Italia e Svizzera più vicine anche in tribunale

Convegno alla LIUC sulla nuova legge processuale elvetica: avvocati ed esperti presentano le nuove norme. Il preside Zanchetti: “Smentiamo i luoghi comuni, la Svizzera non è blindata”

Le novità nell’ordinamento processuale svizzero, con l’introduzione delle nuove norme sul processo civile in primo piano, sono state al centro del convegno “Prassi italo-svizzera nella procedura civile” tenutosi venerdì alla LIUC. L’appuntamento, organizzato dalla facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo castellanzese in collaborazione con l’Istituto Giuridico di Ricerca Comparata e con Hytek srl, è stato un’occasione per evidenziare i principi del corpus normativo appena entrato in vigore oltre confine, ma anche per riflettere sui rapporti tra i due paesi in ambito giudiziario: “Il convegno nasce da un’occasione particolare – spiega il professor Mario Zanchetti, preside della facoltà – ma il suo principale motivo d’interesse è, ovviamente, l’esistenza di relazioni strettissime tra il diritto italiano e quello svizzero, in ambito sia penale, sia civile. Si tratta di un tema a cui teniamo molto, e ci ritorneremo anche nei prossimi anni perché è giusto che sia gli studenti, sia i professionisti possano confrontarsi con i colleghi del Canton Ticino e svizzeri in generale, in modo da approfondire le possibilità offerte dall’ordinamento elvetico e i suoi rischi”.
Tra i relatori, oltre al rettore della LIUC Andrea Taroni, anche Paolo Bernasconi, celebre avvocato ticinese per oltre 20 anni e procuratore generale del Cantone, Alfredo Bassioni, direttore dell’Istituto Giuridico di Ricerca Comparata, e Luigi Paolo Comoglio, docente di Diritto Processuale Civile alla LIUC e all’Università Cattolica. L’intervento di Bernasconi, in particolare, ha puntato l’attenzione sul tema delle misure cautelari: “La normativa in questo campo – dice Zanchetti – è stata leggermente modificata dalle ultime norme, e naturalmente si tratta di un ambito che riguarda molto da vicino il nostro sistema giuridico. La necessità di effettuare sequestri di denaro in Svizzera è frequentissima, soprattutto nella nostra zona, ed è importantissimo che i nostri professionisti siano costantemente aggiornati in materia”. Rispetto al passato, tuttavia, le difficoltà di comunicazione e di collaborazione con Svizzera sono decisamente diminuite, come sottolinea il preside: “Lo stesso Paolo Bernasconi – conclude Zanchetti – ha ripetuto più volte che l’idea della Svizzera come nazione in cui esiste un segreto bancario blindato non corrisponde più alla realtà da molti anni e a maggior ragione oggi, dopo gli ultimi interventi legislativi. Si tratta di un luogo comune che dobbiamo sfatare”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 maggio 2011
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