Lasciti testamentari: uno strumento per sostenere il terzo settore

All’Università Carlo Cattaneo si è parlato di “cultura del donare” con gli esponenti del mondo del volontariato e dei notai

Occhi puntati sul terzo settore oggi all’Università Carlo Cattaneo per una giornata dedicata ai mezzi di finanziamento delle tante realtà del nostro Paese. Lo spunto, estremamente attuale, è il confronto tra realtà del non profit, rappresentanti degli ordini professionali, accademici, su un mezzo importante, ma ancora non così diffuso per il sostegno al terzo settore, ovvero i lasciti testamentari.
Dai dati pubblicati sul sito del Ministero della Giustizia, risulta che dal 1989 al 2010 il numero dei testamenti pubblicati in Italia (sia olografi che pubblici) è passato da 894.552 a 1.188.500, quindi con un incremento, peraltro non costante negli anni, minimo, e che comunque, nel totale, rappresenta una percentuale minima del numero delle successioni che si aprono ogni anno in Italia.
L’Università Cattaneo si affianca a quanto il notariato da tempo sta facendo insieme alle organizzazioni del terzo settore per diffondere la cultura del lascito. L’incontro, infatti, è stato organizzato dalla LIUC insieme all’Associazione sindacale dei notai della Lombardia con il patrocinio della Fondazione comunitaria del Varesotto onlus e in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Busto Arsizio, l’Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio e Studio Lentati.

«Oggi assistiamo – ha detto il professor Giuseppe Zizzo, Professore ordinario di Diritto tributario all’Università Carlo Cattaneo – a una sempre maggiore riduzione delle attività di welfare da parte dello Stato. Il terzo settore rappresenta un fenomeno fondamentale per il benessere e la coesione sociale ed è sempre più necessario che si raccolgano risorse per garantirne la sopravvivenza: se infatti sono molte le attività che queste organizzazioni mettono in campo per raccogliere fondi, è altrettanto vero che a permettere il sostentamento delle tante realtà del non profit sono soprattutto le donazioni dei cittadini, compresi i lasciti testamentari».
Da parte dei notai, un richiamo all’importanza di informare sul valore di questa scelta e anche sulle modalità concrete di realizzazione del desiderio di donare: «La scelta del "dono" – ha detto il notaio Domenico Chiofalo, membro del comitato direttivo dell’Associazione sindacale dei notai della Lombardia – è importante per la vita di una persona ed è fondamentale che sia libera e consapevole. È necessario quindi essere correttamente informati per scegliere gli strumenti idonei a realizzare le proprie volontà. In alcuni casi occorre bilanciare il desiderio di donare con la tutela rigorosa che la legge prevede per i propri eredi, limitando la stessa libertà di donare; l’ordinamento comunque, permette di disporre liberamente (quindi, anche a favore di enti non-profit) di una parte del proprio patrimonio, la cosiddetta quota disponibile. La legge consente, inoltre, attraverso strumenti tecnici, come l’onere, di lasciare un segno tangibile del "dopo di noi" vincolando i beneficiari delle donazioni e indicando, anche parzialmente, la destinazione e lo scopo delle stesse, per esempio, la realizzazione di opere specifiche, o l’istituzione di borse di studio. Per utilizzare al meglio gli strumenti giuridici a disposizione è opportuno farsi seguire in questo percorso da consulenti esperti, di fiducia, che favoriscano la piena realizzazione dei propri desideri».

Non sono mancate poi riflessioni sulle inevitabili lungaggini burocratiche, che non facilitano certo la realizzazione di queste scelte: quello che emerge è la necessità di prassi più semplici e sicure e di una maggiore trasparenza, per poter comprendere realmente il “secondo tempo” delle donazioni: «Si fa strada nel non profit – afferma Carlo Mazzini, fiscalista esperto di non profit – il timore che molti lodino il terzo settore ma che non lo si agevoli, anzi. Alcuni indizi: la domanda di socialità aumenta ma, anche sulla scorta di recenti notizie (Il Sole 24 Ore del 28 aprile scorso) il numero delle Onlus sarebbe diminuito (- 28% in 6 anni) a causa di sempre maggiori lacci e lacciuoli posti dall’Agenzia delle Entrate a questi enti. Le tariffe postali per il non profit sono più alte di quelle concesse alle aziende for profit. L’amministrazione di un ente senza scopo di lucro è soffocata da adempimenti ai quali gli amministratori (spessissimo volontari) fanno fatica a stare dietro. La destinazione di parte del proprio patrimonio ad un ente non profit già avviato (tramite donazione modale o un legato) si rivela essere una alternativa valida alla costituzione di un nuovo ente; il legato può risultare uno strumento che, pur "datato", può essere reso "nuovo" anche grazie alle nuove tecnologie. Il controllo delle donazioni, la loro tracciabilità, l’effettiva realizzazione dei progetti possono essere quindi oggetto di reporting accessibile a tutti i donatori».

La giornata ha visto anche un momento di presentazione di alcune case history, tra cui la stessa Università Carlo Cattaneo (sulla Biblioteca, dedicata a Mario Rostoni), Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, Sos Malnate, Fondazione Ferrario – Vanzago, Fondazione Piatti, Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 maggio 2011
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