Il consulente del lavoro è una professione che guarda al futuro

Un convegno all'AtaHotel dedicato al tema dell'"Etica del lavoro-legalità e professioni". Molti gli esperti intervenuti: docenti universitari, dirigenti pubblici, medici, psicologi e tanti consulenti

Se c’è una professione che tocca una miriade di ambiti dell’esistenza umana, è proprio quella del consulente del lavoro. Dopo quattro ore di convegno all’AtaHotel, è questa la convinzione più forte per chi ha ascoltato gli interventi dei tanti esperti presenti. Organizzato dall’Ordine provinciale dei consulenti del lavoro e dedicato al tema dell’”Etica del lavoro-legalità e professioni”,  il convegno era diviso in quattro sezioni (lavoro, territorio, rischi e valori), coordinate dalla giornalista ,caporedattore della “Prealpina” , Rosi Brandi.
Senza scadere in una visione di «onnipotenza» del consulente che «deve fare il suo», come ha sottolineato il presidente dell’ordine della provincia di Varese, Vera Lucia Stigliano, è importante mettere in rete le proprie competenze e conoscenze con quelle di altri professionisti (medici, psicologi, avvocati, docenti , dirigenti di enti pubblici e forze dell’ordine) per dare risposte adeguate a problemi che pur partendo dal mondo del lavoro, finiscono spesso per allargarei loro confini . E nella sala dell’AtaHotel questa concezione si è materializzata. Di fronte a una folta platea, si sono alternati una serie di attori del territorio che interagiscono quotidianamente con i consulenti del lavoro.
Oggi il mondo del lavoro, sia sul fronte padronale che dipendente, è sottoposto a una serie di pressioni (pensiamo solo alla crisi economica o alla globalizzazione e all’esasperata competizione tra lavoratori e imprese di tutto il mondo) che ne minano le prospettive future. E gli effetti sono lì da vedere tutti. A partire dall’aumento della cassa integrazione, della mobilità, delle patologie legate al gioco d’azzardo e all’assunzione di droghe e alcol. Per arrivare ai sempre più numerosi casi di aggressione delle attività lecite da parte dei capitali criminali.
«Il mercato del gioco d’azzardo in Italia fattura 61 miliardi di euro. La provincia di Varese è al diciassettesimo posto, il 4 per cento del pil locale» sottolinea la dottoressa Daniela Capitanucci, esperta in «nuove dipendenze».
 «Negli ultimi anni – aggiunge un consulente presente in platea – sono aumentate le cessioni del quinto dello stipendio, con lavoratori che sono già alla terza, quarta cessione. Persone indebitate fino al collo».
«Il lavoro non è un’isola» ha confermato Vincenzo Marino, direttore del dipartimento dipendenze dell’asl di Varese, e pertanto subisce gli effetti negativi di questo tempo globalizzato. Le leggi ci sono e le istituzioni, in questo caso l’Asl, hanno messo in campo progetti (“Ippocrate”) che cercano di dare delle risposte, anche ai consulenti del lavoro che si trovano ad affrontare situazioni di questo genere.
La scuola, in questo quadro, ha un ruolo fondamentale. Se è vero che l’etica non si insegna, secondo il provveditore Claudio Merletti, è importante fare, dare l’esempio, attivarsi in proprio. «Come fanno i nostri docenti – ha chiosato Merletti – che sono tra i migliori – La nostra scuola è decisamente in buone condizioni e l’immagine di bamboccioni semideficienti che non sanno cosa fare data agli studenti non è vera».
L’università è assimilabile a un lavoro «perché si lavora su se stessi» ha aggiunto Gianfranco Rebora della Liuc di Castellanza. «L’ex rettore appassionato», però, ammonisce: «Quando la volpe parla di etica stai attento alle tue galline. Perché tra le parole e i fatti c’è sempre un divario e con i ragazzi lo si paga immediatamente». La coerenza tra parole e fatti è, dunque, una condizione che deve essere presente in tutte le fasi della vita di una persona.
«Quella del consulente del lavoro è una professione fortunata ed emergente». Laura Castelvetri, docente di diritto del lavoro all’università dell’Insubria di Como, non si affida a una chiusura di circostanza. Le ragioni della sua affermazione stanno nell’esperienza vissuta in università. «Tra i miei collaboratori ci sono avvocati e consulenti. Questi ultimi affrontano uno studio che comporta una preparazione raffinata e di livello elevato perché questa è una professione che guarda al futuro».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 settembre 2011
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