“Anche senza Fondazione, la cultura sarà di qualità”

Il segretario del Pd risponde con toni duri al PdL: "Non hanno neppure capito quali sono stati i passaggi che hanno portato a sciogliere l'ente". Sul futuro: "Non concentriamoci sullo strumento, ma sulla qualità della proposta"

La ricostruzione della vicenda Fondazione fatta dal PdL? «Dimostra che non hanno capito neppure cosa è successo». Il segretario del Partito Democratico Giovanni Pignataro risponde con durezza alle dichiarazioni fatte dai vertici del centrodestra: «Constato che gli amministratori del PDL non sanno come sono andate cosa allora, non lo sanno neppure oggi. Le dichiarazioni che hanno fatto dimostrano che non hanno capito quali siano stati i passaggi: portano solidarietà a Lainati ma è stato lo stesso Lainati a sciogliere, legittimamente e secondo quanto previsto dallo Statuto. Ha fatto l’unica scelta che si poteva fare». Anche l’amministrazione comunale – si ripete in queste ore dalla sponda del centrosinistra – non poteva fare altrimenti: «L’alternativa – continua Pignataro (a sinistra nella foto con il sindaco Guenzani) per tenere aperta la Fondazione era impegnare tanti soldi che si sarebbero dovuto chiudere gli uffici. Deve essere chiaro: i debiti li avrebbero pagati i cittadini in termini di minori servizi». E il segretario del Pd, rifacendosi alla definizione di "amministrazione della distruzione", rimarca ancora le responsabilità di chi governava prima, dicendo che «chi ha distrutto sono stati loro, noi dobbiamo costruire sulle macerie», e ricorda che la vigilanza mancò in quegli anni soprattutto da parte di chi era al governo: «Lozito, che era presidente del consiglio comunale, non sapeva neanche della commissione segreta sui conti guidata da Massimo Bossi, di cui naturalmente siamo venuti a conoscenza solo quando la situazione stava precipitando».

Il problema è che, anche se restano da chiarire le responsabilità sul passato, bisogna pensare anche al futuro. C’è davvero un’alternativa alla Fondazione per far andare avanti la cultura a livello cittadino? «Quello che conta non è lo strumento – dice Pignataro – , quindi nel caso la Fondazione, ma il valore della proposta culturale. Lo strumento delle Fondazioni a mio parere va rivisto, anche in generale: l’agilità rischia sempre più di trasformarsi in elemento controproducente, per lo scarso controllo, come dimostrano anche casi ben più grandi dal punto di vista economico». Nel breve periodo Pignataro vede come positiva «la scelta di attivare il cartellone con ricorso ad una società esterna» perché il privato, in questo caso, «si accolla il rischio d’impresa nella gestione della stagione: esattamente l’opposto del ritorno alla gestione diretta che viene rimproverata dal PdL». E sul lungo periodo, invece «si deve pensare ad un’offerta culturale che sia sostenibile ed equilibrata e si valuti il rischio dell’esternalizzazione». E i dipendenti della Fondazione? «La salvaguardia dei lavoratori è una priorità assoluta per noi, anche se nell’attuale fase, all’inizio della liquidazione, non è possibile indicare oggi la soluzione. Ma Pignataro è convinto che la soluzione si troverà, al di là delle secche dove ora la nave del Comune sta faticosamente navigando: «Questa amministrazione è l’amministrazione del buon senso e della qualità, riusciremo a garantire qualità senza sperperare tutti i soldi che sono stati usati fino ad oggi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 ottobre 2011
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