indicazioni sul paese d’origine (quindi su cultura e religione di appartenenza), sulla situazione lavorativa, reddituale e abitativa, sulle condizioni familiari, in particolare per quanto concerne l’inserimento scolastico dei figli, sul rapporto con realtà di appoggio come Caritas, San Vincenzo e simili.
«Ovviamente – spiega il vicesindaco – non ho la pretesa di sostituirmi al personale dei Servizi Sociali o delle associazioni impegnate nel volontariato. Sono, inoltre, consapevole che chi ottiene la cittadinanza italiana spesso, ma non sempre, è già avviato in modo relativamente sicuro lungo il suo percorso di integrazione. Credo, però, che da parte del primo cittadino, e io al momento sto svolgendo esattamente tale funzione, occorra avere anche una percezione diretta di dinamiche sociali che possono avere forti ripercussioni sulla comunità. Sulla scorta dei primi colloqui, inoltre, mi sono convinto che questa iniziativa si carichi di un valore aggiunto. Credo, infatti, che un incontro personale, non puramente burocratico, di un rappresentante delle istituzioni con i nuovi cittadini italiani possa risultare responsabilizzante per questi ultimi». Le domande di cittadinanza sono presentate alla Prefettura, tranne che per i minori che hanno vissuto continuativamente in Italia dalla nascita, che si presentano in Comune.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 gennaio 2011
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