Barone: “La Cocquio che vorrei passa dal rilancio del lavoro”

Il candidato sindaco boccia le grandi opere («promesse mai mantenute») e per il futuro pensa alle scuole e all'impiego dei concittadini. Alla guida di una squadra giovane e dalla forte presenza femminile

Ha fatto scrivere un desiderio per Cocquio Trevisago a ognuno dei suoi dodici candidati consigliere: parole da mettere sul pieghevole a fisarmonica da distribuire a tutti i cittadini. Un modo per raccogliere e diffondere le idee che fanno capo alla lista “Il paese che vorrei”, con cui Luigi Barone concorre alla poltrona di primo cittadino. 50 anni, conduttore di una centrale di cogenerazione termoelettrica, sposato con una figlia, Barone è consigliere uscente sui banchi della minoranza.

Barone, lei è reduce dall’esperienza con “Il Mulino”. Perché non riproporre quella lista? E come ha costruito la nuova compagine elettorale?
«Cocquio Trevisago ha bisogno di un ricambio, quello che non si vede nella lista del sindaco uscente dove la “new entry” è una persona di settant’anni. “Il paese che vorrei” riprende le radici del “Mulino” ma ha tante novità da proporre: ci affidiamo alla diversa sensibilità delle donne (in lista ce ne sono sette, ndr) e ai giovani che guardano il mondo con un taglio diverso. Prendiamo le tematiche legate alla green economy: un ragazzo di venti o trent’anni capisce al volo opportunità e problemi e può dare un grande contributo al discorso. E poi a Cocquio per i giovani c’è davvero poco: si è continuato a costruire ma la popolazione diminuisce: chi ha amministrato forse non se ne è reso conto ma il trend va cambiato».

Come pensa, quindi, di convincere le persone a restare a Cocquio?
«Il nostro primo punto del programma è incentrato sul mondo del lavoro. Crediamo sia necessario incentivare l’insediamento di attività imprenditoriali ed è un obiettivo che si può raggiungere dando agevolazioni fiscali a chi è interessato e facilitando l’accesso al credito tramite le convenzioni con gli enti quale Artigianfidi. Ci sono già degli esempi a tal proposito in altri paesi della provincia. E sempre a proposito di lavoro: sul nostro territorio c’è una grande realtà come la Sacra Famiglia che, tramite agli accordi con la direzione, potrebbe offrire un servizio diretto ai cittadini e creare nuovi posti. Un’opportunità da cogliere».

Lei è in consiglio da cinque anni: che appunto vuole fare all’attuale maggioranza?
«Secondo me a Cocquio si è sempre e solo amministrato l’ordinario mentre per il resto sono arrivate grandi promesse e basta. Ho tra le mani un’intervista di cinque anni fa: Ballarin parlava di grandi opere come la piazza a Sant’Andrea e il nuovo Municipio, e me le ritrovo ancora sul programma di quest’anno. L’unico lavoro fatto, in una vecchia legislatura Ballarin, è stata la costruzione della palestra: un iter lungo che ha avuto un sacco di problemi».

La vostra lista che intenzioni ha quindi riguardo queste “grandi opere”?
«Io credo che in questo momento non ci siano le risorse economiche per pensare a lavori di questo tipo: non dimentichiamo che la maggioranza avrebbe voluto realizzarle su proprietà altrui, quindi sarebbe servito un’ulteriore esborso. E il Comune non se lo può permettere: con i mutui già accesi la possibilità di indebitarsi è ridottissima: basti pensare che per un marciapiede a Caldana è stata messa a bilancio una cifra complessiva di quasi 1,2 milioni di euro… Il tutto nonostante una delle prime mosse dell’amministrazione Ballarin è stata quella di introdurre l’addizionale Irpef dello 0,55%. Vedremo se il federalismo fiscale migliorerà la situazione».

Su quali direttrici intende quindi muoversi, nel caso di elezione?
«Se devo pensare a un’opera davvero utile e significativa, mi piacerebbe discutere di un impianto energetico all’avanguardia: le società private sono interessate a collaborare con i comuni. Sarebbe un buon modo per muoversi verso l’energia verde. Poi penso al comparto dell’istruzione: uno dei lavori più urgenti riguarda un nuovo parcheggio nell’area scuole dove ogni mattina si creano ingorghi enormi, anche dovuti alla scelta di chiudere la “Maletti” fatta da questa amministrazione. E sempre riguardo all’istruzione, vorremmo istituire il servizio mensa e il tempo pieno in accordo con il provveditorato. E magari acquistare uno scuolabus che possa essere utilizzato sia per gli studenti sia per altri bisogni legati ai trasporti: a Cocquio, nel 2011, il servizio è tuttora appaltato a un privato. I bambini si fanno trovare alla fermata: fino a quella si devono arrangiare».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 maggio 2011
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