Hupac accelera sui binari della ripresa

Dopo la crisi degli ultimi anni torna a crescere il traffico al nodo intermodale di Busto e Gallarate: +11,9% del 2010. In futuro un nuovo binario e possibili assunzioni. Ancora fermo il terminal di Sacconago

Ottimismo e fiducia nel futuro sono le due parole del giorno in casa Hupac SpA: a sei anni dall’ampliamento del terminal, che si estende ora anche sul territorio di Gallarate, la filiale italiana dell’azienda di Chiasso leader nel trasporto intermodale su rotaia può legittimamente dichiarare concluso il periodo di crisi iniziato nel 2008 e proseguito per quasi due anni. Una crisi che ha lasciato il segno sotto vari aspetti, soprattutto quello del personale: i dipendenti della struttura, che tre anni fa erano 232, oggi sono scesi a 197, ma nell’aprile 2010 l’azienda ha ritirato la Cassa Integrazione Guadagni e il direttore generale Sergio Crespi lascia le porte aperte alla possibile assunzione di nuovo personale.
I dati parlano indubbiamente a favore dell’azienda nata nel 1973 e trasferitasi dal 1992 nella nuova sede di via Dogana: nel 2010 sono state trasbordate 382.056 unità di trasporto intermodale (container, semirimorchi e casse mobili) con un incremento dell’11,9% rispetto all’anno precedente, mentre nell’altro terminale di Desio, di dimensioni molto inferiori, la crescita è stata del 5,8%. In aumento anche le tratte servite: il nuovo percorso Busto-Barcellona con due treni al giorno sta riscuotendo discreto successo, e dal terminal passano quotidianamente 25 coppie di treni (uno in partenza e uno in arrivo) rispetto alla capacità massima di 34, che potrebbe essere raggiunta nel 2015. Volumi di traffico importanti che recano benefici anche a tutto il territorio circostante: nell’area del terminal circolano 1300 autisti al giorno e si calcola che circa 1000 persone lavorino nella zona in servizi indirettamente collegati all’attività di Hupac SpA, dalla ristorazione alle officine.

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Importanti anche i riflessi sull’ambiente dei servizi dell’azienda svizzera: si calcola che nel 2010 il totale dei trasporti effettuati da Hupac abbiano consentito di risparmiare l’86% delle emissioni di anidride carbonica e il 70% dei consumi di energia rispetto ad analoghi trasferimenti su strada, anche se, sottolinea la portavoce Irmtraut Tonndorf, “non c’è un contrasto tra strada e rotaia, tanto è vero che gli azionisti di Hupac sono proprio gli autotrasportatori. C’è invece la volontà di collaborare e di fornire un supporto al traffico su strada per tragitti lunghi”. Parlando di ambiente, da sottolineare il fatto che insieme all’ampliamento del terminal di Gallarate – che ha portato la superficie totale del terminal a 240.000 metri quadrati – è nata anche un’area protetta con due bacini acquatici, ripopolata da flora e fauna locali: “Tutti vogliono il trasporto intermodale – spiega Sergio Crespi – ma pochi sono disposti a sostenere l’impatto ambientale di un terminal. Per questo abbiamo voluto creare un biotopo di compensazione nel pieno rispetto della natura e del territorio”.
Molti anche i lavori in corso all’interno del Terminal: dopo l’ampliamento dell’area di ingresso, terminato lo scorso anno, per il 2011 sono in programma la realizzazione di un nuovo collegamento al sesto binario della stazione di Gallarate (in collaborazione con RFI), l’ampliamento dell’ufficio operativo e la sistemazione delle aree di check-in e check-out. Il tutto in coincidenza con un consolidamento dell’officina interna che permette di effettuare operazioni di manutenzione sul materiale rotabile direttamente nel terminal, e impiega attualmente 15 operai.

Certo, non è tutto rose e fiori: resta in stallo, ad esempio, il nuovo terminal di Sacconago, che si estende su una superficie di 38.000 metri quadrati e dovrebbe ospitare due coppie di treni al giorno, impiegando 4 operai. Il rilascio delle necessarie pratiche da parte di Comune e Vigili del Fuoco (DIAP e CPI) procede a rilento e non avverrà prima della fine del 2011, ma anche allora ci saranno da risolvere problemi di viabilità prima di arrivare a una completa fruibilità dell’impianto. La questione delle infrastrutture, del resto, è più generale e riguarda l’intero panorama nazionale: i progetti di Hupac per il futuro sono ambiziosi (oltre 300 milioni di franchi svizzeri di investimento per arrivare a superare il milione di spedizioni all’anno nel 2015) ma si scontrano con l’inadeguatezza delle strutture ferroviarie, come la tratta che attraversa Luino, una linea a binario unico creata più di 130 anni fa. “Ci sono voluti dodici anni – lamenta Piero Solcà, direttore della logistica di Hupac – per creare una bretella di 700 metri sulla linea Sesto Calende-Gallarate. Bisogna prendere provvedimenti immediati per potenziare le linee esistenti, in modo da renderle adeguate ad accogliere treni più lunghi, pesanti e alti. Altrimenti qualcuno deciderà di scaricare le merci prima di arrivare in Italia, e ce le ritroveremo su strada nei posti sbagliati…”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 maggio 2011
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