Cinque anni al rapinatore delle gioiellerie

Si era reso responsabile dei tre colpi a cavallo tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010 in tre negozi del gallaratese. E' l'unico dei tre che è stato identificato

Fino al dicembre 2009, secondo il suo difensore, Mirko Garlaschè era un ragazzo come tutti gli altri: lavorava con il padre e aveva la testa sulle spalle, poi all’improvviso si è trasformato in un bandito senza scrupoli, capace di commettere furti di auto e rapine a mano armata (quelle contestate a Busto sono tre) e di picchiare le vittime che aveva preso di mira insieme ad altri due complici dei quali non si è ancora giunti all’identificazione.
Questa mattina il collegio giudicante del tribunale di Busto Arsizio, presieduto da Olimpia Bossi insieme a Luisa Bovitutti e Maria Greca Zoncu (foto a sin.) ha condannato a cinque anni di carcere e 1200 euro di multa il giovane rapinatore, identificato come l’autore delle rapine a tre gioiellerie tra il 17 dicembre 2009 e il 19 febbraio 2010. La prima ai danni di unorefice di Cardano al Campo, che venne anche brutalmente picchiato, la seconda è stataconsumata a Gallarate alla gioielleria Porrini dove i banditi arraffarono 400 mila euro di gioielli, e la terza a Vergiatedove asportarono monili per 50 mila euro. La breve e fulminea carriera criminale di Mirko Garlaschè si è poi scontrata con le forze dell’ordine di Santa Maria Capua Vetere dove venne arrestato in compagni di due pregiudicati, accusati di far parte del clan camorristico dei casalesi.
Il pubblico ministero Pasquale Addesso (foto a destra) ha brevemente ripercorso questi episodi sottolineando come le minuziose indagini abbiano inchiodato il solo Garlaschè alle sue responsabilità utilizzando le immagini delle telecamere a circuito chiuso, le perquisizioni e i riconoscimenti fotografici: lui è l’unico che è stato ripreso in viso in maniera chiara. Per questo ha chiesto 6 anni di carcere e 3000 euro di ammenda. La difesa, rappresentata dall’avvocato Lovati, ha chiesto semplicemente che venissero concesse le attenuanti generiche e la clemenza dei giudici descrivendo il suo assistito come un uomo che ha capito i suoi errori e pronto a ricominiciare una nuova vita onesta e dignitosa, una volta scontata la pena. Per questo la pena è stata ridotta di un anno rispetto a quanto richiesto dal pm.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 maggio 2011
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