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Gallarate/Malpensa

“Fu una vittima delle Bestie di Satana, ha diritto di rifarsi una vita”

Il padre di Mariangela Pezzotta, massacrata nel gennaio 2004 da Andrea Volpe e dalla Ballarin, dà una possibilità di riscatto alla ragazza, che da qualche mese può uscire dal carcere per andare all'Università

«Non dimentico nulla, ma Elisabetta ha tutto il diritto di ricostruirsi una vita». L’Elisabetta in questione è Elisabetta Ballarin e a parlare è Silvio Pezzotta, padre di Mariangela, massacrata dalle Bestie di Satana nel gennaio 2004 nei boschi vicini a Somma Lombardo: nel folle gruppo c’era anche la Ballarin, condannata a 24 anni e 3 mesi. Oggi, sette anni dopo, la giovane 25enne ha cominciato ad uscire quattro giorni alla settimana dal carcere di Verziano per seguire le lezioni di Restauro all’Università di Brescia.
 
Per Silvio Pezzotta non è facile affrontare l’argomento, ma lo fa con una lucidità e una forza d’animo ammirevoli: «Bisogna affrontare le cose senza isterismi, odi o rancori – spiega -. Io sono un padre e posso immaginare a 16 anni quanto si è deboli e plasmabili. Ho detto più volte che Elisabetta è stata plagiata, i giudici l’hanno vista in un altro modo e non posso fare altro che accettarlo, ma credo che abbia il diritto di ricostruirsi una vita». La figlia di Silvio Pezzotta fu uccisa dal suo ex fidanzato Andrea Volpe, capo della setta satanica Bestie di Satana, colpita con un colpo di pistola calibro 38 al volto dopo essere stata attirata con l’inganno nello chalet di Golasecca  la sera del 29 gennaio 2004: lo stesso Volpe ed Elisabetta Ballarin, sua nuova fidanzata, allora diciottenne, la seppellirono ancora viva in una fossa scavata in giardino.
 
«Non dimenticherò mai – spiega Pezzotta -, il tempo non passa. Volpe, Sapone e gli altri resteranno nella mia mente per sempre. Nei confronti di Elisabetta (nella foto) provo un sentimento diverso. Come mi comporterò se la dovessi incontrare? L’unica cosa che posso dire è che se dovesse accadere sarà una cosa solo mia e sua. Mai dire mai». Pezzotta parla con una semplicità disarmante, ricorda il suo essere padre e il fatto che conosceva bene il papà di Elisabetta, il giornalista Alberto, morto nel 2005: «In questi anni ci ho pensato costantemente, ma non ho cambiato idea. Elisabetta è stata plagiata dalla cieca violenza del resto del gruppo – spiega Pezzotta -. Oggi che non c’è più suo papà andando all’Università può tentare di ricostruirsi una vita: sono convinto che ne abbia diritto. A molti quello che dico e penso non piace, ma sono abituato ad andare avanti per conto mio». Ad aiutarlo ad assimilare il dolore e a formarsi nei suoi convincimenti ci sono tanti fattori: «A darmi una mano è soprattutto il ruolo nell’azienda di servizi alla persona "Il Girasole" di Somma Lombardo – chiosa Pezzotta, che del "Girasole" è presidente -. I problemi delle persone, la fragilità, le tante esperienze di vita durissima che ho conosciuto sono state illuminanti: c’è sempre qualcuno che sta peggio di te. Mi ha aiutato chi nella vita ha avuto più problemi. Mi sono dedicato a queste persone, il 5 giugno prossimo ci sarà una gara di Hand Bike dedicata a Mari: tante cose come questa mi consentono di guardare oltre. Non dimentico, ma da papà non posso che augurare ad Elisabetta di avere un futuro diverso».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 aprile 2011
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