Caso profughi, il Comune chiede un’inchiesta regionale

"Nessun preavviso per i profughi, accoglierli sarebbe stato pericoloso". L'amministrazione risponde nello specifico e attacca sulle "strumentalizzazioni politiche della vicenda"

Non si finisce di discutere sull’improvviso arrivo dei profughi a Gallarate, nella serata di martedì. Dopo gli attacchi subiti dalle forze politiche (centrosinistra e Lega) nella giornata di mercoledì, l’Amministrazione Comunale affida la replica ad una nota ufficiale dell’assessore Paolo Cazzola in cui precisa gli elementi che hanno portato alla decisione di lasciare i 48 profughi in strada, a bordo dei pullmini della Protezione Civile. Cazzola appoggia anche l’idea di una «inchiesta regionale». Il testo della nota è pubblicato integralmente. (r.m.)

Quanto avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì 4 maggio a Gallarate è vergognoso e, per comprendere le dimensioni delle scelleratezze commesse a livelli gestionali diversi da quello comunale, basta fare un raffronto con Busto Arsizio.
A Busto, sempre martedì, 3 profughi inviati dalla Prefettura sono stati accolti da una struttura che si occupa da tempo di richiedenti asilo e simili. A Gallarate sono stati invece catapultati una quarantina di stranieri che, a sentire i più benpensanti impegnati in campagna elettorale, avrebbero dovuto pernottare:
1. in un unico stanzone, dotato di un solo bagno e con un numero insufficiente di brande
2. in uno spazio che non avrebbe consentito loro nemmeno di sgranchirsi le gambe o di alzarsi durante la notte senza inciampare nei vicini
3. senza il minimo spazio per tenersi vicine le proprie cose poiché i pullmini, una volta abbandonati i profughi, avevano ordine di ripartire tutti lasciando il vuoto dentro e fuori dal CPE
4. senza che fosse stata prevista la benché minima assistenza sanitaria, senza un cristiano a far loro compagnia durante la notte, senza un solo uomo ad accogliere eventuali richieste o a gestire situazioni d’emergenza medica o di ordine interno.
Il tutto nell’assenza di avvisi, in tempi anche solo vagamente ragionevoli, alle autorità cittadine o alla Prefettura.
Come assessore alla Sicurezza con delega alla Protezione Civile, in accordo con il vicesindaco, quale Ufficiale di Governo, ho ritenuto che la soluzione prospettata solo telefonicamente all’ultimo minuto e senza la benché minima disposizione scritta di alcuno fosse la peggiore, per diverse ragioni.
La prima riguarda l’incolumità fisica dei profughi, che sarebbero stati stipati in uno stanzone inadatto e abbandonati a se stessi senza neppure possibilità di comunicare all’esterno. Ci immaginiamo cosa succederebbe se si inscatolassero 50 persone esasperate in un locale come quello in oggetto e scoppiasse un incendio (pericoloso strumento di protesta utilizzato recentemente da molti profughi proprio nei centri che li hanno ospitati)?
Evitando di metterli in quella stanza si è fatta una scelta coraggiosa e di denuncia civile che, piuttosto, ha evitato l’abbandono e rischi alla vita stessa dei profughi.
Più in generale, optare per il locale del Cpe avrebbe significato generare un sovraffollamento tale da ricordare più la stiva di una nave per il commercio degli schiavi che una situazione degna di esseri umani. Sembrerà paradossale, ma la dignità dei profughi è stata tutelata meglio facendoli restare sui mezzi che li hanno portati a Gallarate, presidiati dai rispettivi autisti e sui quali molti dei profughi stavano già riposando.
La mancanza di comunicazione verso le autorità cittadine e verso la Prefettura, nonché la soluzione prospettata senza alcuna garanzia sui tempi di permanenza e sui servizi di assistenza minimi da fornire ai profughi, ha quindi costretto il vicesindaco e il sottoscritto a negare la sistemazione dei profughi, anche perché erano evidenti anche ad un bambino i motivi per i quali nessuno voleva assumersi la responsabilità di trasformare la stanza del CPE in una stiva: c’è stato un gigantesco e inaccettabile vuoto di comunicazione verso Gallarate, nonché una clamorosa leggerezza verso la dignità umana di 48 persone costrette a un surplus di stress e fatica e verso la dignità istituzionale della città, che forse qualcuno vorrebbe vilipesa e trattata come ultima ruota del carro. Vogliamo credere non ci sia stata malizia nel voler creare ad arte una situazione esplosiva sulla pelle dei profughi!


Nel ribadire, dunque, tutta la solidarietà ai profughi arrivati martedì a Gallarate, voglio porre una serie di domande.

Chi ha sbagliato, facendo arrivare in città comunicazioni solo informali, approssimative, contraddittorie e tardive?
Per quale motivo i profughi, all’indomani mattina sono stati tranquillamente riaccolti nella struttura di Bresso, dalla quale erano inspiegabilmente (e senza preavviso alcuno) partiti alla volta dello stanzone di Gallarate?
Chi racconta il falso, parlando di fughe e lavate di mani da parte di un assessore comunale e del vicesindaco che sono invece rimasti sul posto fino alle 2.30 del mattino restando poi in contatto con la Centrale Operativa della Polizia Locale (appositamente presidiata per tutta la notte da personale in servizio straordinario) e consentendo la presenza di volontari e polizia locale solo con la scelta di chiudere i cancelli? (nda. Ricordo che, scaricato il pacco umano, tutti se ne sarebbero dovuti andare poiché queste erano le disposizioni superiori ricevute)
Come è potuto succedere che, a seguito di un sopralluogo, non certo effettuato da tecnici del Comune o della locale Protezione Civile, si è deciso che lo stanzone era adatto a ospitare i profughi quando è evidente l’esatto contrario e quando nell’enorme e attrezzato Centro C.R.I. di Bresso (dal quale venivano e dove sono poi infatti tornati la mattina seguente) avevano a disposizione letti e cucine da campo?
Chi sono quelli che strumentalizzano la vicenda, magari dopo essersi precipitati al Cpe di Gallarate, avvisati del problema non si sa bene da chi e con tempismo quantomeno sospetto?
Fortunatamente, fra gli esponenti politici, seppure di diverso orientamento, qualcuno ha avuto quantomeno la dignità di non improvvisare una squallida sfilata elettorale in un momento così delicato.
Probabile che emerga come alla base di quanto accaduto ieri ci sia un semplice, clamoroso errore di comunicazione, tale da avere tenuto all’oscuro le autorità locali dell’arrivo dei profughi.
E’ difficile, però ignorare il teletrasporto al Cpe di truppe politiche che per la propria spregiudicata campagna elettorale hanno utilizzato in tempo reale l’accaduto, dunque le vite di 48 persone in fuga da una situazione devastante come quella libica. Non si può accettare che da una parte si getti acqua sulle polveri della Libia e dall’altra si butti benzina sul fuoco dei profughi in Padania.
Tutto il resto è sciacallaggio politico di bassa lega sulla pelle dei profughi.
Ben venga un’inchiesta regionale!

Paolo Cazzola, assessore alla sicurezza e alla Protezione Civile del Comune di Gallarate

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 maggio 2011
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