Lavoro ai giovani e aiuti agli anziani: la ricetta di Nello Riga

Il capolista di Cocquio Tricolore: «Accordi con il supermercato per aiutare chi fatica a tirare fine mese, ampliamento del parco e lavoro ai neodiplomati». E sulla sicurezza: «Non le ronde padane ma personale addestrato»

Una vita “all’ala destra”, quella di Nello Riga, il candidato sindaco di Cocquio Tricolore che si presenta alle prossime elezioni. Storico esponente della destra gaviratese, Riga ha iniziato la sua militanza nell’Msi di Almirante (è stato consigliere comunale e dirigente a vario livello), è confluito in Alleanza Nazionale ma ha lasciato il movimento quando questa è confluita nel PdL. Ora è segretario provinciale de “La Destra”, il movimento guidato da Francesco Storace e promette una campagna elettorale “low cost” perché «Tutte queste spese che vedo sono un affronto a chi patisce la crisi».

Cinque anni fa lei si candidò con il centrodestra di Rota, che ora accompagna Ballarin. Come mai ha scelto un’altra strada?
«Cinque anni fa c’era An di cui ero esponente e venne creata una lista contrapposta alla Lega: perdemmo per colpa di CL che avrebbe voluto di nuovo l’ex sindaco Molinari e decise di non andare al voto. Io con il Carroccio non faccio accordi: ritengo la Lega una forza di sinistra e non dimentico le sue posizioni apertamente antifasciste; per questo considero l’alleanza con il PdL solo una somma di voti a cui non voglio partecipare».
 
Dunque come ha costituito la sua “Cocquio Tricolore”?
«Tagliando fuori ogni riferimento ai partiti. Avrei potuto utilizzare il simbolo de “La Destra” ma non l’ho fatto, perché voglio onorare nel nome e nel logo la nostra bandiera nazionale nel 150° dell’unità nazionale. A parole tutti lo dicono, poi lo fanno in pochi: i miei avversari parlano di liste civiche e poi mettono il “Sole delle Alpi” e il ramoscello d’ulivo nel simbolo, io penso solo al tricolore. Per quanto riguarda i candidati ho voluto dare grande spazio ai giovani: oltre la metà dei candidati sono under 40 perché credo che le nuove generazioni debbano avere l’opportunità di crescere in politica. Anche qui, tanti lo dicono ma poi non lo fanno: da parte mia invece cito l’esperienza di Gavirate dove, con una lista simile, siamo arrivati al 5,3%».
 
Ha parlato di giovani: nel vostro programma che spazi date loro?
«La prima misura cui penso è quella di dare posti di lavoro pubblici a neolaureati e neodiplomati: bisogna aiutarli a fare esperienza, magari affidando lavori semplici all’inizio e poi facendoli crescere. Daremmo anche un colpo a quelle mafie che si creano in certi ambienti di lavoro pubblici, dove chi entra è garantito a vita. Ma vorrei dare attenzione anche alle altre fasce deboli come gli anziani: a Cocquio ci sono un grande centro commerciale e altri esercizi; una situazione che andrebbe sfruttata istituendo, in accordo con il supermercato, una sorta di social card: i cittadini che hanno un bisogno reale potrebbero ricevere un buono nominale mensile per la spesa al supermercato, almeno per un paniere definito di prodotti. Un modo concreto per dare un aiuto a chi fatica a tirare la fine del mese e che spesso viene scavalcato da extracomunitari cui tutto sembra dovuto. Non dev’essere così».
 
Un altro punto del programma riguarda la sicurezza; quali sono le proposte?
«Ho nominato gli extracomunitari: voglio ribadire di avere grande rispetto per chi è in regola e si guadagna da vivere sudando e lavorando. Quelli però che non rispettano le regole e non lavorano – e spesso hanno tenori di vita comunque elevati – vanno controllati e se necessario allontanati. Per migliorare la sicurezza penso all’utilizzo di persone preparate come i “Rangers”, non certo alle cosiddette ronde che vuole la Lega per motivi politici. Mi dicano cosa succede se uno di questi viene aggredito e si fa male: è meglio affidarsi a persone con alle spalle una preparazione specifica per affrontare situazioni delicate. Ci sarebbe anche la Polizia Locale, ma gli agenti hanno orari definiti e avrebbero bisogno di operare spesso in straordinari che inciderebbero troppo sul bilancio. Poi vorrei incentivare, su un altro livello, la partecipazione dei pensionati ad attività di controllo, per esempio all’uscita delle scuole o nelle ore diurne al parco vicino alla stazione. Qui tra l’altro vorrei ampliare l’area a disposizione della gente, giovane o anziana, con un bar e attrezzature quali un campo da basket e quelle per lo skateboard».
 
Su un punto c’è parecchio dibattito, quello della grandi opere pubbliche. Qual è la sua posizione in merito?
«Il problema reale è quello della sede comunale: quella che c’è ha una posizione geografica ottimale, a metà strada tra la parte bassa e Caldana. Lì vicino c’è l’ex scuola “Maletti”: sistemando quest’ultima avremmo due edifici non lontani su cui articolare tutte le necessità. Se poi devo pensare a una struttura nuova, ricordo la possibilità di crearne una nel prato tra il cimitero e il centro commerciale, di poprietà municipale: lì potremmo progettare un centro nuovo e funzionale per ospitare una lunga serie di attività. Dalla posta a una biblioteca più grande, dal centro di aggregazione dei giovani a uno spazio per gli anziani. E già che ci sono riporterei il mercato dietro la stazione: lasciarlo sul piazzale del camposanto mi pare poco rispettoso, oltre che scomodo».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 maggio 2011
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