La “cena al buio” entra a scuola

L'interessante esperimento dell'istituto comprensivo don Guido Cagnola di Gazzada Schianno. Venerdì 20 maggio alunni e genitori mangeranno al buio nella scuola, serviti da camerieri non vedenti

Avete mai provate ad entrare in un’aula completamente buia e toccare gli oggetti disposti sui banchi cercando di capire di che cosa si tratta? E’ un’esperienza davvero “forte”, sotto tutti i punti di vista. Per alcuni è poco più di un “gioco”, per altri è nient’altro che vita quotidiana. Gli alunni dell’istituto comprensivo di Gazzada Schianno sanno da tempo che cosa significhi “essere ciechi”. Merito della professoressa d’italiano, Valeria Bruni, e di Cesare un non vedente che da sempre collabora con lei per guidare i ragazzi nel mondo della diversità.
Ed ora la svolta. Domani sera, venerdì 20 maggio, per la prima volta in Provincia in un scuola enterà la “Cena al buio”. Si tratta dell classica cena organizzata dall’Istituto dei Ciechi durante la quale si mangia in una stanza completamente oscurata. In questo caso però la cena avrà luogo nella scuola.
«L’esperimento – spiega la professoressa Bruni – avviene al termine del laboratorio "Salto nel buio" fatto con Cesare insieme alle due prime di Gazzada e per i genitori di queste due classi. Dalle 19.30 cinquanta persone, tra ragazzi e genitori, ceneranno in una sala totalmente al buio e verranno servite da quattro camerieri non vedenti. Ci si servirà di un catering che cucinerà a scuola.
Lo scopo – continua la “prof" d’italiano – è quello di escludere la vista per attivare gli altri sensi e quindi gustare il cibo senza vederlo. Ma non solo. Vogliamo anche far avvicinare le persone alla realtà dei non vedenti, far toccare con mano come vivono la quotidianità e far capire che per loro non esiste un mondo parallelo, tutto loro. Il concetto è anche quello che ciascuna vita ha pari dignità e che in un mondo dominato dall’apparire, dall’immagine, le persone non valgono per quel che hanno, ma per quel che sono e pensano». Le regole delle cene al buio sono solo tre, molto semplici: spegnere per un paio d’ore il cellulare, fare a meno degli orologi da polso con le lancette luminose, non usare l’accendino in caso di difficoltà.
«E’ importante fare queste cose nella scuola affinchè i ragazzi crescano con l’idea che non contano l’apparire o l’avere, ma l’essere – conclude Valeria-. Io ci provo sempre ad andare "oltre" …speriamo che serva».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 maggio 2011
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