Mladic, il boia di Srebrenica

Il profilo del generale serbo bosniaco accusato di genocidio e crimini contro l’umanità

ratko mladicRatko Mladic, arrestato giovedì scorso dai reparti speciali serbi è passato alla storia come il boia di Srebrenica. Era Ufficiale dell’esercito serbo-bosniaco: ricordato come uomo duro e spietato, non si fermò di fronte a vittime inermi. Fu lui a guidare i reparti d’attacco a Srebrenica. La sua vita è segnata dalla violenza. Aveva appena due anni quando il padre viene ucciso dagli ustascia croati, alleati dei nazifascisti. La morte del padre lo segnerà per sempre e per tutta la vita odierà sia i croati sia i musulmani. Quando esplose la guerra con la Croazia nel 1991, Mladic, con il grado di colonnello assunse il comando delle unità dell’esercito federale jugoslavo. Di quel periodo si ricordano i pesanti bombardamenti che Mladic ordinò su Zara dalla montagna che sovrasta la città, tattica che verrà perfezionata con gli assedi di Sarajevo, Gorazde, Bihac, Srebrenica nella successiva guerra in Bosnia. Mladic diventa il comandante dell’esercito dell’autoproclamata Repubblica Serba di Bosnia. In sei mesi di guerra, conquista il 70% del territorio della Bosnia, avendo a disposizione la potenza militare dello Jna, l’esercito jugoslavo schierato contro bosniaci e croati spesso disarmati e inesperti. I suoi uomini attuarono una brutale pulizia etnica (due milioni e mezzo di persone cacciate dalle loro terre e dalle loro case) in nome della Grande Serbia. Con lui tornano in Europa i campi di concentramento nei quali migliaia di prigionieri vennero picchiati, torturati, affamati e uccisi. I suoi uomini praticarono lo stupro etnico come arma di guerra. Contro Mladic, così come contro l’ex presidente Radovan Karadzic, il Tribunale penale delle Nazioni unite (Tpi) formalizzò, nel luglio e nel novembre 1995, due atti di accusa per genocidio e crimini contro l’umanità. srebrenica
Nel 1996, il Tpi emise contro i due un mandato di cattura internazionale. Nel novembre dello stesso anno, Mladic viene destituito dal comando dell’esercito serbo bosniaco ma continuò a vivere tranquillamente tra Bosnia e Serbia, protetto dall’esercito dei suoi ex subordinati bosniaci e da quell’esercito jugoslavo di cui ha sempre fatto parte. Protezioni che dureranno anche dopo la caduta del presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, nell’ottobre 2000, almeno fino a tutto il 2001. Dal 2002, iniziò a nascondersi con maggiore prudenza, ma riuscì a sempre contare su una rete di appoggio clandestina di militari, ex militari e civili nazionalisti.
Tra le vittime della guerra in Bosnia vi è stata anche l’unica figlia di Mladic, Ana, che a 23 anni, nel 1994, si è suicidata a Belgrado. Secondo alcuni per quello che il padre stava facendo in Bosnia, secondo altri per la morte del suo fidanzato che Mladic, per allontanarlo da lei, aveva mandato al fronte. Mladic, 69 anni, era uno dei due ultimi criminali di guerra serbi ancora latitanti e richiesti dal Tribunale penale internazionale dell’Aja. L’altro è Goran Hadzic, ex capo politico dei serbi di Croazia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 maggio 2011
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