Moretti racconta la bella Napoli e i napoletani

Mercoledì primo giugno il sociologo della fondazione "Giuseppe di Vittorio" presentera "bella Napoli" (Ediesse) alla libreria Feltrinelli di Varese. Si replica giovedì 2 giugno alla Casa di Nando di Gazzada Schianno

Le storie raccolte da Vincenzo Moretti in “Bella Napoli. Storie di lavoro, di passione e di rispetto” (Ediesse) hanno lo splendore delle oasi, mi fanno pensare a ciò che dice Hannah Arendt: «persino nel cuore del deserto ci sono le oasi e anche se le oasi vengono distrutte dalle tempeste di sabbia o da un mondo che le respinge, rimangono comunque dei luoghi dove è possibile mantenere insieme mente e anima».
Le donne e gli uomini raccontati in presa diretta da Moretti, con fatica e caparbietà lottano per contrastare l’esclusione, la massificazione, il deragliamento in zone frastagliate da urti con la violenza che deturpa non solo la bellezza estatica dei luoghi, ma, soprattutto, gli animi più sensibili. Storie emblematiche di una umanità maggioritaria che non viene quasi mai messa in evidenza dai media, non fa audience, non crea sciacallaggio morboso la normalità.
Quanta armonia, ironia, bellezza in questa normalità di gente che vive e lotta ogni giorno per dipanare il diritto alla propria integrità. Anche nei momenti di arrendevolezza ai disagi, i ripiegamenti hanno quella forza del coraggio che porta a rimboccarsi le maniche e ricominciare: c’è l’ardore della passione a non tradire se stessi e la naturale propulsione a non lasciarsi accadere, a non cedere alle lusinghe del facile ed effimero, a non permettere allo stridore del pre-giudizio di tramutarsi in predizione autoavverantesi.
C’è questo sguardo dell’intervistatore discreto e amorevole, artefice del non detto, quel porsi non giudicante che invita alla riflessione allargata,ad indagare oltre il contingente del quotidiano che dà brio ai racconti e ne suggella lo spessore non artificioso.
È da questo sguardo, che abbraccia senza stritolare, che le persone si illuminano di straordinarietà; solo chi conosce le ragioni sociali e storiche che stritolano questa “bella città’” e la sua gente, può permettere quest’ariosità non angusta e accogliere ogni diversità, sia territoriale che culturalmente e identitariamente differenti.
Sono gli atti, l’agire che danno respiro alla speranza e che fanno uscire dal deserto in un caleidoscopico intreccio di oasi plurime,trasversali, leggere e pensanti: colme di semi di pace e naturalità.
Non esageriamo nel delineare la carica di speranza che questa lettura infondono, nell’entusiasmo generato da ogni “incontro” con l’autenticità delle persone qui raccontate, che riconoscono se tesse come portatrici di attese di oasi, mentre esplorano la bellezza del lavoro non come bisogno da espletare, ma come cifra di senso dello stare dentro un’oasi.
Questi “Incontri” qui raccontati vanno custoditi per l’effervescente bellezza dei percorsi vissuti e/o da attuare, come se ognuno di loro ci consegnasse un testimone: – «Va e coltiva oasi aggreganti».
L’opera di Vincenzo è di una preziosità che fa nascere intorno ad essa un’ingombrante senso di appartenenza, per ora c’è questo autoriconoscimento antico, una tutela che parte da un lontano condividere lo stesso pane o semplicemente dall’essere riconosciuto come un “coltivatore diretto” di Amicizie di cui Platone direbbe: «Se uno, con la parte migliore del suo occhio guarda la parte migliore dell’occhio dell’altro, vede se stesso».

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Bella Napoli” di Vincenzo Moretti sarà presentato mercoledì 1 giugno alle ore 18 alla libreria Feltrinelli di Varese (Corso Aldo Moro 3) . Introduce l’incontro Santina Verta.
Si replica giovedì, inizio ore 20 e 30, alla Casa di Nando a Gazzada Schianno (via Italia Libera 62)

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 31 maggio 2011
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