Mirabelli: “Sullo stadio promesse da campagna elettorale”

Ecco l'intervento di Fabrizio Mirabelli, consigliere uscente del Partito democratico e nuovamente candidato

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Fabrizio Mirabelli (PD) sullo stadio di Varese

Apprendiamo che il vicesindaco De Wolff ha annunciato ieri che “Varese prepara uno stadio da serie A”. In campagna elettorale, il centrodestra è, da sempre, abituato a fare promesse che, poi, non è in grado di mantenere.
Nel 2006, per esempio, Fontana, anche allora candidato, giunse a promettere addirittura la realizzazione di uno stadio nuovo e sappiamo tutti come è andata a finire.
Tuttavia c’è un limite a tutto. In questi cinque anni, l’attenzione dell’Amministrazione uscente per lo stadio si è concretizzata esclusivamente nell’affrontare ben due emergenze.
Già l’anno scorso erano stati stanziati 800.000 euro per apportare, in fretta e furia, al glorioso Franco Ossola i rattoppi necessari ad adeguarlo alle normative vigenti.
Stessa musica quest’anno: sono stati stanziati 630.000 euro (peraltro ancora incerti perché finanziati tramite oneri di urbanizzazione e alienazioni patrimoniali) per potenziare le luci e risanare le strutture di calcestruzzo della curva sud.
Che sia stato addirittura necessario un summit in Comune “per verificare e definire” questi lavori è semplicemente ridicolo.
Ci permettiamo di ricordare, senza alcuno spirito di polemica, che ogni manuale di amministrazione pubblica definisce buon amministratore non colui che è costretto a gestire le emergenze ma colui che sa programmare gli interventi necessari per tempo.
Per quanto ci riguarda, riteniamo che, in questo momento, con la serie A finalmente a portata di mano, sia doveroso concentrarsi non solo sugli interventi manutentivi che pure vanno fatti ma soprattutto su quelli strutturali per consentire, comunque, al Varese 1910 l’eventuale iscrizione al massimo campionato.
Crediamo, però, che occorra ragionare anche in prospettiva. Con una visione moderna e coraggiosa, simile a quella che ispirò gli amministratori che ci precedettero quando, cinquant’anni fa, dotarono Varese di impianti sportivi moderni e all’avanguardia.
A differenza dell’Amministrazione uscente che pare avere abbandonato l’idea di un nuovo stadio, dato che ci troviamo in fase di redazione del PGT, lo strumento urbanistico che delineerà il futuro della nostra città, per i prossimi quindici o venti anni, non abbiamo ancora convinzioni categoriche in proposito e siamo disponibili a confrontarci a 360° su cosa significhi oggi, e più ancora domani, realizzare un grande impianto sportivo moderno.
Il mondo, l’Europa e il resto d’Italia ci dimostrano quanto il presente e, ancora di più, il futuro, appartengano e siano destinati ad appartenere agli impianti polivalenti, realizzati tramite project financing.
Senza scomodare gli innumerevoli esempi americani, inglesi, francesi o tedeschi, basti qui ricordare il Future Show di Bologna, terminato nel 2008.
Si tratta di impianti che, una volta costruiti, riescono, generalmente, ad autofinanziarsi perché vengono utilizzati tutti i giorni dell’anno, non solo per eventi sportivi ma anche per concerti, spettacoli, mostre, convegni, ecc.
Tecnicamente non comportano alcun problema: negli USA, infatti, in giorni diversi, vi si può tranquillamente giocare a football americano, basket, baseball, calcio…
Impianti di questo tipo costano all’incirca sessanta o settanta milioni di euro, chiavi in mano. Soldi che indubbiamente non possono e non devono essere sborsati dall’Amministrazione pubblica che, tra l’altro, nel nostro caso, non li possiede neanche.
Ciò significa che un’Amministrazione pubblica lungimirante deve limitarsi ad individuare l’area adatta e indire un bando di gara in cui, naturalmente, può fissare dei paletti relativi, per esempio, all’eventuale presenza e consistenza di un insediamento commerciale.
Saranno, poi, i privati interessati, sia pure sotto il controllo dell’Amministrazione stessa, a realizzare materialmente l’opera.
Varese è pronta, in fase di redazione del PGT, a gettare le basi, affinché, almeno in futuro, come sottolineato recentemente anche dall’Assessore regionale Cattaneo, rimanga aperta la possibilità di seguire questa strada che, a nostro parere, sarebbe l’unica veramente moderna ed innovativa, o preferisce rincorrere, di volta in volta, come ha fatto e sta facendo l’Amministrazione uscente le emergenze che, inevitabilmente e sempre più spesso, ormai stanno logorando non solo lo stadio ma l’intero e prezioso patrimonio di impianti sportivi?
Esistono aree adatte, per vocazione urbanistica ed accessibilità, ad ospitare un impianto sportivo polivalente che avrebbe, per la stessa sua natura, una valenza sovracomunale? C’è la volontà di individuarle?
Ci auguriamo che questo nostro intervento, teso a superare la propaganda elettorale, possa servire ad aprire un confronto vero nella città, fra tutti i varesini, per individuare una soluzione condivisa e di largo respiro ad un problema che, a causa della vecchiaia e dello stato di fatiscenza di pressocchè tutti gli impianti sportivi maggiori (stadio, palazzetto, palaghiaccio, piscina di via Copelli) non si può più fare finta che non esiste e rinviare nel tempo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 maggio 2011
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