Saltrio, la capitale dell’altro mondo

Viaggio nel "meno italiano" tra i paesi al voto per le amministrative 2011. E non solo perchè confina con tanti paesi svizzeri (Mendrisio e Meride) quanto italiani (Clivio e Viggiù)

Ad entrare nella cittadina di Saltrio, circa tremila anime al confine con la Svizzera, la sensazione del "confine" si respira più che in altri posti. E non solo perchè confina con tanti comuni svizzeri (Mendrisio e Meride) quanti italiani (Clivio e Viggiù). Ma anche perchè tutto il paese sembra sospeso tra due nazioni, in qualche modo da entrambe separate.

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Il parroco di Saltrio, don Giorgio PontiE non è solo una sensazione personale: il primo a confermarlo è infatti don Giorgio Ponti, parroco di Saltrio (oltre che di Clivio e Viggiù) che prima stava nella cintura milanese, a Pioltello: «Io sono arrivato qui nei primi anni ’80, quando c’era Craxi. Ma qui non sapevano nemmeno chi era. Della campagna elettorale italiana non seguono molto perchè non la vivono come loro. L’unica cosa che tutti sanno è la polemica tra Bignasca e Bossi sui frontalieri, perchè li riguarda».  
In effetti, qui la campagna elettorale scarseggia, almeno visivamente. I candidati sono due: entrambi sono alla seconda sfida. Giuseppe Franzi, il sindaco attuale, nel corso della sua carriera politica è stato sindaco quattro volte. Giuseppe Leto Barone, lo sfidante, è consigliere comunale da molti anni ed è alla sua seconda "tenzone" con Franzi. Insomma il paese deve scegliere tra due volti ben noti e lo sfidante fatica a fare campagna elettorale contro il sindaco uscente, che apparentemente si limita a fare il sindaco, senza mettersi in gioco con aperitivi elettorali o che altro.

Forse gli argomenti per una campagna elettorale sono pochi: se non è così, lo vedremo con le interviste ai candidati. Certo che a Saltrio non ci sono nemmeno le questioni che infiammano gli altri luoghi della provincia: per esempio è un paese scarno di immigrati «Qui non ci sono stranieri, tantomeno irregolari  – precisa il parroco –  Semplicemente perchè la Svizzera non li assume e perchè, proprio per la vicinanza con la Svizzera, che paga bene i salari, qui le case costano tanto. Del resto qui difficilmente il problema per il cittadino è il sostentamento: basta che si guardi intorno e veda di che villette è fatto il paese, per comprendere com’è la situazione economica». In effetti le case sono belle, spesso monofamigliari. A farne crescere il prezzo è un piccolo – ma preziosissimo – valico, quello di Arzo, che serve fondamentalmente ai frontalieri del paese e ai camion di ghiaia che vanno in Svizzera, in partenzadall’unica cava ("ma non è esattamente una cava" precisano alcuni competentissimi saltriesi) rimasta, della decina che era aperta in quella che era la vera patria dei "picasass".

«Qui di artisti ce n’era più che a Viggiù, e le cave erano molte prima della guerra. Il paese allora viveva di quello» Ci spiegano tre avventori del bar «Ora la ghiaia di Clivio costruisce le strade svizzere. Ci disfan la montagna e poi la portano di là. E’ per questo che ad Arzo i finanzieri ancora ci sono: controllano che non ne portino via troppa».

Vera e Gabriele Chiari, i farmacisti di SaltrioPerò «In fondo è un paese vivace, i giovani non mancano e nemmeno il lavoro: qui i tre quarti sono frontalieri – spiega la giovane proprietaria (classe 1974) della farmacia, Vera Chiari, che lavora alacremente con il padre Gabriele – è piccolo, ci si conosce tutti ma non ci si annoia. Io mi sento al centro del mondo».  Una risposta coraggiosa, vista la lontananza di Saltrio daquelli che di solito si chiamano i principali "servizi": ospedali, stazioni, centri commerciali importanti, città.
 
Alla domanda specifica su cosa manca a Saltrio, Vera però qualcosa segnala: «Il cinema!» esclama. Ma poi si preoccupa con entusiasmo di ricordare l’allegoria della Passione che si è svolta poco prima di Pasqua: una rappresentazione molto strutturata della passione di Cristo «Che ha il figurante di Cristo migliore d’italia, anche se è d’Arcisate – spiega Vera – Dimagrisce apposta prima della rappresentazione per incarnare la sofferenza».

Il barista cinese di saltrioD’altra parte un po’ di movimento ci dev’essere, se un paese di tremila anime ha la bellezza di sette bar: o così almeno abbiamo provato a contarli, con l’aiuto della farmacista. E il più centrale di tutti, l’Impero, è gestito da una delle poche famiglie straniere di Saltrio: sono cinesi, e sembrano integrati come se avessero sempre vissuto qui. «Veniamo da Milano, siamo in Italia da sette anni – spiega il figlio del proprietario, intento a servire i caffé, in perfetto italiano – da tre abbiamo il bar qui a Saltrio. Ci troviamo bene, c’è gente come si deve».

Tullio Schimizzi, il tabaccaio di saltrioGente "come si deve" , che però con l’Italia ha un legame davvero sottile: «La gente lavora in Svizzera tutto il giorno, va via la mattina presto e arriva tardi – spiega Tullio Schimizzi, dell’edicola tabaccheria Sanna – E’ un po’ un paese dormitorio, avanti e indietro dal valico. Tant’è vero che l’anno scorso il sindaco aveva chiesto l’annessione alla Svizzera e le trasmissioni svizzere sono venute qui a chiedere se noi eravamo d’accordo. E io gli ho risposto "altroché, se sono d’accordo". Vede questa edicola? La tengono su gli svizzeri: vengono qui e comprano tre o quattro quotidiani, magari di tendenze differenti, solo per vedere le notizie scritte con opinioni diverse. Gli italiani invece non leggono quasi più».

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Pubblicato il 03 maggio 2011
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