Pellini: “La testa più bella? Quella della Cinquetti”

Parla Alfredo Pellini, il parrucchiere varesino delle dive, che da qualche tempo si è messo in "part time da sé stesso" lasciando la conduzione al figlio e ai nipoti. Tra le sue clienti anche Milva, Mia Martini, Carla Fracci

Mai pronunciare in sua presenza la parola pensione. Perché Alfredo Pellini, 73 anni, 60 di professione, di cui 41 trascorsi nel centralissimo salone di bellezza di via Moro a Varese, nonostante da qualche mese abbia affidato l’attività alla nuova generazione di famiglia, le forbici non le ha posate. E di riposo non vuole neanche sentire parlare: «Mi sono preso solo un part time con me stesso e dal mio salone: dedico ancora spazio alle clienti che mi cercano».

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Alfredo Pellini, una vita tra le dive della tv e dello spettacolo 4 di 6

Carattere da vendere ed energia inesauribile, il sig. Alfredo è in negozio praticamente tutti i giorni: sono ancora tante le clienti che vogliono essere pettinate e consigliate da lui. Così come nel corso della sua carriera sono state tante le dive della televisione e dello spettacolo che si sono affidate alle sue mani da esperto.

Un’esperienza partita da Cremona nel lontano 1951: «Non è stata passione a prima vista: mia mamma, che faceva la magliaia, voleva che imparassi un mestiere e così mi mandò da un parrucchiere da uomo, prima come apprendista e poi come lavorante. Avevo 13 anni. A 24 anni, per seguire la mia fidanzata di allora, che poi divenne mia moglie e che era parrucchiera da donna, venni a Varese: aprimmo un negozio a Giubiano e lì rimanemmo dieci anni. Da lei imparai parecchio e, grazie alla mia fame di voler conoscere, mi buttai anche nel femminile, affinandomi poi in varie accademie e saloni da coeffeur».

Poi vi siete trasferiti in centro: un salto di qualità…
«Siamo venuti qui negli anni ’70. A quei tempi in centro c’erano almeno otto/dieci nomi di grandi stilisti, e ben tre erano in corso Matteotti: parlo di Tino Paravicini, Gianni Manghi, Andrea Casa. In corso Matteotti c’era anche Rossi e in piazza Monte Grappa Ottavio. Abbiamo sferrato l’attacco a questi grandi “santoni” e ce l’abbiamo fatta: eravamo giovani e rampanti e il nostro target era giovane. E seguendo le richieste delle clienti negli anni abbiamo aggiunto il centro di estetica e benessere».

Ma il suo successo è andato anche fuori Varese: nella sua carriera, lei ha pettinato molte teste importanti. Come è entrato in contatto con il mondo dello spettacolo?
«Questa è una chicca nel mio curriculum di attività: e cioè il fatto che, pur essendo a Varese, ho avuto l’opportunità di poter creare acconciature per personaggi di valore e vere celebrità, e ne vado orgoglioso. Negli anni ’70 la giornalista varesina della Prealpina Luisa Binacchi Crespi era mia cliente: è stato lei il mio contatto. Mi chiamavano per pettinare attrici, cantanti, soubrette per i servizi sui grandi settimanali di moda, costume e società».

Facciamo qualche nome…
«Tra le cantanti Gigliola Cinquetti e Viola Valentino, che pettinavo per le foto sulle copertine dei nuovi disco. Ma ho lavorato tanto anche con Milva e Mia Martini. Tra le attrici Valeria Ciangottini, che lavorava con Fellini, e Ottavia Piccolo. La famosa bionda della tv Mariolina Cannuli, annunciatrice Rai. Tra le ballerine: Carla Fracci in primis, ma anche Liliana Cosi, che alla Scala era l’alter ego della Fracci e che veniva anche qui in negozio a Varese».

Come erano queste dive?
«Erano disponibili, persone alla mano. Con loro si entrava davvero in simbiosi, si facevano consigliare e si fidavano di me».

La più bella testa?
«Sicuramente la Cinquetti: aveva un capello mosso, molto morbido e folto che si lavorava molto bene. Ma anche l’attrice Rosanna Fratello e Valeria Ciambottini avevano capelli splendidi».

E la più difficile?
«Carla Fracci. Doveva avere i capelli sempre tirati lisci con la riga in mezzo: la sua immagine era quella e non poteva essere stravolta».

Sig. Alfredo, come è cambiata la professione in questi anni?
«Tantissimo: nel mondo delle acconciature, funziona come nella moda. Oggi la gente va a comprare i jeans strappati: sono rotti però fa moda. Anche nella coiffeur è così: a differenza di quell’epoca in cui anche il lavoro tecnico contava, oggi piace quello che prima era considerato disordinato. Trent’anni fa le acconciature di oggi sarebbero state sbagliate: certo, sarà da verificare quanto tutto questo reggerà. Credo che ci saranno dei grandi ritorni: in primis quello della femminilità della donna. A giudicare sarà solo il tempo, così come è stato per la moda della fine degli anni ’80: abbiamo avuto anni in cui si facevano dei grandi cespugli in testa. Anche quella moda ha retto qualche anno e poi la gente l’ha rifiutata».

Esiste un motto, un leitmotiv che ha sempre guidato la sua carriera?
«Non essere mai completamente soddisfatto, perché si più fare sempre di più. La professionalità alla fine paga, però bisogna darle tempo e bisogna partire sempre da una base di umiltà. Non credo nel successo facile: oggi avviene spesso perchè basta avere alle spalle un sponsor che ti spinge, ma è il risultato nel tempo che conta e le giovani meteore passano in fretta».

Quale è il consiglio che si sente di dare alle nuove leve del mestiere, affinché non si trasformino in meteore?
«Anticipare i tempi, aggiornarsi sempre, stare vicino alla moda, alle case e ai loro nuovi prodotti. Questa è una fortuna che hanno solo in pochi perché sono pochi quelli in cui le grandi aziende credono».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 maggio 2011
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