Accolti 35 profughi, fino a fine giugno staranno a Case Nuove

Hanno nazionalità diverse, sono sbarcati anche loro a Lampedusa, poi trasferiti a Palermo, trasportati a Genova e infine a Somma Lombardo.

Sono arrivati ieri pomeriggio equipaggiati soltanto delle storie terribili che hanno vissuto. Sono 35 profughi di diverse nazionalità che sono stati fatti alloggiare presso l’hotel Cervo di Case Nuove.
Vengono da nazioni diverse: dal Marocco, dal Ghana, dalla Tunisia, dalla Costa D’Avorio, dal Burkina Faso, dalla Nigeria e dal Bangladesh. Tutti e 35 sono uomini tra i 20 e i 40 anni. Sono sbarcati anche loro a Lampedusa, poi trasferiti a Palermo, trasportati a Genova e infine a Somma Lombardo. Lo smistamento e l’accoglienza sono stati decisi, come stabilito dal Ministero dell’Interno e dall’accordo con le regioni, dalla Protezione civile nella persona del commissario incaricato per la gestione dell’emergenza profughi Roberto Giarola, che ha sondato le disponibilità di centri di accoglienza e albergatori. Si tratta infatti di decisioni che non hanno coinvolto gli enti locali, avvertiti solo a cose fatte, proprio perché prese in situazione “emergenziale”. Lo stesso presidente Formigoni aveva spiegato che l’accoglienza, su scala regionale, dovrà prevedere una prima fase di alloggio temporaneo a regime, appunto, emergenziale, ed una sistemazione successiva a medio lungo termine. Si tratta infatti di persone che hanno intrapreso una richiesta di asilo politico e che quindi dovranno sostenere un iter particolare. A Somma Lombardo, secondo quanto comunicato al comune e in Provincia, rimarranno sicuramente fino a fine giugno.

(Le rassicurazioni del sindaco)
(Il plauso del Pd Pasin)

«Per questo caso in particolare la Provincia di Varese è stata informata la sera prima – spiega l’assessore provinciale alla sicurezza Massimiliano Carioni -. Ci è stata chiesta la disponibilità di fornire due volontari della Protezione civile di Varese per accompagnare queste persone da Genova al luogo designato per l’accoglienza, che ieri mattina alle 4 si sono puntualmente messi in strada». Come spiega l’assessore la Provincia non ha dunque nessun ruolo in questa prima fase salvo, spiega Carioni, «sollecitare il dottor Giarola a passare in breve tempo dalla fase 1 alla fase 2. In questo momento – dice infatti l’assessore – bisogna innanzitutto pensare all’accoglienza ed è quello che stiamo facendo. Quello che auspico però è che presto si possa uscire da questa fase di emergenza e trovare delle soluzioni di accoglienza più adatte e condivise con le esigenze e le possibilità del territorio e degli enti locali».

Intanto queste persone rimangono a Case Nuove: «Abbiamo provveduto a dare loro una buona accoglienza – spiega l’assessore ai servizi sociali Claudia Colombo – e adesso stiamo pensando alla fornitura dei servizi primari, del resto siamo stati avvisati a cose fatte e dobbiamo ancora organizzarci, non ne abbiamo avuto il tempo materiale». Prima di pensare a qualsiasi tipo di attività, «dobbiamo occuparci delle cose più semplici – spiega Colombo – servono spazzolini, biancheria, vestiti e altri generi di prima necessità. Adesso abbiamo stabilito giusto alcune regole per organizzare meglio l’accoglienza, si tratta sostanzialmente di rispettare gli orari per il pasto e qualche altra esigenza organizzativa. Abbiamo già convocato le associazioni locali per approntare una corretta assistenza». Un’assistenza che comunque non peserà sulle casse del comune di Somma, se non in termini di carico di lavoro degli uffici che se ne dovranno occupare, ma dai finanziamenti stanziati alla protezione civile.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 maggio 2011
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