Rossi, il sette volte sindaco innamorato della politica

Il senatore 84enne si ricandida per provare a riportare a galla lo spirito nobile della politica che viene dritta dai Padri della Patria e di trasmetterlo a giovani: «La mia generazione può ancora insegnare qualcosa»

Ha 84 anni ma da quando si è ributtato in politica sembra non sentirli. Gian Pietro Rossi, oggi espressione delle liste Indipendenti di centro, Impronta Giovane e Fli-Api, sindaco lo è già stato altre volte ma questa volta lo fa solo ed esclusivamente per i giovani che è riuscito a portarsi dietro. Si propone, infatti, come un traghettatore che possa portare fuori dalla secca la città di Busto Arsizio dopo 15 anni di governo Lega-Pdl. Figlio di un falegname che per questioni ideologiche non riusciva a trovare lavoro ha visto la fame quella vera, poi ha incontrato maestri di vita importanti a scuola e nella chiesa, ha visto compagni di classe battersi fino alla morte per ideologie opposte, divisi com’erano tra repubblichini e partigiani e, a guerra finita, ha visto anche la libertà.

Gian Pietro Rossi quando è iniziata la sua carriera politica?

Sono entrato nel consiglio comunale di Busto Arsizio nel 1960 e nel ’61 fui uno dei sindaci più giovani d’Italia. Sono stato primo cittadino di Busto Arsizio per 7 volte. Nel mezzo ho trovato anche il tempo e il modo di fare il senatore e di diventare presidente vicario di un gruppo composto da 135 senatori. Ho conosciuto grandi uomini della politica italiana come Fanfani, Moro, Donat Cattin, Scelba. Fu un’esperienza straordinaria e rifiutai anche di fare il ministro due volte. Poi vennero gli anni di tangentopoli e il mio processo che mi vide assolto 13 anni dopo.

Perchè oggi torna in politica?

Oggi sono di nuovo in pista perchè vedere quello che succede mi fa male. Gli ultimi parlamentari eletti risalgono a dieci anni fa. Soffro per la mia città. In questi giorni ho letto che 120 bambini in difficoltà dell’Aias hanno bsogno di cure e lanciano un grido d’aiuto disperato. Lo faccio per quei 120 bambini inascoltati.

Quanto conta anche il fatto che i giovani di oggi sono sempre più distanti dalla politica?

Non è un problema di interesse per la politica ma per questa politica. Non hanno conosciuto la parte nobile e infatti con me si candida un gruppo di giovani (Impronta Giovane) che sono ben più entusiasti di me. Sono pronti a prendersi delle responsabilità e per questo sono pronto a mandarli avanti perchè le cose migliori si fanno a 30 anni.

Come si riflette questo sul programma elettorale? Dove pensate di essere più innovativi?

Serve alla città, in questo momento, un programma di sviluppo. Non possiamo perdere la vocazione produttiva ma dobbiamo saper guardare oltre. Gli ingredienti per fare il passo avanti ci sono e non bisogna chiudersi in difesa dell’esistente. Abbiamo menti brillanti in Italia e Busto non fa eccezione. Il mio compito sarà quello di guidare questo processo coniugando solidarietà e sviluppo. Alla fine per andare verso il futuro dobbiamo anche prendere esempio dal passato. Le tre direttive saranno: coraggio, fantasia ed esperienza.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 maggio 2011
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