La lunga veglia per Angioletto

I ragazzi del Candiani hanno vegliato tutta la notte la salma del partigiano la notte prima del suo funerale. “Era un atto dovuto per un uomo di quel calibro”

I ragazzi del liceo artistico Candiani di Busto hanno avuto da sempre un rapporto speciale con Angioletto Castiglioni. L’ultima occasione di incontro è stata per le celebrazioni del 25 aprile che, grazie alla massiccia partecipazione di giovani, ha commosso Angioletto.
Per questo motivo, la notte prima della vigilia del suo funerale, i ragazzi del Candiani hanno organizzato una veglia durata tutta la notte per non lasciare solo Angioletto. «E’ stato doveroso» racconta il presidente degli studenti del liceo, Francesco Fontana, perchè «Angioletto, nonostante la salute precaria, ha partecipato alle celebrazioni del 25 aprile (durante le quali gli è stata intitolata la piazza del Tempio Civico, ndr) è quindi questo era il minimo per omaggiarlo». Gli studenti hanno quindi aderito con entusiasmo alla proposta avanzata da alcuni docenti dell’istituto di vegliare la salma per tutta la notte. E così dalle 20 fino a mezzanotte «abbiamo eseguito delle letture, proiettato spezzoni di video e cantato canzoni» mentre dalle 24 alle 6 di mattina «a turni abbiamo garantito la nostra presenza per tutta la notte». E proprio mentre iniziava la serata «un bellissimo arcobaleno ha decorato il cielo. Un segno di Angioletto?».
Ma passare la notte attorno alla bara di un uomo di quel calibro ha prodotto nei ragazzi «sensazioni forti di dolore e di smarrimento» che si sono però mischiate «alla voglia di riscatto, di contribuire alla costruzione di un mondo migliore».
La veglia non voleva essere un semplice atto simbolico o retorico. Francesco ricorda che «il modo migliore per rendere omaggio è portare avanti i suoi valori e i suoi ideali». E quindi la memoria del suo messaggio «non va trattata in modo retorico ma va concretizzata nel presente, nella vita quotidiana». Concretizzarla oggi con quella che questi ragazzi ritengono essere la loro missione: «captare le nuove forme spesso subdole di razzismo, di intolleranza, di schiavitù per combatterle». Un ambizioso obiettivo che segue la strada che ha tracciato Angioletto durante la sua ultima apparizione in pubblico, il 25 aprile. In quell’occasione, visibilmente commosso, aveva ammonito che “la nostra società ha oggi più che mai bisogno di amore. Di quell’amore che ha vinto i campi di sterminio e che oggi deve spingerci a stringere la mano a uomini, donne e bambini che ci chiedono aiuto”. Un monito che ha molto colpito perchè «nonostante l’odio e le brutture che ha visto -conclude Francesco- Angioletto ha predicato fino all’ultimo l’amore come unico rimedio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 maggio 2011
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