Mezza pastiglia di ecstasy e l’adolescenza non c’è più

Una lezione di "vita distrutta dalla droga" è andata in scena all'Isis Newton. I ragazzi di prima e terza hanno ascoltato la drammatica storia di una diciassettenne che voleva "sballare"

Il libro che Giorgia ha scritto sulla sua esperienza«Con la droga non si scende a compromessi». È il monito che Giorgia Benusiglio ha lanciato ai ragazzi dell’Isis Newton, riuniti in assemblea al centro De Filippi. I ragazzi di prima e di terza hanno ascoltato in silenzio la testimonianza di una ragazza che undici anni fa rischiò di morire a causa di una pillola, ingoiata a soli 17 anni, per vedere che effetto faceva: « Sono sempre stata incuriosità dalle droghe – ha spiegato Giorgia – mi documentavo con libri, internet. Poi arrivò a scuola un opuscolo del Ministero della Sanità che consigliava, in caso di consumo, di assumere un quarto di ecstasy, bere molta acqua e dopo qualche ora, assumerne un altro quarto. Mi sembrava, quindi, che stando attenti e attenendomi a quelle regole, avrei potuto provare lo sballo senza rischi. Ho capito, a mie spese, che quell’opuscolo non era corretto e che non si scherza con la droga».

Accompagnata dal padre, con cui condivide ormai da anni la missione di incontrare e informare i giovani di tutto il paese, Giorgia ha parlato soprattutto dei rischi insiti nelle droghe sintetiche: « Non avete idea di come e dove le fabbrichino. Si presentano come dei farmaci ma non lo sono affatto: chi le produce ha scarse nozioni di chimica e gli ambienti sono di solito scantinati putridi senza igiene».

Giorgia venne “presa per i capelli” dopo aver assunto un quarto più un quarto di ecstasy insieme ad alcuni suoi amici: « Eravamo andati in discoteca con quel preciso intento. Sul momento mi sono sentita fortissima e piena di energia. Non sentivo né caldo né freddo, sentivo le mie braccia e le gambe lunghissime. Poi sono tornata a casa e per circa una settimana sono state benissimo. Dovete sapere che il fegato non ha terminazioni nervose e quindi non si sente dolore. Una mattina mi sono svegliata con gli occhi gialli: era ittero. Ricoverata in ospedale, ho avuto solo il tempo di vedere i volti sconvolti e impotenti dei miei genitori e sono entrata in coma. Fortunatamente era solo come epatico: i fumi non avevano ancora intaccato il cervello. Ho subito un trapianto di fegato: 17 ore di intervento più altre 5 qualche giorno dopo. Quarantacinque giorni di terapia intensiva e una vita dipendente da farmaci pesanti che mi costringono ogni mese a controlli ematici per prevenire l’insorgenza di tumori. Insomma, una vita stravolta con il senso di colpa verso i miei genitori e verso Alessandra che mi ha donato, morendo, il suo fegato».

Nel quarto di pasticca ingerito da Giorgia, il “fabbricatore di morte” aveva iniettato veleno per i topi e piombo: « Queste sono sostanze che ampliano gli effetti del principio attivo. E poco importa  a chi fabbrica pillore dove vada a finire la quantità di veleno che inietta. Poco importa della vostra vita: davanti a un ragazzo che muore ce ne sono almeno 30 pronti a comprare».

I costi di fabbricazione di queste pillole in Olanda si aggirano attorno ai 20/30 centesimi, ma sul mercato vengono vendute dai 15 ai 30 euro: « Non potete sapere cosa ci sia in quelle paste. Potreste avere il miglior fornitore ma anche lui non potrà mai sapere cosa ci sia».

Il padre di Giorgia invita i ragazzi a documentarsi, su internet, su siti internazionali, senza paura: « C’è molta ignoranza anche sulla “marija” – spiega il padre di Giorgia – Anche noi adulti ignoriamo cosa sia diventato uno spinello. Spesso mi sento dire: “ma per uno spinello… anche noi quando eravamo giovani”. Tutti ignorano, però, che ai nostri tempi il principio attivo era al 4% mentre oggi è salito al 27-30%. E non crediate che voi siete immuni dalle pasticche perchè ne consumate ormai da tempo senza aver subito danni. Il vostro cervello si sta lentamente deteriorando, spegnendo a uno a uno i neuroni. Se vi chiedessero oggi di fare un tema e vi chiedessero la stessa identica prova tra tre mesi, con un’ottantina di pillole calate, quel tema sarà completamente diverso, non riuscirete più a farlo allo stesso modo. Chiaramente la colpa sarà dell’insegnante o della vostra stanchezza o di quel compagno che vi ha distratto. Bene, sappiate che state mentendo a voi stessi: è il vostro cervello a non essere più quello di una volta».

I ragazzi ascoltano, in silenzio. Stanno parlando anche di loro, della loro vita, della loro scuola. Le loro domande sono tutte incentrate sulle sensazioni di Giorgia, la sua curiosità, il rapporto con i genitori, gli effetti di quello sballo. La cronaca di questi giorni è piena di giovani morti per uno sballo.
Ne valeva la pena?

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 maggio 2011
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