“Mafie a Gallarate”. La parola che non si può dire

Il tema è finito anche su Rai2, dopo i manifesti e le ultime denunce leghiste. E anche sui social network si discute animatamente

"Mafie a Gallarate". Dopo il servizio delle Iene sul parco della droga, il nome della città dei due galli torna in tv, alla ribalta nazionale. Merito (o colpa che dir si voglia, a seconda dei punti di vista) della trasmissione "L’ultima parola" di Gianluigi Paragone, che ha ospitato il governatore del Veneto Zaia in collegamento dal Teatro del Popolo. La città in questo caso era indicata come esempio della rottura tra Lega Nord e PdL, nel nome della lotta ad un sistema di potere consolidato portata avanti dal carroccio, all’opposizione da quattro anni dopo sei anni di alleanza. Al centro della questione, della «situazione particolare» indicata da Zaia, c’è il governo monocolore del PdL negli ultimi anni, «una gestione da casta – ha detto la candidata della Lega Giovanna Bianchi – e quantomeno poco trasparente nelle spese, che è stata capace di erodere le casse delle società partecipate». Gallarate caso isolato in Italia? Di certo caso interessante, ma anche sfida «strategica» dice Zaia, quindi non solo per il momento attuale ma anche per le prospettive nazionali.
Nel frattempo la denuncia sulla "mafia a Gallarate", già fatta dalla Lega in campo aperto (con i manifesti appesi ovunque, suggeriti direttamente da Umberto Bossi) infiamma anche il mondo di Facebook, attraverso la pagina "Gallarate al voto". Ne parla chi è coinvolto nella sfida politica, ma ne parlano anche i comuni cittadini. Che magari proprio grazie al social network si riavvicinano a temi che altrimenti rimangono nelle nicchie degli addetti ai lavori. L’esempio è la lunga discussione che si è aperta proprio in questi ultimi due giorni sul tema

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 maggio 2011
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