Frigeri: “Il nostro sogno è far tornare i cittadini a partecipare”

Intervista al candidato sindaco della lista civica vicina al centrosinistra, Scegliamo il futuro: dal futuro dell’ex Cartiera a spazi per i giovani, fino alle soluzioni per il problema della viabilità

Bruno Frigeri«Vogliamo far tornare la gente vicina alla vita amministrativa, farla partecipare, con più attenzione al sociale». Bruno Frigeri è il candidato sindaco di Scegliamo il futuro, lista civica riconducibile a un’area di centrosinistra. Lo stesso Frigeri è iscritto al Partito Democratico, ma precisa che «abbiamo scelto la lista civica perché vogliamo andare al di là dei partiti, per essere più vicini alle esigenze del paese». Cinque anni all’opposizione, 63 anni, due figlie, di cui una ha preso in mano lo studio di commercialista di Lonate Ceppino, quando lui è andato in pensione. Cairatese da 30 anni, da quando si è sposato, è molto impegnato nel mondo dell’associazionismo: tra i fondatori dell’atletica Cairatese è oggi presidente della federazione provinciale atletica leggera, oltre ad aver dato vita da 15 anni al meeting disabili che lui stesso definisce «il più bello della Lombardia».

 
Attenzione al sociale e all’associazionismo che vuole portare anche a livello amministrativo?
«Certo, è tutto nel nostro programma. Attenzione al sociale senza promettere quello che è irrealizzabile o sparate elettorali. A Cairate ci sono 40 associazioni, un patrimonio importante. Sono loro che sopperiscono a quello che l’amministrazione non riesce fare. Noi vorremo fare una consulta delle associazioni, aumentare la partecipazione e fare da coordinamento e stimolo».
 
Come aumentare la partecipazione?
«Proprio la partecipazione che in questi anni è stata totalmente cancellata. I cittadini non sono più abituati a partecipare. Proprio la partecipazione la considero il fiore all’occhiello della nostra lista. Noi abbiamo intenzione di creare un bilancio partecipato, non solo far conoscere alle persone in modo chiaro e semplice come il comune spende i soldi, ma mettere una quota a disposizione dei cittadini. Che decidano loro come spenderla. È un modo di responsabilizzare e coinvolgere».
 
Quale la critica maggiore a questi dieci anni di amministrazione Fanton?
«Oltre ad aver distrutto la partecipazione, altro problema è l’acqua. Lo abbiamo presentato anche come gruppo in consiglio comunale è la gestione dell’acqua. La fornitura funziona, ma la gestione non è controllata che comporta costi elevati. Ripianare le perdite della gestione Amsc, dove vengono addebitati al comune costi impropri eccessivi, non è accettabile. Faccio fatica a capire questa scelta».
 
Facendo un giro in paese, tra i cittadini, una esigenza che emersa è la necessità di spazi per i giovani. È un problema reale?
«Il problema è reale ed esiste. Abbiamo fatto un incontro con un gruppo di giovani. Noi vogliamo dare uno spazio ai giovani in cui lasciare loro molta autonomia. Con loro è emersa questa esigenza, anche se non sono abituati a gestire, ma da qualche parte si deve iniziare. Uno spazio per vedere le partite, chiamare qualcuno a suonare, incontrarsi. È un punto da cui far partire la partecipazione e far nascere qualcosa di più grande dopo, con il tempo».
 
Altro problema emerso tra i cittadini è la viabilità di attraversamento del paese…
«È sicuramente un problema molto serio. Si deve capire come recuperare la strada del Barlam. Non è facile. È un intervento che il comune da solo non può sostenere, perché vanno rifatte tutte le pendenze. Sicuramente c’è l’impegno per cercare di coinvolgere altri enti, anche perché lì si accede al depuratore. C’è un interesse sovra comunale e anche l’investimento deve essere tale».
 
Il recupero dell’ex cartiera, in valle, può essere una risorsa? Quale futuro per quell’area?
«Quell’area sotto l’aspetto industriale ha già dato. Ma vogliamo evitare speculazioni. Andrebbe resa vivibile da un punto di vista ambientale. Non si devono inventare interventi speculativi come edificazioni che sono state proposte nei mesi scorsi, con un albergo di 8 piani o un residence per 100 famiglie. Alle tre del pomeriggio, in quell’area, c’è l’ombra, sarebbero delle costruzioni davvero tristi, e forse anche inutili. Siccome non penso che la proprietà sia una sprovveduta, vorrei capire il senso di queste proposte».

Un sogno per Cairate?
«Nel nostro programma ce ne sono tanti. Sono sogni realizzabili. Il nostro sogno è quello di rivedere la gente che partecipa alla vita comunale, che torna a essere protagonista attiva del paese».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 maggio 2011
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