Al Rotary forza e debolezza delle piccole e medie imprese

Incontro con il professor Fernando Alberti della Liuc per parlare di competitività delle pmi. Lo scenario che ne è venuto fuori non è rassicurante e l'arte di arrangarsi non basta più, servono risposte urgenti dalla politica

Piccole e medie imprese alle prese con la competitività. E’ stato questo il tema della serata organizzata dal Rotary club "Castellanza" presieduto da Giacomo Buonanno e che comprende le aree di Busto Arsizio, Gallarate e Legnano. La cena organizzata al ristorante Shumann di Legnano è stata l’occasione per discutere dello scenario economico nel quale si trovano oggi ad operare le pmi grazie alla relazione presentata dal professor Fernando Alberti, docente di strategie imprenditoriali alla Liuc di Castellanza e affiliato all’Harvard Business School

«Abbiamo studiato a fondo lo scenario delle piccole e medie imprese italiane in un’ottica di competitività e abbiamo notato, dai grafici della Harvard Business School che l’Italia è in una posizione di debolezza – ha detto il professor Alberti – ma nonostante questo abbiamo notato che ci sono imprese competitive nonostante le condizioni in cui operano non facilitano la crescita». Secondo il modello studiato da Alberti tutte queste piccole e medie imprese con segno più fanno tutte le stesse cose: «Ad esempio innovano i prodotti in maniera incrementale, selezionano i clienti riducendone il numero ma trasformando quelli più fidati in partner con i quali fare anche ricerca, altissimo livello di internazionalizzazione, delocalizzazione inversa (ovvero portare la produzione in Italia, ndr), controllo totale della filiera produttiva». Secondo Alberti tutte queste caratteristiche sono comuni nei casi di successo studiati.

A fronte di questo modello positivo ci sono tutta una serie di criticità che, invece, comprimono la crescita di molte (la maggior parte) piccole e medie imprese: «Gli indici sono la maturità del settore in cui operano, le dimensioni troppo piccole, l’ipercompetizione (maggiore qualità a prezzi più bassi), le poche risorse per la ricerca e la dimensione familiare». Tutti questi elementi sono riscontrati nei due terzi delle pmi italiane in difficoltà. Infine il professor Alberti ha anche sottolineato il quadro politico-economico di grande incertezza nel quale si trovano ad operare le aziende italiane: «Direi che l’arte tutta italiana dell’arrangiarsi non basta più - conclude – nella classifica del World economic Forum siamo al 43esimo posto in competitività e ci supera anche il Botswana. Serve una burocrazia più snella che permetta di aprire e condurre un’impresa con maggiore facilità. Negli Usa in 15 secondi puoi aprirne una on-line». In Italia si aspetta ancora il provvedimento promesso dal presidente del Consiglio che disse di voler arrivare ad offrire la possibilità di aprirne una in 24 ore.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 ottobre 2011
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