Stefano Baldini: “Correndo ho consumato 400 paia di scarpe”

Il campione olimpionico di maratona ad Atene 2004 si è allenato sulla piana di Vegonno con i dipendenti di Elmec informatica e ha poi tenuto un incontro in azienda. «Il mio segreto è ripartire da zero dopo ogni grande risultato»

Quando era piccolo hanno tentato di farlo giocare a calcio. E lui ci ha provato con impegno. Correva e correva sulla fascia destra senza vedere mai la palla. Però gli piaceva così tanto correre, che alla fine della sua carriera agonistica, iniziata nel 1995 e terminata nel 2010, aveva consumato 400 paia di scarpe, percorso più di 8.000 chilometri all’anno, conquistato 5 record italiani e una medaglia d’oro nella maratona alle Olimpiadi di Atene 2004.
Per Stefano Baldini, quarantunenne cresciuto nella provincia di Reggio Emilia, correre è tanto naturale, quanto volare per un airone. Una condizione necessaria all’esistenza a cui non puo’ rinunciare nemmeno quando è in giro per l’Italia per parlare di corsa, maratona e di come si fa a diventare atleti. Una volta arrivato alla Elmec Informatica di Brunello per incontrare i tanti maratoneti-dipendenti presenti in azienda, Baldini ha pensato bene di fare una sgambata in compagnia nella suggestiva piana di Vegonno.
Una volta ritornato nei panni del “testimonial”, il «Dio di Maratona» ha letteralmente rapito con la sua abilità dialettica gli oltre duecento appassionati di corsa presenti all’incontro organizzato da Elmec. «L’atletica è uno sport individuale- ha detto Baldini – ma risultati come quelli di Atene non si raggiungono da soli». Nelle foto che proietta sullo schermo, Baldini appare sempre con il team: l’allenatore che ti insegna l’indipendenza nel gestire le forze, lo psicologo e il medico determinanti per affrontare i momenti critici della corsa. «In allenamento – continua  l’olimpionico – c’erano ragazzi che facevano tempi incredibili che però non riuscivano a ripetere in gara. Io ho avuto solo un segreto: ripartire da zero dopo ogni grande risultato».
Il maratoneta deve avere un buon rapporto con i suoi piedi, sentire il ritmo, saper dosare lo sforzo lungo il percorso, tutti aspetti che contruibuiscono alla vittoria. «Ad Atene – racconta l’atleta – gli altri hanno sofferto il mio cambio di ritmo al trentesimo chilometro». Lui invece volava letteralmente verso l’arrivo, leggero, come se fosse tenuto sospeso nell’aria da una forza soprannaturale.
Fare atletica leggera in Italia non è semplicissimo, o meglio, la si puo’ praticare ma a certe condizioni che a lungo andare possono penalizzare. «L’agonismo va fatto dai 15 ai 30 anni – spiega Baldini – .In Italia ci sono 350 atleti che vestono casacche militari, cioè il 20 % degli atleti di livello nazionale. Noi non guadagnano molti soldi perciò questa situazione è comprensibile perché  ti garantisce uno stipendio a fine mese che ti permette di vivere facendo sport agonistico. Inoltre, l’atletica ha due problemi: una specializzazione tardiva che per un atleta si traduce in risultati intorno ai 24 anni e la percezione che sia uno sport vecchio».
L’atletica italiana è un po’ la cenerentola dello discipline sportive, ma puo’ contare su alcune isole felici, tutte in provincia. «Le grandi città non producono talenti perché lì è più difficile fare sport».
Il calcio la fa da padrone sui giornali e nei sogni dei giovani. C’è stato però un giorno in cui gli dei della pedata nazionale non hanno avuto spazio sulla bibbia del giornalismo sportivo. Lunedì 30 agosto 2004 la prima pagina della «rosa» (la "Gazzetta dello Sport") aveva un solo protagonista: il «Dio di Maratona».

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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 maggio 2011
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