Cgil: “Noi crediamo nel rilancio”

Nino Cortorillo segretario dei lavoratori del trasporto: "Ora la politica faccia la sua parte". Dalla liberalizzazione delle rotte ai rapporti con il medio-oriente e con la Cina

 «La notizia della cessazione delle attività di Lufthansa Italia e del conseguente riposizionamento del network di Lufthansa va valutata con grande attenzione sia nel suo significato attuale che nelle prospettive per l’aeroporto di Malpensa». Lo dichiara Nino Cortorillo, il segretario della Filt Cgil: il sindacato dei trasporti non nasconde la preoccupazione per gli effetti che la scelta di Lufthansa potrà avere sugli assetti dell’aeroporto e del lavoro. 
La Cgil crede nel rilancio dello scalo, ma chiede politiche serie, chiamando in causa la politica, nazionale e anche milanese (il Comune di Milano è il principale azionista). Cortorillo ricorda il difficile percorso che dal de-hubbing di Alitalia ha portato gli aeroporti di Milano a ricostruire un mercato nel settore passeggeri che cargo, «con una forte volontà di uscire dalla crisi»: «Se Lufthansa Italia chiude si ricominci a parlare degli aeroporti reali e delle necessità del paese e di Milano. I lavoratori con la cassa integrazione, la mobilità e tanta occupazione persa hanno fatto la loro parte, con i molti accordi condivisi e senza un’ora di sciopero. Ora si faccia carico dei problemi chi, anziché inventarsi ministeri da trasferire come un surrogato della crisi, non ha fatto fino in fondo la sua parte. Per la Filt valgono tutti gli accordi e vale interamente la scommessa che si gioca sul futuro che non può dipendere né da una compagnia aerea né da chi ancora in queste ore presenta Milano come un brand negativo del paese.»

Tra le questioni aperte,  «le attese sulla liberalizzazione dei voli, particolarmente quelli legati agli accordi bilaterali», su cui governo e istituzioni locali si sono mossi «con molta timidezza e ritardi», come nel caso della mancata autorizzazione a Singapore Airlines a operare su Malpensa (la compagnia attende da 18 mesi).  In ottica strategica, Cortorillo lamenta anche l’atteggiamento del Comune di Milano, azionista di maggioranza di Sea. Non solo sulle scelte economiche, ma persino su quelle culturali: «Il mercato va favorito e vanno alimentate tutte le opportunità che non a caso si trovano nel medio oriente e verso l’Asia. Ma mentre andiamo verso l’Expo anziché offrire una città aperta al mondo si assiste con sgomento ad una politica che parla di Islam e moschee immaginarie come un pericolo. Proprio le aree geografiche a più forte espansione».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 maggio 2011
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