Al via “Rete rosa”, per aiutare le donne vittime di abusi

Progetto del comune che prevede una serie di incontri con forze dell’ordine, ospedale e associazioni per meglio avvicinarsi alle donne che hanno subito violenze e maltrattamenti

Parte il progetto “Rete rosa”. L’iniziativa è partita dal Comune «per contribuire a dare risposta e tutela alle donne vittime di abusi e proseguire nella promozione di un cambiamento culturale». Si tratta di una serie di incontri di formazione rivolti alle forze dell’ordine e a tutti gli operatori dei servizi che si occupano di dare sostegno e risposte alle vittime di violenza. Incontri che saranno gestiti dal Cadom di Monza (Centro Aiuto Donne Maltrattate) che ha affrontato un analogo percorso nel territorio della provincia Monza/Brianza. Incontri che hanno l’obiettivo di migliorare il primo contatto con la donna che ha subito maltrattamenti.
 
Hanno dato la loro adesione alla “rete” l’Assessorato Servizi alla Persona, che ha elaborato il progetto in collaborazione con l’Assessorato Pari Opportunità, l’Azienda Ospedaliera di Busto Arsizio che partecipa con i servizi di Pediatria, Neuropsichiatria infantile, Ostetricia e Ginecologia, Psichiatria, URP, Servizio Sociale di Presidio, l’ASL con il Consultorio pubblico e il Sert, la Compagnia dei Carabinieri di Saronno, la Polizia Locale, il Centro Risorse Donna, la Casa di Pronta Accoglienza, la Croce Rossa, il Villaggio SOS, il Centro Italiano Femminile, il Centro Consulenza per la Famiglia e molte altre associazioni di volontariato sociale operanti nel nostro territorio.
La realizzazione di questo progetto è stata resa possibile dal sostegno finanziario della Fondazione Comunitaria del Varesotto, di Industriale Chimica srl e del Lions Club Saronno Host. Il progetto è coordinato dalla dr.ssa Daniela Nasi dell’Assessorato Pari Opportunità
 
«In Europa – spiegano dal Comune – la violenza rappresenta la prima causa di morte delle donne nella fascia di età fra i 16 e i 50 anni. In Italia ogni 3 morti violente una riguarda donne uccise da un marito, un convivente o un fidanzato. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. L’incontro con la donna che subisce violenza è difficile da pensare e da sostenere, risulta da subito coinvolgente attivando idee, ricordi ed emozioni come nella donna così anche nell’operatore, relativi alla propria esperienza professionale e personale».
«Non è realmente possibile, anche se desiderabile, aiutare la donna senza fare i conti con questo sconvolgimento, perché aiutarla significa incontrarla, relazionarsi a lei e alla sua situazione, restituendole la fiducia che esistono persone che sanno capire e soccorrere e offrendole così la possibilità di iniziare il suo processo di cambiamento, in ciascun servizio con le modalità e gli strumenti che gli competono – concludono dal Comune -. Essendo sempre faticoso e costoso questo coinvolgimento, anche se inconsapevolmente, chiunque si occupa di violenza spesso mette in atto comportamenti e costruisce pensieri difensivi di sé e delle propria posizione, che sono i più visibili (minimizzazione del problema, giudizio sulla persona, invii affrettati..), ma i meno efficaci nell’aiuto. Dunque, solo l’acquisizione di conoscenze specifiche sulla violenza domestica può portare gli operatori a divenire maggiormente capaci di sostenere l’incertezza, che è inevitabile di fronte alla complessità del problema, e di pensare efficacemente all’interno di una relazione di aiuto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2011
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