“Siamo parte di un puzzle”

Michele Graglia traccia un bilancio dei suoi quattro anni di presidenza dell'Unione degli industriali. Racconta le sfide per superare la crisi e la bellezza e la forza del sistema impresa

graglia“La simpatia è l’apertura all’ascolto”. Michele Graglia ne aveva parlato nel maggio del 2007, quando, come neo presidente, era salito per la prima volta sul palco dell’assemblea della Confindustria varesina.

Ha mantenuto l’impegno e, con uno stile inconfondibile, ha vissuto questo periodo, davvero impegnativo per il mondo dell’economia e del lavoro.
«Questi quattro anni hanno spezzato ogni routine. A prescindere dalla crisi, siamo usciti da un periodo storico dove c’era una certa rilassatezza e resistenza al cambiamento. Durante la mia presidenza sono stato costretto a pensare giorno dopo giorno alle possibili soluzioni, perché non siamo stati di fronte a un caso isolato, ma a una serie di eventi durissimi che hanno messo alla prova la nostra capacità di reazione. Dobbiamo abbandonare gli schemi che abbiamo utilizzato per lungo tempo e questo è anche uno stimolo positivo per la società. Per questo insistiamo tanto sul bisogno delle riforme».
A questo proposito, l’immagine scelta per la loro assemblea dall’Unione degli industriali di Varese non è casuale. Una mano che cerca di combinare due pezzi di un puzzle che non sono proprio come i Lego. «Per questo spesso ti fa imbufalire cercare di comporre la figura. Devi cercare con pazienza, e poi provare a incastrare i pezzi. Noi ci stiamo volentieri in quel puzzle e siamo una parte, l’altra è il territorio, e sono convinto che ognuno può e deve fare la propria parte».
gragliaA partire dalla politica. Quattro anni fa Michele Graglia non si era affatto sottratto alla domanda su quale fosse il suo peso. Ci torna, vista l’occasione del rinnovo delle amministrazioni locali, con qualche amarezza.
«Il sindaco, come figura centrale della comunità, ha perso un po’ il valore che aveva in passato e che esprimeva l’eccellenza della città. Oggi mi sembra che la politica locale sia uno strumento sempre più condizionato da altri equilibri. Basta guardare il sistema delle alleanze elastiche. Quello che vale in una città non vale a pochi chilometri di distanza. Ho la sensazione che non sempre si agisca per il bene delle persone. Si sta degenerando nello scontro personale dove non contano più le idee, ma solo chi le professa».
Il mondo delle imprese, come tanti cittadini, vive con difficoltà questo clima, ma non demorde.
«Molti hanno ancora l’idea dell’imprenditore che opera solo con il fine del profitto. Per me questi anni sono stati eccezionali e mi hanno dato moltissimo anche dal punto di vista umano perché ho potuto confrontarmi con i diversi problemi non da dietro la scrivania della mia azienda, ma guardando e pensando alle oltre 1400 imprese che vivono e producono ricchezza. Sono rari i casi di uomini che conducono la propria attività pensando solo al profitto. Ci sono invece tantissimi che sono spinti dalla passione e che costruiscono relazioni e progetti pensando di costruire un mondo migliore. Questa cultura d’impresa dalle nostre parti è molto radicata e forte. Il rischio, forse, è per le generazioni future».
Anche su questo però Graglia non cede alle tentazioni dei luoghi comuni.
«Io non ho mai pensato che i giovani di una volta fossero migliori. Poi non c’è un metro di misura di una tale affermazione, e quindi lasciamo stare confronti inutili. Siamo noi adulti che dobbiamo educare i nostri figli e ragazzi trasmettendogli valori e significati per un percorso etico della vita. Se i giovani non avessero più la spinta a fare meglio, la responsabilità è di chi gli ha fatto credere che tutto si può fare senza fatica».
gragliaUn tema che riguarda il futuro e in cui la cultura e la formazione sono fondamentali.
«Noi possiamo stare a sognare l’arrivo del grande statista, ma anche su questi argomenti molto dipende dalla nostra azione quotidiana. Ognuno di noi deve impegnarsi a fondo per aiutare se stesso e gli altri. La cultura non si distribuisce come il latte, richiede impegno e costanza e va fatta crescere poco alla volta».
Il testimone, con l’assemblea del 30 maggio, passa a Gianni Brugnoli.
«Nella nostra provincia partiamo dalla ricchezza di un tessuto di imprese radicate e unite come ce ne sono in pochi altri territori del nostro paese. Il nostro limite è quello di essere un po’ chiusi, ma in qualche caso questo diventa un punto di forza. Porto con me la gioia della giornata passata con Giorgio Napolitano che tanto ha saputo cogliere delle nostre caratteristiche. Il nostro nuovo presidente Gianni Brugnoli lo sa. La nostra è una realtà unita dove non si gioca a fare la prima donna, a a rappresentare un sistema».
Quando si parla del suo futuro Michele Graglia, sempre con un sorriso dolce, ma tagliente, afferma che non ha mai lavorato pensando a cosa fare dopo la presidenza.
«Non dipende solo da noi scegliere, ma comunque farò quel che vorrò».
Intanto pensa al suo violino, vera passione che aveva raccontato nella sua prima intervista e che aveva anche rispolverato in occasione di una cena con i giovani industriali.
Che emozione prova pensando alla sua ultima relazione?
«Non sono abituato a far trapelare le mie emozioni. A parte l’esser un ingegnere, la passione per il violino mi ha insegnato il rigore necessario per stare in pubblico. In ogni caso quattro anni fa c’erano tanti timori, oggi una grande gioia per quello che ho potuto vivere. Una grande e importante esperienza umana, oltre che professionale».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 maggio 2011
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