Radaelli: «Partiamo dai comitati di quartiere»

Avvicinatosi alla politica con un progetto sulla mobilità è diventato il candidato sindaco di Insieme per Castellanza. Prima di tutto la partecipazione dei cittadini

Renato Radaelli è il candidato sindaco di Insieme per Castellanza, la lista rinata dopo la breve esperienza di Uniti per Castellanza. Radaelli è di Castellanza, è sposato e svolge l’attività di educatore-formatore ma senza lasciare da parte la sua passione attoriale. Non ha mai fatto politica prima e ora s ritrova ad essere il candidato sindaco di una lista. Si è avvicinato a Insieme per Castellanza grazie ad alcuni amici ai quali aveva presentato uno studio sulla viabilità cittadina e la sua idea di dotare la città di un sistema di trasporto pubblico ad energia solare è piaciuta agli esponenti della lista.

In cosa consiste questo progetto?

Prima di tutto voglio specificare che si tratta di uno studio ad ampio respiro che ho condotto perchè mi piace approfondire le cose. Non è nel programma elettorale ma vorrei comunque avviare una riflessione sull’opportunità di uno studio di fattibilità nel caso venissi eletto. Nasce dalla mia passione per la bicicletta e dal fatto che almeno tre volte la settimana rischio la vita sulle strade di Castellanza. L’idea è quella di diminuire il traffico automobilistico con un sistema di minibus a energia solare. Esistono e funzionano bene anche in altre città e possono garantire un collegamento da un capo all’altro della città in 20-25 minuti. Le percorrenze dovrebbero essere diurne e notturne, concentrate su alcune fasce orarie. L’Unione Europea finanzia questo tipo di progetti e, comunque, se non si buttassero via soldi come si è fatto con i 3 milioni di euro dell’ex-convento dei Camilliani, i soldi per queste cose ci sarebbero eccome.

Qual’è la vostra idea di città?

Vogliamo una città che sia cosciente del fatto che può essere artefice del proprio destino. Per questo proponiamo l’istituzione di comitati di quartiere sin da subito perchè i cittadini possano esprimere, inizialmente, i propri bisogni e le proprie idee. Noi, invece, porteremo i progetti pensati dall’amministrazione e i più votati dai cittadini andranno in consiglio comunale. Lo chiamano empower e significa dare potere a qualcuno. Noi vogliamo darlo ai cittadini perchè siano sempre più partecipi e consapevoli del fatto che ogni decisione messa in atto non è calata dall’alto ma è frutto di una decisione collettiva che poi diventa responsabilità collettiva.

Vi ispirate a qualche modello in particolare?

Ad esempio alla città di Rovereto dove questo progetto funziona e i cittadini partecipano. E’ molto importante la partecipazione di tante persone perchè poi, quando si mettono in atto i progetti, nessuno possa dire: è colpa dell’amministrazione.

Questo significa che il programma lo attuate in base alle esigenze della cittadinanza?

Non solo. E’ chiaro che c’è tutta una parte che deve andare avanti in maniera spedita. Le manutenzioni, i rapporti con la Liuc, i servizi vanno mantenuti e implementati. Non tutto può essere deciso dai cittadini. Il programma c’è e prevede progetti importanti per Castellanza come quello di creare un polo culturale vicino al centro. Ad esempio vorremmo realizzare unteatro-auditorium tra la Liuc e l’ex-Esselunga e una pinacoteca cittadina che riunisca il grande patrimonio artistico che Castellanza nascone nelle cantine del comune e al museo Pagani. In alcuni uffici ci sono tele che può ammirare solo l’impiegato che se lo ritrova davanti per 30 anni e magari non lo apprezza neanche. Noi volgiamo riportare ai cittadini la cultura della loro città. Altro punto del nostro programma è capire cosa c’è dentro le due società partecipate del Comune: Castellanza Servizi e Castellanza Patrimonio. L’unico a saperlo, per ora, è l’assessore uscente Luca Galli.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 maggio 2011
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