La grande fuga dal 30 per cento

Otto giorni di campagna elettorale e differenti strategie. Massimo Bossi (Pdl) contro Edoardo Guenzani (Centrosinistra) partono quasi a parimerito a caccia di voti. Resta l'incognita Lega

Otto giorni per conquistare ogni voto. Quello degli indecisi, magari anche quello di chi non ha votato, ma soprattutto quelli di quel 30% e oltre che ha votato Giovanna Bianchi. Così si muovono i due candidati sindaco di Gallarate, Edoardo Guenzani e Massimo Bossi. Partono entrambi da qualcosa più del 30%, Bossi in leggero vantaggio. 

«Dobbiamo andare in mezzo alla gente, che ha bisogno di cose concrete, lavoro, casa, attenzione alla famiglia» dice il candidato del centrodestra Massimo Bossi, convintissimo che sia proprio nel campo leghista che si debba recuperare, mentre che ogni cosa sia stata fatta per recuperare il voto moderato più tendente verso sinistra. «Abbiamo rivolto attenzione anche ai temi della sinistra: lavoro, giovani, scuola, ambiente» continua il candidato del PdL, che crede che alla fine prevarrà la "vocazione" di centrodestra della città, la somma algebrica tra elettori del PdL e (almeno una parte) della Lega. In questo senso la campagna mediatica del PdL è ripartita con slancio, la linea maestra del partito è che "non si può lasciare la città ai comunisti". E se Massimo Bossi lo dice in modo equilibrato, parlando appunto di una città che vuole essere di centrodestra, molti dei militanti del PdL (ad esempio nella pagina Facebook "Gallarate al voto") usano proprio quella parola, "comunisti", che stona un po’ se riferita a chi, come Guenzani, ha una storia di democristiano di ferro, attivo nel volontariato cattolico. Certo, la strategia può servire a recuperare un po’ di elettorato di centrodestra, soprattutto quello leghista più radicale tentato dall’astensionismo. Altra strategia, battere con forza sul tasto della "moschea": anche se il candidato del centrosinistra ha giù chiarito il suo no ad un edificio islamico, la parola risuona e potrebbe essere un richiamo efficace. Per il resto, nella settimana che viene è programmata una presenza fitta di eventi e presentazioni oltre ai gazebo. E la Lega? «In questa fase non abbiamo accordi, ma lo capiremo presto»

Guenzani e i suoi, invece, ripartono dal programma e dalla strategia di basso profilo e grande presenza nei rioni, una scelta quasi azzardata ma che ha pagato al primo turno. «Manteniamo la coerenza con stile della prima parte di campagna – dice l’ingegnere – presentando agli elettori un programma che chiede una discontinuità e cercando di farlo conoscere ai cittadini. È importante che sappiano che al ballottaggio si sceglie tra due programmi alternativi». Nessun apparentamento con nessuno,  per mantenersi allineati alla proposta originale, senza mediazioni improvvisate ma con molta chiarezza. La scelta non ha impedito di incassare l’appoggio, ad esempio, di Andrea Buffoni e del suo gruppo. «Buffoni è coerente con la sua campagna, non ha chiesto niente. E ha ragione sull’analisi: è vero che Gallarate è una città di centrodestra, ma il 67% degli elettori chiede cambiamento, il messaggio è preciso». Insomma, cambiamento come parola d’ordine, anche se non coincidente con la categoria della sinistra:«io non mi considero di sinistra, ma solo perché credo che destra e sinistra siano solo schematismi superati». Si punta a conquistare l’elettorato leghista con questo messaggio, sapendo di aver già – almeno in parte – "sfondato" al centro: il grande successo della civica "Città è Vita" (che in caso di vittoria di Guenzani prenderebbe 4 seggi) ha dato molta rappresentanza ai settori moderati, tendenzialmente cattolici, espressione sia della Gallarate popolare dei quartieri periferici come Sciarè che di quella più borghese da cui viene lo stesso Guenzani. Restano da recuperare altri settori: sabato la campagna ripartirà dai luoghi fisici, da mercato e centro storico, domenica lista civica e partiti del centrosinistra saranno invece nelle piazze davanti alle chiese dei rioni, per ricordare che si va al ballottaggio e per illustrare ancora il programma. 

E la Lega? Tagliata fuori dai giochi, sembra orientata a non sosterere alcun candidato. Giovanna Bianchi affermò subito di affidarsi alla «libertà intellettuale dei gallaratesi». Il popolo dei militanti sembra lontano anni luce da Massimo Bossi, anche se evidentemente storce il naso anche di fronte a Guenzani: e se alcuni dei leghisti più attivi giurano che «mai con i comunisti» (fatta eccezione per autorevoli voci, vedi il borgomastro varesino Attilio Fontana)  e valutano tra voto a Bossi e astensione, molti altri – soprattutto tra i giovani, nelle piazze, ma anche su Facebook – non nascondono la loro intenzione di voto per Guenzani e l’alleanza larga per il cambiamento.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 maggio 2011
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