Bossi applaude Napolitano e attacca il PdL

Il senatur parla del federalismo approvato e definisce Napolitano "un brav'uomo" che ha detto "parole giuste". Stoccate fino all'ultimo ai berlusconiani locali: "Volevano imbrogliare gli elettori"

Davvero Umberto Bossi non l’ha accettato, che a Gallarate – dove lo scontro è all’ultimo colpo – il PdL schieri un altro Bossi contro di lui. E neanche nel comizio conclusivo della campagna elettorale leghista ha risparmiato colpi duri proprio su quella scelta vissuta come uno sgarbo fatto a lui: «Se dovevano imbrogliare, dovevano farlo bene: prima hanno scritto Bossi, ma poi ci hanno messo su la foto, quella faccia da pirla (sic)» dice il senatur. Nel mirino, anche il leader locale del PdL Nino Caianiello e i colonnelli del PdL Caravati e Simeoni, che hanno accusato la Lega con un volantino-lettera che dice che la Lega "racconta balle": «Adesso hanno fatto anche il volantino. L’altro giorno il segretario, quel Caianiello, è venuto a salutarmi», dice Bossi, che poi aggiunge minaccioso: «Io ho la mano pesante, vieni, vieni…». La piazza è ben affollata, seicento persone e un grande Alberto Da Giussano proiettato sulla facciata del palazzo sopra la basilica: il senatur attacca con i ricordi personali: la mamma che abitava in via Sciesa ai Ronchi, l’oratorio frequentato, il breve periodo da operaio alla tintoria Clerici di Madonna in Campagna (la fabbrica del futuro marito di Giovanna Bianchi), giusto il tempo necessario ad avere i soldi per farsi la moto. «Non dimentico i posti dove son nato» dice e poi loda Silvio Berlusconi, «alleato corretto, si è comportato da amico»: da amico da queste parti non si è fatto vedere per non danneggiare il carroccio, anzi neppure ha telefonato. Giovanna Bianchi, da candidata, ripete le sue promesse: una Gallarate in ordine e più sicura, con controlli continui sui negozi sospetti: «Maroni ha detto che farà l’assessore alla sicurezza: lo prendo in parola, l’ha detto pubblicamente». 
Il grosso del comizio però è dedicato al traguardo del federalismo conquistato in giornata, con la firma di Napolitano; «è finita l’epoca della mano morta, è iniziata l’epoca della libertà» dice ai suoi, magnificando anche Napolitano, definito «un brav’uomo» che ha detto «parole giuste» quando ha parlato di Camera delle Regioni e di decentramento dei ministeri. I militanti applaudono quando parla del Presidente della Repubblica, ma qualcuno storce il naso quando si parla di Silvio Berlusconi alleato corretto. Qualcuno tra i più duri e puri lo insulta pure, il Cavaliere, con epiteti che fanno riferimento alla sua passione per le donne. Una parte della base leghista freme, a Gallarate e forse non solo a Gallarate.
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 maggio 2011
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