Dare figura all’istante

Il racconto “famigliare” di Alberto Giacometti al Maga prorogato fino al 19 giugno

Non è un’antologica sull’opera di Giacometti l’esposizione che il Museo d’arte moderna di Gallarate mette in mostra, si tratta di lavori passati dopo la sua morte, dallo studio di Parigi alla famiglia e oggi al figlio di Diego. Ciononostante tutta la forza espressiva e comunicativa dell’opera di Giacometti è ben presente nelle centinaia di lavori, tra disegni, tele e sculture che occupano gli spazi del Museo.
Questa “collezione famigliare” dedicata a Giacometti che il MAGA ha messo alla nostra visione dal 6 marzo al 5 giugno, oggi prorogata sino al 19 giugno 2011, è la dimostrazione di una testarda rincorsa al bisogno di vivere, al desiderio di affettività e d’umanità, alla fragilità dell’esistenza.
Un percorso artistico “familiare” che diventa il paradigma di una ricerca il cui fine ultimo è penetrare il senso della vita. Ecco allora che i ritratti del padre, della madre, dei fratelli Diego, Bruno, Attilia e della moglie Annette sono soltanto metaforicamente i loro “ritratti”, se qualcuno volesse cercare nelle figure e nei disegni, fattori di somiglianza, nel senso di una ben definita rappresentazione da un modello, rimarrebbe profondamente deluso.
Le sculture, i quadri, i disegni di questo continuo “racconto” famigliare ed esistenziale indagano non la verosimiglianza ma l’anima, lo spirito delle figure; si offrono come misura della propria e dell’altrui fragilità esistenziale, si accompagnano allo spazio di rappresentazione misurandolo, segnano distanze e attraverso la magmaticità della materia o l’esilità del segno grafico/pittorico con cui sono composte, danno conto della loro e della nostra inconsistenza, della fragilità, della incertezza e della precarietà dell’esistenza.
Per cogliere lo spirito della materia è necessario come suggeriva Cézanne di “penetrare tutto ciò che sta a noi davanti” e la ricerca giacomettiana sta in questa continuità e contiguità.

Messa da parte la scomposizione e oggettivazione del reale del cubismo, messo da parte il mondo onirico dei Surrealisti, il bisogno di raccontare l’esistenza, la vita, rituffa Giacometti nella concretezza di una visione del reale. Perché lo spazio dell’esistenza e, un suo possibile racconto, è rintracciabile solo nella dura realtà del quotidiano. Un quotidiano che nella fragilità di un suo orizzonte esistenziale mette a nudo una dimensione interna e anche di una dimensione esterna, nell’incognita di una sua possibile realizzabilità.
La metamorfosi di pensiero che avviene dal passaggio dal mondo onirico surrealista al qui ed ora delle dinamiche proprie dell’esistenzialismo produce solo una mimesi del reale, non è mai una rappresentazione.
Mettersi perciò di fronte al reale significa indagare la fragilità, lo smarrimento, la contraddittorietà dell’agire che è presente in ogni essere. Così, la dolcezza, l’affettività la sospensione di giudizio presente in questi ritratti famigliari scandagliano un’esistenza fatta di smarrimento, di contraddittorietà, di azioni e di sospensioni dell’azione, frutto di costanti sensazioni quotidiane.
I corpi, i volti, nella loro spoglia e scarna nudità hanno con noi in comune un destino, fatto di dolore, di fragilità, di individualità, di possibilità ma anche di morte.
Stanno lì, fissi, rigidamente frontali, sembrano annaspare nelle gabbie spaziali che la visione costruisce nelle differenti distanze attorno a loro e in sé. In uno spazio che molto spesso è luogo di sorpresa, luogo di improvvise allucinazioni. Esseri arcaici in una dimensione postuma.
Volti, corpi, in cui la speranza esistenziale sta solo dentro la visione stessa, nel possibile di un loro manifestarsi, nell’epifania di una visione, perché anche là dove la forma sembra negarsi prende forma una presenza, un’unità che da luogo a quello spirito che è in grado di testimoniare, di costruire un senso all’esistenza e al mondo intero.

Giacometti. L’anima del novecento
MAGA – Museo Arte Gallarate
Via De Magri 1
21013 Gallarate VA
tel: 0331.706011
www.museomaga.it
prorogata sino al 19 giugno 2011
Orari 9.30 – 19.30 martedì – domenica
Chiuso il lunedì

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 maggio 2011
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