Pisapia e una green economy per Milano

Quattro le priorità per governare la metropoli secondo il principale sfidante dell'attuale sindaco. «Il comune sia esempio di etica e legalità»

giuliano pisapiaÈ il principale avversario di Letizia Moratti nella corsa a Palazzo Marino e, come è già avvenuto per le primarie quando scompaginò il centro sinistra superando il candidato forte del Pd, Stefano Boeri, ancora una volta Giuliano Pisapia prova a rivoluzionare il mondo politico meneghino. Avvocato, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, neo sposo, classe 1949, Pisapia si propone con il messaggio “Il vento cambia davvero”. Lo slogan riecheggia una storica campagna elettorale francese, ma che vuole essere soprattutto un manifesto dei suoi propositi per una città che tradizionalmente guarda al centrodestra in politica.

Quali sono le priorità nella gestione di Milano in questo momento e su cui vuole puntare?
«Le priorità per governare Milano oggi sono quattro. Innanzitutto aria pulita in senso reale e metaforico, grazie alla riconversione energetica di tutti gli edifici comunali. Poi, i trasporti. Occorre rispettare i tempi di realizzazione delle nuove linee e fermate della metropolitana, aumentare le corsie preferenziali e la frequenza delle corse per i mezzi pubblici di superficie, migliorare il sistema aeroportuale milanese e ripensare il nodo ferroviario metropolitano per rendere i servizi efficienti. In tema di lavoro ed economia è cruciale il microcredito a sostegno delle imprese giovanili e di quelle in difficoltà. Milano deve rivendicare il titolo di capitale dell’economia digitale e della comunicazione sfruttando la diffusione della banda larga e rendendo concreto il progetto Wi-fi con una copertura capillare del territorio cittadino. Infine la cultura: accanto ai grandi eventi internazionali occorre intervenire perché in tutti i quartieri vi siano centri polifunzionali e multimediali rendendo concreto il concetto di una cultura diffusa».

Quali sono stati gli errori della gestione di Letizia Moratti?
«Il primo, enorme e lampante, è la gestione di Expo, ed è sotto gli occhi di tutti: solo dopo tre anni dall’assegnazione abbiamo avuto la certezza di dove e come sarà realizzata. Un altro punto dolente è l’utilizzo delle aziende municipalizzate come bancomat per riempire le casse del Comune. E poi c’è il crack da 18 milioni di euro per il fallimento di Zincas, la società impegnata per statuto in progetti di mobilità sostenibile realizzati a favore del Comune o di enti pubblici. La giunta Moratti poteva fare alcune cose buone, ma le ha lasciate a metà: l’Ecopass, che era una scelta coraggiosa, non è stato applicato nel modo dovuto e quindi non ha dato i risultati sperati. Il bike sharing: il progetto prevedeva la realizzazione di 300 stazioni di bici ma ne sono fatte solo 104. Oppure la pavimentazione di corso Buenos Aires: è stata rifatta, ma senza neanche un metro di pista ciclabile».

A proposito di Expo, si possono ancora valorizzare le possibilità offerte dall’evento del 2015 o ormai è una occasione persa?
«L’Expo ci offre la grande occasione di promuovere l’agricoltura di prossimità e la filiera della trasformazione dei prodotti agricoli con caratteristiche di genuinità e km zero (con divieto di produzioni Ogm). Ma l’Expo deve garantire, mediante adeguati meccanismi di controllo urbanistico, che l’area dopo l’evento mantenga le sue caratteristiche verdi e l’edificazione non rientri nel quadro delle operazioni speculative e immobiliari».

Come Milano può tornare ad accogliere nuovi cittadini?
«Milano deve attrarre i ragazzi offrendo lavoro dignitoso (e non solo stage sottopagati), case a buon mercato. Milano deve essere una città in cui i diritti fondamentali – al lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di culto, alla sicurezza – siano patrimonio di tutti gli abitanti, qualunque sia il loro luogo di partenza».

Come Milano può tornare ad essere il centro economico e morale di Italia?
«Il tema della ripresa economica è una delle priorità per Milano. La green economy deve diventare un fattore di qualità dello sviluppo milanese. Dall’energia ai trasporti, dalla creazione di ampie aree wi-fi a supporto dell’imprenditorialità diffusa alla gestione dell’acqua, dai rifiuti al sostegno di nuove tecnologie e modalità nel campo energetico per i consumi familiari e di riscaldamento. A Milano la scienza e la tecnica italiane hanno prodotto risultati straordinari. Vogliamo tornare al livello della nostra storia: miglioriamo la qualità delle nostre facoltà scientifiche. Il Comune di Milano deve dare il buon esempio in tema di etica e legalità: l’amministrazione deve essere trasparente, ritengo, per esempio, che dovranno essere pubblicati sul sito del Comune tutte le nomine fatte in organismi pubblici o società partecipate con i relativi compensi economici. Devono essere attuate norme rigorose per la prevenzione della corruzione».

Come affrontare il prevedibile aumento dell’immigrazione causato dalle tensioni internazionali?
«Innanzitutto c’è una grave responsabilità del Governo che ha scarsa autorevolezza internazionale ed è inaffidabile per le politiche dell’immigrazione e dell’integrazione. C’è un problema rilevante di ritardo e incomprensione da parte dell’Unione Europea. Da ultimo bisogna risolvere al più presto la questione della condizione giuridica delle persone che arrivano dalla sponda sud del mediterraneo, in particolare attraverso la concessione di permessi umanitari temporanei. Ci tengo a ricordare che Milano è ancora la sede dell’Authority del volontariato: non ne eravamo tutti orgogliosi, compreso il centrodestra?»

(Fpsmedia per Legablog)

LO SPECIALE ELETTORALE DI MILANO

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 maggio 2011
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