Sergio Chiamparino “assessore” a Malnate

L'ex sindaco di Torino è arrivato in provincia di Varese per sostenere i candidati del centrosinistra. «Ci siamo fatti scippare la cultura dell’autonomia all’inizio degli anni ’90 e l’abbiamo lasciata a chi ne fa un uso egoistico e strumentale»

E’ arrivato a Malnate senza scorta e senza la corte dei miracoli che contraddistingue i politici dei tempi moderni. Sergio Chiamparino è vestito come un uomo qualunque, ma ragiona come uno statista, cioè con il buon senso sorretto dall’intelligenza. Non parla alla pancia delle persone, ma ai loro cervelli: è questa la ragione principale del suo successo politico.
In piazza delle Tessitrici ad aspettarlo c’è il popolo arancione di Samuele Astuti, candidato alla carica di sindaco di Malnate per il centrosinistra. «Qui non volevamo i big della politica» dice con un pizzico di ironia Astuti. E infatti Chiamparino non lo è, per il momento. E’ un disoccupato che, in attesa di capire cosa sarà del suo futuro, è diventato nonno.
Appiccica il suo post-it sulla bacheca elettorale con la parola chiave «giovani» e il suo cuore granata si riempie di orgoglio quando l’occhio gli cade su un ruffianissimo messaggio che ricorda il recente «Torino-Padova 3 a 0».
L’ex sindaco di Torino raccoglie l’assist del candidato Astuti che nel presentarlo parla dell’importanza dell’ascolto in politica. «Dopo un po’ che ricevevo le persone in comune – dice Chiamparino – ho iniziato a girare per i quartieri in tram. Incontravo i cittadini e mi lasciavo coinvolgere, questa è la differenza che c’è tra l’ascoltare e il semplice sentire». Ascoltare, però, non basta. «Quando c’è una visione politica – continua l’esponente del Pd – occorre assumersi la responsabilità di decidere, altrimenti l’ascolto ti si ritorce contro».
Cita Gabriel Garcia Marquez: «Noi vorremmo un paese, una città, una nazione in cui vale la pena crescere i nostri figli». I figli sono lì, schierati in prima fila. Sono le truppe elettorali di Astuti, quasi tutti under trenta con stampata in faccia quella sfrontatezza politica che contraddistingue la passione giovanile. Tocca a loro fare le domande a Chiamparino: il valore dell’Unità d’Italia; l’incidenza di un’amministrazione nei problemi del mondo del lavoro; il rapporto con alcuni politici, come il leghista e suo conterraneo Mario Borghezio, dove l’ascolto rischia di non servire.
Per l’ex sindaco di Torino, che in gioventù è stato un artigliere di montagna, «l’unità nazionale non è un vincolo, bensì una risorsa». Sul tema del lavoro, si sa, un comune puo’ fare ben poco, perché non ha competenze dirette. «Ho vissuto la crisi di Mirafiori nel 2003 – racconta Chiamparino – c’erano gli alberi che crescevano sui capannoni. A Torino abbiamo fatto accordi con Regione e Provincia per offrire strumenti di urbanizzazione alle aziende. E poi c’è stata la leva diretta dei lavori pubblici che ha portato 6 miliardi di euro di lavoro». Sui leghisti più oltranzisti, invece, replica lasciandosi scappare una battuta: «Io parlavo dell’ascolto di cittadini normali, compresi quelli che votano Lega. Quando si è eletti si diventa sindaco di tutti, anche di coloro che non ti hanno votato. I politici come Borghezio vanno messi in condizione di non nuocere, in modo democratico e civile».
La domanda politicamente più interessante arriva, però, sul finale. Nicoletta Montanini, della lista AttivaMente Donne, entra nel cuore del problema politico che attanaglia da almeno vent’anni il nord ricco e produttivo: perché il centrosinistra ha lasciato alla Lega un tema così importante come il decentramento e il federalismo, visto che la Fondazione Agnelli molto prima di Umberto Bossi parlava di un federalismo di valori possibile per l’Italia? «E’ vero – risponde Chiamparino -, ci siamo fatti scippare la cultura dell’autonomia all’inizio degli anni ’90 e l’abbiamo lasciata a chi ne fa un uso egoistico e strumentale. A me il federalismo non spaventa, ma va fatto bene, altrimenti si rivela un peso ulteriore per cittadini e imprese. Per realizzarlo si devono rimettere in discussione i privilegi delle regioni a statuto speciale e si deve allentare la pressione fiscale dello stato centrale. Ciò che è stucchevole è che si tirano fuori queste cose quando si sta perdendo la campagna elettorale a Milano. Il trasferimento di alcuni ministeri al nord chiesto dalla Lega, comunque vada il ballottaggio, non ci sarà. Questo è un tema sul quale, a bocce elettorali ferme, un Governo puo’ e deve ragionare».
Astuti non si lascia sfuggire l’occasione della vita e annuncia il primo uomo della sua squadra di governo: «Visto che sei disoccupato, abbiamo deciso tutti insieme di offrirti un assessorato a Malnate». Chiamparino sorride e alza al cielo il braccio del giovane candidato.
Forse per lui il destino ha in serbo qualcosa di più importante. Vendola permettendo.

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 maggio 2011
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