Dogana e contrabbando “involontario” cosa c’è da sapere

Colloquio con il generale Antonino Maggiore, comandante della guardia di Finanza di Varese. A cui abbiamo fatto le domande più ricorrenti riguardo la vicenda della nostra "lettrice contrabbandiera"

dogana di GaggioloNon c’è niente da fare: chi porta dalla Svizzera in Italia merci non consentite è un contrabbandiere. La definizione legale definisce contrabbando «Il reato commesso da chi, con dolo, sottrae (o tenta di sottrarre) merci estere al sistema di controllo istituito per l’accertamento ed alla riscossione dei diritti doganali e, segnatamente, dei diritti di confine»
Il dolo di cui si parla, peraltro, è il cosiddetto “dolo generico”: è sufficiente perciò «la sola conoscenza dell’illiceità della condotta» per incorrere nel reato, non essendo invece necessario dimostrare anche la “specificità” dell’elemento soggettivo, ossia il dolo specifico, cioè l’effettiva intenzione di sottrarre le merci al controllo doganale per non applicare i diritti di confine, dell’accisa o dell’I.V.A.  Insomma, la nostra lettrice è una “contrabbandiera” a tutti gli effetti. Anche se, dopo avere letto la sua testimonianza, noi varesini ci siamo sentiti contrabbandieri un po’ tutti: quel confine, così vicino culturalmente e linguisticamente, spesso non viene considerato più come una barriera tra due stati, come ancora è. E sono in molti a riconoscersi nel comportamento della nostra lettrice, per avere vissuto episodi del genere almeno una volta nella vita.  E forse è proprio questo, oltre alle leggi e ai regolamenti italiani che cambiano fin troppo spesso rispetto alle nostre capacità di memorizzazione, a creare un po’ di confusione rispetto a quello che si può e non si può fare nel passare dall’Italia alla Svizzera. Per capire meglio quali sono le regole ora, abbiamo provato a chiederlo a chi queste regole è preposto a farle rispettare: la Guardia di Finanza di Varese.

«Mi dispiace davvero per la signora che si è sentita mettere alla berlina – spiega il comandante della Compagnia di Varese, generale Antonino Maggiore -Purtroppo però le regole sono effettivamente queste: è possibile portare merce in franchigia per 300 euro per i non residenti, e per 50 euro per i residenti in zona di frontiera. Fino a qualche tempo fa i limiti erano 360 e 75, ora si sono abbassati  A dire il vero, però, non è vero che è impossibile portare le merci al di là della frontiera: nei valichi presidiati (In quella zona, quindi, solo da Gaggiolo, ndr) se la merce acquistata supera l’importo della franchigia, sarà necessario semplicemente pagare l’Iva e poi si potrà portarla in Italia».

Diverso però è il caso di Clivio: «Da quel valico, come da tutti i valichi che ora hanno un presidio solo dinamico, possono passare solo quantità di merci e valuta che rientrino nella franchigia, per motivi pratici: perchè non esiste più un ufficio. Tant’è vero che tra i cartelli presenti in quel valico c’è anche questa avvertenza, da quando non è più presidiato direttamente. In questo caso bisognerebbe semplicemente tornare indietro e passare da un valico abilitato. Ammetto però che molto probabilmente il cartello che spiega la situazione si esprimerà in burocratese: tant’è vero che avevo già proposto loro un avviso più visibile e più semplice, magari in giallo e con un “no tax free” o cose simili, così da avvertire anche chi non sa, che esistono dei problemi a far passare in Italia merci acquistate in Svizzera. Credo che lo faranno presto».

La presenza del Fox Town, outlet famoso in tutto il mondo per la qualità e i prezzi, a Mendrisio, forse può influenzare le irregolarità. «Ed è per questo che intensifichiamo la vigilanza quando sappiamo che c’è molta affluenza. Del resto chi va in Svizzera, compra, dichiara e paga l’Iva in caso di acquisti superiori alla franchigia, non ha particolari problemi. Ma spesso c’è chi passa dai valichi non presidiati proprio per “provarci" – continua il generale Maggiore –  D’altra parte ci rendiamo conto che la situazione nei valichi di Saltrio e Clivio è diversa rispetto ai piccoli valichi del nord della provincia: quando abbiamo fatto un’indagine per vedere se la nuova vigilanza dinamica comportasse dei problemi, avevamo notato che nei valichi del nord le violazioni sono irrilevanti, mentre nei valichi di Clivio e di Saltrio sono più numerose. Non si tratta di cifre spaventose, ma comunque di circa un centinaio di infrazioni rilevate all’anno. E per di più di tipo eterogeneo. Una trentina riguardano le norme sulle autovetture straniere che appartengono a residenti, le altre infrazioni sono sulle merci più varie: dal capo di abbigliamento al computer, alla cassa di matite. Una eterogeneità che fa comprendere come il fenomeno non sia di tipo contrabbandiero, come invece sarebbe successo se la merce fosse sempre la stessa. Insomma, si tratta di gente che o non ha capito come funziona, o semplicemente “ci sta provando”»

Per quanto riguarda invece il “tempo perso” per portare "la contrabbandiera" nel valico di Gaggiolo, che la lettrice ha denunciato, il generale Maggiore precisa: «In realtà non è esattamente così, dal punto di vista organizzativo. Fino a tre anni fa ogni valico era vigilato, se non 24 ore su 24, almeno per due terzi della giornata: impiegando in maniera inefficace molte forze, visto che in molti casi da certi valichi passavano davvero poche persone. Portare ogni tanto qualcuno a Gaggiolo, cioè pochi chilometri più in là, solo quando è necessario, è stato al contrario un risparmio di tempo e di forze. E’ chiaro però, che se si incorre nella violazione, il percorso è quello: e per certi versi "ci si deve stare". I controlli servono anche da deterrente, per spiegare con maggiore chiarezza che quello che si sta facendo è un illecito. Faccio un esempio al contrario: mettiamo che gli agenti di Gaggiolo l’avessero lasciata andare, e lei avesse scritto una lettera di ringraziamento per l’episodio. Il risultato sarebbe stato mettere nei guai quegli agenti, che avrebbero potuto essere accusati di omissione di atti d’ufficio».

Comunque, le cose dall’altra parte della dogana non vanno molto meglio: «Anche gli svizzeri sono molto rigorosi: li ho visti personalmente in azione a Zenna, ovviamente nei confronti di loro connazionali, che facevano fatto scaricare dalla macchina tutta la spesa del supermercato, per verificare il mancato superamento della franchigia».

La verità è che quei palazzi grigi tra la Svizzera e l’Italia esistono perchè esistono ancora le barriere doganali: «Questa rimane l’unica zona d’Italia che abbia ancora delle dogane, perchè tutti gli altri paesi confinanti ormai appartengono alla UE. Ma a questo si può rimediare solo con l’entrata della Svizzera nell’Unione Europea. Fatto che attualmente ritengo improbabile».

Per saperne di più: Le due circolari sulla Franchigia

Circolare sulla franchigia 1

Circolare sulla franchigia 2

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 maggio 2011
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