“Il nostro Angelo è volato in cielo”

La conduttrice del tg di Rete 55 Chiara Milani, bustocca, ha voluto ricordare dalle Filippine, dov'è impegnata con Jci, la figura del partigiano e reduce dei campi di sterminio

La lettera che Chiara Milani, giornalista di Rete 55, ha voluto scrivere per ricordare Angioletto Castiglioni, scomparso martedì sera all’età di 87 anni.

Il nostro Angelo è volato in cielo. La notizia mi giunge appena arrivata in una stanza d’hotel dall’altra parte del mondo. Mi trovo a Manila, nelle Filippine, per quell’associazione giovanile internazionale a cui proprio il nostro Angelo aveva in più occasioni chiesto di portare avanti il suo messaggio di pace in città attraverso quel tempio civico che con amore aveva trasformato in un punto di riferimento universale, in un faro per le generazioni future.

Come spesso accade quando un giornalista vuole bene alla persona che non c’è più, mi riesce difficile scrivere di lui… Nella prima immagine che mi sovviene alla mente lo vedo seduto accanto a me, tra il pubblico, in consiglio comunale. Ero poco più che una ragazzina quando ho iniziato a frequentarlo per lavoro. Finché non arrivavo dalla redazione posava un giornale accanto a sé, per tenermi il posto. Mi pare di risentirlo mentre si appella alla “coscienza umanistica” di noi giornalisti. Che responsabilità raccontare ai lettori prima e ai telespettatori poi quanto accadeva in sala esagonale. Ma accanto io avevo sempre il “mio” Angelo che commentava, spiegava e qualche volta faceva una cosa in pochi ormai hanno il coraggio di fare: s’indignava. Quando gli pareva che qualche consigliere mancasse di rispetto al palazzo in cui si trovava si alzava in piedi e alzava la voce. Allora tacevano. Tutti.

Per mezzo secolo è stata “sentinella” vigile della coscienza civica. Ora che quella sedia in consiglio comunale nel pubblico resterà vuota, mi chiedo come colmeremo questa mancanza, tutti noi che del nostro Angelo siamo orfani.

Al presidente mondiale di JCI basta guardarmi negli occhi per capire che qualcosa non va. E quando gli dico chi è venuto a mancare lo vedo scosso: persino lui, che viene da Hiroshima, sa bene chi era quel piccolo, grande vecchio che aveva deciso di suonare ogni anno le campane in memoria delle vittime della bomba atomica. Nel sincero dispiacere del mio presidente vedo riflessa la cifra dell’uomo che ci ha lasciati. Lui, che dopo la deportazione non aveva più voluto muoversi da Busto Arsizio neanche per le vacanze, è conosciuto pure dall’altra parte del globo.

Il suo messaggio di pace vissuto nella quotidianità di una vita di provincia è stato così dirompente da varcare i confini e le generazioni. Ed ecco che penso che il nostro Angelo seguirà ancora il consiglio comunale da lassù. E magari qualche volta ci parrà ancora di sentire la sua voce, a tratti commossa e ad altri indignata. Così magari cercheremo di pensare prima di parlare o scrivere, proveremo a seguire il suo esempio, a tramandare la sua storia, a essere in qualche modo degni dell’importante eredità morale che ha lasciato all’intera città e in particolare a chi gli voleva bene. Penso a Rosella, che per lui sono certa è stata come una figlia, alla quale cui mando queste righe scritte nel cuore della notte dall’altra parte del mondo. Un piccolo pensiero in memoria del nostro Angelo che è volato in cielo, lasciando una scia talmente luminosa da rendere meno oscuro anche queste ore buie… Allora mi faccio coraggio, alzo gli occhi a quella volta celeste che sembra così simile a quella di casa e da qui gli dico semplicemente, ma con profonda gratudine: “Addio Angioletto. Riposa in pace”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 maggio 2011
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