La Lav appoggia Corrado e la lista Articolo 3

Presa di posizione da parte dell'associazione anti-vivisezione che chiede ai cittadini di appoggiare il programma animalista portato avanti dalla lista civica

Riceviamo e pubblichiamo

 

La Lav invita tutti i cittadini bustesi che hanno a cuore i diritti degli animali a votare, alle prossime elezioni comunali, il candidato sindaco Antonio Corrado e la lista civica Articolo 3.
Come consigliere comunale di opposizione nelle ultime due legislature, Antonio Corrado ha sempre supportato in Consiglio comunale tutte le battaglie civili della Lav. In particolare, Antonio Corrado ha concretamente supportato sin dall’inizio la nostra campagna contro la vivisezione all’Università dell’Insubria di Busto Arsizio, aiutandoci a raccogliere informazioni tramite interrogazioni e acquisizioni di documenti e presentando in consiglio comunale la "Risoluzione di San Francesco" contro la vivisezione.

L’attuale compagine amministrativa bustese Lega-PDL ha agito in tutti questi anni come mero strumento degli interessi dei vivisettori dell’Uninsubria nella nostra città. Votare per Gigi Farioli come sindaco e per le liste Lega Nord e Popolo della Libertà significa mantenere e consolidare il potere politico dei vivisettori a Busto Arsizio, significa perpetuare i terribili esperimenti che avvengono ogni giorno nel cuore della nostra città su migliaia di animali innocenti.

Antonio Corrado e la sua lista civica Articolo 3 presentano invece nel loro programma un impegno chiaro e preciso: <<Richiesta all’Università dell’Insubria di abbandonare la pratica della vivisezione in favore di una ricerca che non preveda l’impiego di animali, in modo da fare di Busto Arsizio la piccola capitale italiana della ricerca senza animali, scientificamente all’avanguardia ed eticamente sostenibile. Pena la rescissione immediata della convenzione per l’utilizzo dei locali comunali dei Molini Marzoli e della Villa Manara>>.

LA STORIA – Alla fine degli anni novanta il sindaco Gianfranco Tosi (alla guida di una giunta monocolore della Lega Nord) vuole a tutti i costi, per motivi di prestigio, che a Busto Arsizio si insedi una qualsiasi università. Così, dopo avere disposto l’acquisto e la ristrutturazione, da parte del Comune, dei fatiscenti edifici degli ex-Molini Marzoli, convince l’Università dell’Insubria ad insediarsivi , attivando un corso di laurea in “biologia sanitaria”.

In realtà ai docenti dell’Uninsubria , tutti ricercatori su animali provenienti dalla sede di Varese, non interessa attivare un corso di laurea, bensì avere a disposizione dei laboratori dove condurre le proprie ricerche, visto che la sede di Varese è ormai satura. L’attivazione del corso di laurea è insomma il prezzo che i vivisettori dell’Uninsubria devono pagare per poter svolgere le loro ricerche.

Molto più alto è il prezzo che devono pagare i contribuenti bustesi ai vivisettori, che ottengono dalla giunta Tosi l’utilizzo gratuito degli edifici appena acquistati e ristrutturati (per la bellezza di 15 milioni di euro!), l’allestimento di laboratori di vivisezione e contributi (100.000 euro l’anno) per le spese di gestione e di consumo dei “materiali di laboratorio” (gli strumenti per vivisezionare gli animali e gli animali stessi!).

Incommensurabile è invece il prezzo che pagano gli animali torturati e uccisi ogni giorno nei laboratori dell’Università dell’Insubria.

 

Durante l’amministrazione di Luigi Rosa (alla guida di una giunta formata da Lega Nord, Forza Italia, Alleanza Nazionale e UDC), nel 2003, i vivisettori dell’Uninsubria cominciano a praticare esperimenti su animali nei laboratori di Busto, scatenando grande avversione nella società civile bustese.

La LAV di Busto Arsizio smaschera i vivisettori denunciando l’estrema crudeltà degli esperimenti condotti ai Molini Marzoli e dimostrando come tali esperimenti siano anche privi di qualsiasi fondamento scientifico.

Il successo della campagna porta in consiglio comunale all’approvazione della "Risoluzione di San Francesco" contro l’utilizzo di animali nei laboratori cittadini e nel 2004 Luigi Rosa dichiara il suo impegno a inserire un vincolo in tal senso nella nuova convenzione Comune-Università, salvo poi firmare a tradimento, nel 2005, un accordo di programma pre-convenzione che non contiene alcun vincolo!

 

Le cose peggiorano ulteriormente con l’amministrazione di Gigi Farioli (alla guida di una giunta formata dal Popolo della Libertà e dalla Lega Nord), che utilizza ancora una volta i soldi dei contribuenti bustesi per fare l’ennesimo regalo ai vivisettori: nel 2007 il Comune di Busto Arsizio partecipa alla cordata per il finanziamento di un altro centro di ricerca su animali, l’Insubrias Biopark di Gerenzano, stanziando un contributo di ben 500.000 euro!

Il cerchio si chiude nel 2009, con la stipula della nuova convenzione tra il Comune di Busto Arsizio e l’Università dell’Insubria, che conferma a quest’ultima l’utilizzo gratuito dei Molini Marzoli e dall’appena ristrutturata (per la bellezza di 4,5 milioni di euro!) Villa Manara, ennesimo laboratorio di vivisezione regalato da Gigi Farioli ai ricercatori dell’Uninsubria, che continueranno a svolgere esperimenti su animali in barba alla Risoluzione di San Francesco 2003 contro lo svoglimento di esperimenti sugli animali in città.

 

Nonostante questa durissima sconfitta abbiamo ancora la possibilità di fermare la vivisezione nei laboratori dell’Uninsubria di Busto Arsizio. Un articolo della nuova convenzione prevede infatti, per entrambe le parti, la possibilità di rescindere unilateralmente la convenzione, quindi il Comune ha la possibilità e l’opportunità di chiedere all’Università di smettere di utilizzare animali e di annullare la convenzione qualora l’Università non ottemperasse.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 maggio 2011
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