“I giorni appesi” le donne disoccupate si raccontano

È giunto al termine il progetto del coordinamento donne dedicato alla disoccupazione femminile. Sabato 7 maggio alla Sala Montanari Betty Colombo darà voce al loro disagio

«Una donna su due è senza lavoro. E questo non è un dato che riguarda solo la crisi». L’affermazione di Maria Luisa Troncia, dell’associazione “L’albero di Antonia”, apre uno spaccato duro sulla realtà del mercato del lavoro femminile. Il coordinamento donne di Varese (Cgil, Cisl e Uil, Acli, circolo Arci "L’albero di Antonia") ha portato in superficie questa realtà, grazie a un progetto (“La perdita del lavoro un trauma che possiamo affrontare”) importante dal punto di vista simbolico e anche concreto. Una serie di azioni e di attività dal sostegno psicologico fornito a un gruppo di lavoratrici disoccupate, a un’interessante mostra fotografica (Sale Nicolini) sull’emancipazione femminile nella fabbrica di ieri, la proiezione del film (“Giorni e nuvole” di Silvio Soldini) opera che affronta il tema della disoccupazione. Il programma del progetto è ora arrivato al suo epilogo: sabato 7 maggio, alle ore 21, alla Sala Montanari (ex Cinema Rivoli di Varese) Betty Colombo porterà in scena il testo “I giorni appesi”, scritto dalla stessa attrice-regista, dopo aver raccolto le storie, i pensieri e le emozioni delle partecipanti al progetto.
«Lo spettacolo di Betty Colombo –continua Luisa Troncia – estrapola i vissuti e la fatica di queste donne che nonostante la loro condizione sono piene di energia».
In provincia di Varese le donne disoccupate sono 12 mila (7,2%), contro i 9 mila disoccupati uomini (3,9%). Un dato leggermente più alto rispetto a quello regionale ( 6,5% contro 4,9%)  e nazionale ( 9,7% contro  7,6%). Il problema è che in genere non c’è nessuno che accompagna le donne nel percorso che segue alla perdita del posto di lavoro. Il coordinamento donne di Varese quel  percorso lo ha preparato bene, nonostante la scarsità di risorse economiche (il progetto è costato in tutto 5 mila euro).
«La solitudine – spiega Oriella Riccardi, del coordinamento donne della Cgil – è un effetto e al tempo stesso una causa della disoccupazione femminile. Molte donne, dopo due anni di disoccupazione, diventano inattive».
Il progetto rivela anche una mancanza di attenzione da parte di chi dovrebbe fare scelte politiche per dare una risposta al fenomeno della disoccupazione. «Mancano politiche attive del lavoro serie – dice Mariangela Provasi, del Coordinamento donne Varese -. È inutile dare strumenti che poi non servono, come spesso avviene».
Il manifesto che pubblicizza la serata di sabato è stato disegnato dalla pittrice Silvana Magni che ha sintetizzato alcuni secoli di storia della pittura con soggetto femminile, reinterpretandola sul tema del progetto e quindi dell’incertezza della condizione vissuta. «C’è un percorso storico della rappresentazione delle donne – spiega l’artista – e la donna che ho immaginato io tiene conto di quel passato che si richiama a Millet, Degas, Artemisia Gentileschi, ma nella sua dimensione interiore è ancora indefinita».
Rimane da indagare a fondo l’universo delle nuove generazioni che non trova né spazio né rappresentazione nemmeno in questo interessante progetto, ma questo potrebbe essere l’obiettivo della prossima iniziativa del Coordinamento donne di Varese.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 maggio 2011
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