Profughi dalla Libia abbandonati, scontro PdL-Lega

Sono 48 ragazzi richiedenti asilo politico: la Regione li ha mandati in città senza avvertire il Comune. Il sindaco: "Non siamo pronti ad accoglierli". Sono rimasti in strada, vegliati solo dalla Protezione Civile

I primi profughi provenienti dalla Libia sono arrivati in provincia di Varese: sono 48 persone provenienti dall’Africa Centrale, portati a Gallarate. Sulla loro sistemazione si è aperto uno scontro tra Comune e Regione e nella notte tra martedì e mercoledì i giovani stranieri sono rimasti accampati in strada, sui furgoni della Protezione Civile che li hanno portati in città.

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Profughi a Gallarate 4 di 9

La prima notizia dell’arrivo della colonna di profughi è arrivata alle 19: «I volontari mi hanno avvertito che li stavano portando qui a Gallarate, alla sede della Protezione Civile» spiega l’assessore alla protezione civile Paolo Cazzola. Quando i furgoni bianchi sono arrivati da Bresso all’area ai margini della superstrada per Malpensa, alle 22, il vicesindaco Massimo Bossi (PdL) ferma tutto. «Non abbiamo disposizioni in merito, ci sono capitati qui, io non li lascio entrare finchè non ho indicazioni precise dalla Prefettura o dal governo». Il sindaco dice di non avere spazi e dotazioni adeguate: all’interno ci sono 37 lettini addossati gli uni agli altri (e i profughi sono 48), nessuno sa chi darà da mangiare ai ragazzi, il giorno dopo. «Non possiamo gestirli – continua Bossi (che ha poteri e responsabilità di sindaco, dopo la decadenza di Nicola Mucci) -, ci hanno dato due ore di tempo per organizzarci: chi ha preso questa decisione deve assumersene la responsabilità. Sarebbe meglio che si dimettesse». Intanto i cancelli rimangono chiusi, presidiati dalla Polizia Locale.

Già, chi ha preso la decisione? Quando la mezzanotte è passata da un pezzo, nessuno era ancora in grado di dare una risposta. La prefettura nulla sa del trasferimento, disposto da Regione Lombardia. Si parla con i dirigenti della Regione, anche con l’assessore alla Protezione Civile Romano La Russa. Prima si aspetta una comunicazione ufficiale, una firma che si prenda la responsabilità, poi si attende un trasferimento dei profughi altrove. Arriva anche una pattuglia di leghisti, con il segretario provinciale Stefano Candiani e la candidata sindaco Giovanna Bianchi. «Queste – dice Candiani – sono le conseguenze dirette della guerra in Libia, chi ha deciso i bombardamenti se ne prende la responsabilità». Di certo, l’affaire profughi è un bell’assist alla Lega, il tema è di quelli che si prestano bene alla campagna elettorale. E qui la sfida è apertissima e la questione dei profughi è stata richiamata più volte, da Zaia e da Umberto Bossi.

Compaiono per poco anche i dirigenti della Polizia, unici rappresentati di uno Stato che altrimenti qui non c’è proprio. Ma alla fine la decisione è tutta in carico al vicesindaco Massimo Bossi, perché la struttura è del Comune: «Non posso prendermi questa responsabilità: chi ha deciso non può scaricare sempre tutto sui sindaci». L’assessore Cazzola, adiratissimo, rincara la dose: «Queste persone non parlano la nostra lingua, sono spaesate: giuridicamente sono come minori».
Conclusione: alle 2 di notte tutti se ne vanno. Leghisti, vicesindaco, polizia. Rimangono i volontari («siamo in piedi dalle 5 del mattino»), due vigili a guardia del cancello e i 48 ragazzi provenienti da Mali, Nigeria, Costa d’Avorio. Non dormono da due giorni, sono distrutti dalla fatica e si ritrovano fermi nella notte, accampati sui furgoni e all’aperto. Nessuno ha intenzione di scappare: sono richiedenti asilo e vogliono veder riconosciuto il loro diritto a vivere, a fuggire dalla guerra e dalle persecuzioni. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 maggio 2011
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