Cancelli chiusi, profughi respinti da Gallarate

I 48 migranti inviati dalla Regione hanno dormito sui furgoni e all'alba sono stati riportati a Bresso. Il sindaco e la prefettura non erano al corrente del trasporto e hanno negato la struttura

Sono stati riportati a Bresso, i rifugiati giunti ieri sera a Gallarate. Il comune non ha aperto i cancelli e i furgoni hanno fatto marcia indietro alle 7 di mattina, dopo una notte di trattative. Il sindaco della città Massimo Bossi (che in realtà è un vicesindaco facente funzione) ha rifiutato di aprire il centro di protezione civile (che è di proprietà comunale) perché non era stato avvisato e perché mancava un ordine scritto di ospitare i rifugiati. Nessuno si è preso la responsabilità di inviare un fax.  I furgoni giunti in via degli Aceri (e guidati da volontari di associazioni) hanno fatto dormire i 48 migranti richiedenti asilo sui sedili, e poi se ne sono andati.  

«I funzonari della Regione – spiega l’assessore comunale Paolo Cazzola – mi risulta abbiano fatto un sopralluogo alle 19 e abbiano autorizzato la permanenza di 48 persone in una stanza. Qui non abbiamo un interprete, non c’era un ambulanza e non ci siamo organizzati, mi sembra sbagliato fare accoglienza in qeusto modo». Una vicenda quantomeno sconcertante. Il comune di Gallarate è stato informato della colonna in arrivo intorno alle 20 di ieri sera e la comunicazione è giunta in realtà informalmente proprio all’assessore alla sicurezza Paolo Cazzola. L’assessore ha avvisato il vicesindaco Bossi, il quale ha chiesto alla Prefettura perché non fosse stato avvisato.
Anche alla Prefettura non ne sapevano nulla e ai funzionari risulta che sia stata la Regione a decidere la destinazione (quest’ultima dovrebbe tuttavia essere in costante coordinamento con il ministero degli interni).
Nel frattempo davanti al centro c’erano già, alle 23, tante persone:  la colonna di profughi, gli assessori,  e anche i militanti leghisti della città con il candidato sindaco Giovanna Bianchi  e il segretario provinciale Candiani che affermava: «E’ colpa delle bombe sulla Libia». Il sindaco del Pdl Massimo Bossi ha visto in faccia il rischio che le Lega gli soffiasse in faccia il fuoco della polemica e si è mosso di conseguenza. Ha preteso un fax con un ordine scritto perché cercava una responsabilità della decisione di inviare la piccola colonna di profughi a Gallarate. Non è mai arrivato. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 maggio 2011
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